Secondo quanto riportato nella denuncia presentata dai genitori, l’episodio si sarebbe verificato durante l’attività didattica in una scuola della provincia di Brindisi. L’alunno, quattordicenne frequentante la terza media, ha riferito che il docente lo avrebbe rimproverato, per poi spingerlo contro il muro.
Sempre stando alla versione del ragazzo, l’insegnante avrebbe quindi pronunciato gravi minacce: «Io ti uccido. Io ti uccido».
La ricostruzione dei fatti è stata resa pubblica il 29 gennaio 2026 dagli organi di informazione, che hanno riportato la notizia citando fonti di agenzia. I genitori dell’alunno, assistiti dal proprio legale, hanno formalizzato la denuncia alla polizia.
È importante sottolineare che si tratta di accuse ancora da verificare: i fatti sono attualmente oggetto di accertamenti da parte delle autorità competenti e della dirigenza scolastica, che ha avviato un’indagine interna.
Le azioni di famiglia e dirigenza scolastica
I genitori dell’alunno, supportati dal proprio legale, hanno formalizzato una denuncia alla polizia per ricostruire quanto accaduto e tutelare il figlio. Parallelamente, il dirigente scolastico è stato informato dell’episodio e ha dato avvio a un’indagine interna, finalizzata ad acquisire testimonianze e verificare la dinamica dei fatti contestati.
La famiglia ha precisato che la denuncia non persegue finalità economiche: qualora il procedimento si concludesse con un risarcimento, la somma verrebbe interamente devoluta a una Onlus impegnata nel supporto a studenti e ragazzi orfani.
Questa scelta riflette la volontà di porre l’attenzione sulla gravità delle condotte denunciate, anziché su eventuali vantaggi patrimoniali.
Il quadro penale e disciplinare ipotizzato
Nella denuncia presentata alla polizia, il legale ha formulato tre ipotesi di reato: minaccia, violenza privata e abuso dei mezzi di correzione e disciplina. Si tratta di fattispecie che la magistratura dovrà valutare alla luce delle prove raccolte e delle eventuali testimonianze.
Qualora gli accertamenti confermassero i fatti contestati, il docente potrebbe essere chiamato a rispondere in sede penale e civile. Sul piano penale, la minaccia e la violenza privata configurano reati contro la libertà personale, mentre l’abuso dei mezzi di correzione riguarda specificamente l’uso improprio dell’autorità educativa.
In sede civile, la famiglia potrebbe chiedere il risarcimento del danno subito dall’alunno.
Parallelamente, l’insegnante rischierebbe sanzioni disciplinari da parte dell’amministrazione scolastica. Per episodi di gravità accertata, l’Ufficio scolastico competente può disporre una visita medico-collegiale finalizzata a verificare la compatibilità del docente con l’attività di insegnamento. La procedura mira ad accertare l’idoneità psicofisica del professionista rispetto alle responsabilità educative.
Tutte le conseguenze indicate restano subordinate all’esito degli accertamenti formali, sia amministrativi sia giudiziari, attualmente in corso.
I numeri sugli episodi di violenza a scuola
I dati sulle aggressioni dei docenti verso gli alunni non sono aggiornati di recente. Le ultime rilevazioni disponibili registravano circa 3.600 denunce all’anno, concentrate in prevalenza su fatti che coinvolgevano bambini di età non superiore ai sei anni.
La mancanza di statistiche recenti rende difficile valutare l’evoluzione del fenomeno in ambito di scuole secondarie di primo grado.
Per quanto riguarda invece le violenze subite dal personale scolastico, i numeri risultano più dettagliati: tra gennaio 2023 e febbraio 2024 si sono registrate 133 denunce ospedaliere per episodi violenti avvenuti nelle scuole, con una media di un’aggressione ogni due giorni. Questi dati evidenziano una situazione di tensione che attraversa le istituzioni educative, coinvolgendo sia docenti sia studenti in dinamiche che richiedono attenta vigilanza e interventi strutturali.