Lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Lavenia, presidente dell’Associazione Di.Te. (Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo), spiega nella rubrica TikTok Like a Pro(f) di Skuola.net che la soglia di rischio non dipende esclusivamente dalle ore trascorse online. Il parametro decisivo è rappresentato da ciò che si sacrifica nella vita reale: relazioni trascurate, hobby abbandonati e passioni messe da parte per lo scrolling compulsivo.
Questo spostamento di focus dal «quanto» al «cosa» permette di riconoscere con maggiore precisione l’impatto sulla quotidianità e di valutare il proprio rapporto con i social media.
Le segnalazioni esterne: quando gli altri si lamentano
Le osservazioni di amici e familiari rappresentano spesso un indicatore più affidabile della propria percezione. Quando le persone vicine iniziano a segnalare un’assenza mentale costante o un uso eccessivo del telefono, il campanello d’allarme merita attenzione immediata.
Come sottolinea Giuseppe Lavenia, chi ci circonda riesce frequentemente a individuare cambiamenti comportamentali che sfuggono all’autovalutazione. Le lamentele ricorrenti sulla distrazione durante le conversazioni o sul tempo trascorso davanti allo schermo non vanno minimizzate: costituiscono segnali concreti di uno squilibrio in atto, meritevoli di riflessione critica e intervento tempestivo.
La perdita di controllo: comportamenti compulsivi e inconsapevolezza
La compulsione presenta due caratteristiche fondamentali che la rendono particolarmente insidiosa. La prima dimensione riguarda la perdita di controllo: le notifiche vengono controllate ossessivamente, qualsiasi attività viene interrotta per rispondere ai messaggi, lo scrolling diventa automatico e ripetitivo.
Giuseppe Lavenia sottolinea come questo comportamento interferisca concretamente con la routine quotidiana, compromettendo studio, relazioni e impegni personali. La seconda dimensione, ancora più preoccupante, riguarda la mancanza di consapevolezza del cambiamento comportamentale.
Chi sviluppa una dipendenza digitale spesso non riconosce quanto il proprio rapporto con lo smartphone sia mutato nel tempo, continuando a sottovalutare l’impatto funzionale sulla propria vita.
L’incapacità di smettere: dall’intenzione al comportamento
Il segnale più evidente di una dipendenza in corso è rappresentato dalla difficoltà a interrompere l’uso dei social nonostante l’intenzione dichiarata di farlo. Giuseppe Lavenia sottolinea come il divario tra proposito e azione concreta costituisca il marker più chiaro della dinamica compulsiva.
Molti utenti si ripromettono di controllare i social solo una volta al giorno o di limitare drasticamente il tempo al telefono, ma si ritrovano sistematicamente a ripetere comportamenti automatici: controllare, scorrere, verificare. Questa discrepanza tra volontà e abitudini reali rivela una perdita di autonomia decisionale che caratterizza le dipendenze comportamentali e richiede attenzione clinica immediata.
La richiesta di aiuto: quando rivolgersi a uno specialista
Quando emerge la consapevolezza di non riuscire a interrompere il circolo vizioso dell’uso compulsivo dei social, rivolgersi a uno psicologo specializzato in dipendenze digitali rappresenta un passo concreto verso il recupero del controllo. Giuseppe Lavenia sottolinea che riconoscere il problema non costituisce un segno di debolezza, ma il primo atto di forza nella direzione del cambiamento.
Il supporto professionale facilita la ricostruzione di confini funzionali tra vita online e offline, restituendo spazio alle relazioni e alle attività trascurate. L’intervento tempestivo consente di evitare l’aggravamento dei sintomi e di ripristinare un equilibrio compromesso dalla compulsione digitale.
La tecnologia come strumento: uso consapevole e confini
I social media non sono per definizione nemici da eliminare, ma strumenti da governare con consapevolezza e intenzionalità. Riconoscere le soglie di rischio illustrate da Lavenia rappresenta il primo atto di cura verso se stessi e le persone significative della propria vita.
Stabilire confini funzionali—come orari dedicati, aree libere da dispositivi e momenti protetti per le relazioni—consente di recuperare autonomia decisionale e benessere. Un uso responsabile della tecnologia si fonda sulla capacità di scegliere quando, come e perché connettersi, trasformando lo scrolling passivo in interazione mirata e preservando spazio per ciò che conta davvero.