L’edizione 2026 dei Golden Globe si è aperta con un clima politico particolarmente teso. La cerimonia, condotta per il secondo anno consecutivo da Nikki Glaser al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, ha visto la politica entrare in sala fin dai primi minuti. Il trionfo di Una battaglia dopo l’altra, la satira politica di Paul Thomas Anderson che si apre con uno scontro tra rivoluzionari e agenti dell’immigrazione, ha dato il tono a una serata segnata da riferimenti espliciti alla situazione americana sotto la presidenza di Donald Trump.
Glaser ha disseminato il monologo di allusioni all’immigrazione, alla sicurezza e all’ossessione per il controllo, mentre in sala diversi ospiti hanno indossato spille con scritte come «Ice Out» e «Be Good» per ricordare Renée Macklin Good, uccisa da un agente dell’ICE. Mark Ruffalo e Wanda Sykes sono stati tra i più visibili in questo gesto di protesta. Sul fronte televisivo, Adolescence è diventata la miniserie più premiata della serata con quattro riconoscimenti.
La produzione Netflix, girata in un unico piano sequenza, ha catalizzato il dibattito pubblico per il suo racconto di un adolescente che diventa misogino e violento all’insaputa dei genitori.
Il cinema tra satira e drammi
I premi del cinema che fotografano l’anno
La satira politica di Paul Thomas Anderson ha conquistato quattro Golden Globe con Una battaglia dopo l’altra: miglior film commedia, regia, sceneggiatura e attrice non protagonista per Teyana Taylor. Il film si apre con uno scontro diretto tra rivoluzionari e agenti dell’immigrazione, scegliendo da subito un registro d’impegno civile che ha risuonato con il momento storico.
Sul versante drammatico, Hamnet – Nel nome del figlio di Chloé Zhao vince come miglior film per il suo racconto intimo del lutto di Shakespeare dopo la morte del figlio, con Jessie Buckley premiata come miglior attrice.
Timothée Chalamet batte Leonardo DiCaprio e vince il suo primo Golden Globe come miglior attore in una commedia per Marty Supreme, dove interpreta un campione di ping pong egocentrico. Wagner Moura conquista il premio come miglior attore drammatico con L’agente segreto, che vince anche come miglior film in lingua non inglese. Rose Byrne trionfa come miglior attrice commedia in If I Had Legs I’d Kick You, nei panni di una madre che affronta un disturbo alimentare pediatrico.
Stellan Skarsgård è miglior attore non protagonista per Sentimental Value, mentre KPop Demon Hunters domina nell’animazione e conquista la categoria canzone con Golden. I peccatori porta a casa colonna sonora e premio al botteghino.
La tv tra fenomeni e conferme
Adolescence si conferma il fenomeno della stagione televisiva, conquistando quattro Golden Globe: miglior miniserie, miglior attore per Stephen Graham, miglior attore non protagonista per Owen Cooper e miglior attrice non protagonista per Erin Doherty. La produzione Netflix, girata in un unico piano sequenza, ha catalizzato il dibattito pubblico nel 2025 per il racconto di un adolescente che diventa, all’insaputa dei genitori, misogino e violento.
Il suo successo testimonia l’interesse verso narrazioni che sfidano il pubblico con temi scomodi e urgenti.
Nel campo delle serie drammatiche trionfa The Pitt, premiata come miglior serie con Noah Wyle che vince come miglior attore. La serie offre un ritratto claustrofobico di un ospedale al collasso, restituendo la tensione di un sistema sanitario sotto pressione. Rhea Seehorn conquista il premio come miglior attrice drammatica per Pluribus, mentre Michelle Williams vince nella categoria miniserie con Dying for Sex.
La commedia premia The Studio, satira irriverente di Hollywood, come miglior serie con Seth Rogen miglior attore. Jean Smart aggiunge un altro riconoscimento alla sua collezione grazie a Hacks, confermandosi protagonista indiscussa del genere comedy.
Le voci e i momenti della notte
Il momento più intenso della serata arriva quando Teyana Taylor, premiata come miglior attrice non protagonista per Una battaglia dopo l’altra, dedica il riconoscimento alle donne nere e alle ragazze che la guardano: «La nostra dolcezza non è una debolezza, la nostra profondità non è eccessiva e la nostra luce non ha bisogno di permessi per brillare. Apparteniamo a ogni stanza in cui entriamo».
La conduttrice Nikki Glaser, tornata per il secondo anno, inserisce allusioni alla politica di Donald Trump con battute su immigrazione e sicurezza, mantenendo un tono ironico ma pungente. L’impegno civile entra in sala anche attraverso i gesti: Mark Ruffalo, Wanda Sykes e altri ospiti indossano spille con scritte «Ice Out» e «Be Good» per ricordare Renée Macklin Good, uccisa da un agente dell’ICE.
Tra le novità, il primo Golden Globe assegnato a un podcast va a Good Hang with Amy Poehler, segnalando l’evoluzione dei formati premiati. Ricky Gervais trionfa nella categoria stand-up con Mortality. I premi speciali vanno a Helen Mirren (Cecil B. DeMille) e Sarah Jessica Parker (Carol Burnett), riconoscimenti alla carriera che celebrano due icone dell’industria.
Le ricadute per studenti e giovani spettatori
I Golden Globe 2026 offrono a studenti e giovani spettatori una mappa preziosa per orientarsi nel panorama audiovisivo contemporaneo. Battaglia dopo l’altra e Adolescence affrontano temi di politica, identità e conflitti generazionali, fornendo spunti per riflettere su immigrazione, misoginia e attivismo. La disponibilità su piattaforme streaming come Netflix rende questi contenuti facilmente accessibili, trasformandoli in occasioni di approfondimento culturale.
La satira di Anderson e il piano sequenza di Adolescence rappresentano inoltre esempi di linguaggi innovativi, utili per comprendere come cinema e tv raccontano il presente.