Una seconda madre ha contattato la redazione dopo la pubblicazione del primo articolo sull’uso dell’intelligenza artificiale durante le verifiche scolastiche. La testimonianza, che conferma e arricchisce il quadro già emerso, introduce nuovi elementi sulla diffusione del fenomeno. La lettera descrive modalità operative precise e ricorrenti, segnalando che la pratica non riguarderebbe episodi isolati ma situazioni strutturate che coinvolgerebbero intere classi.
La segnalazione si inserisce in un contesto già evidenziato da precedenti denunce e rafforza la necessità di affrontare il tema con attenzione.
Le strategie di elusione dei controlli: il doppio smartphone e il flusso di risposta mediato dall’IA
La pratica descritta nella segnalazione si basa su un espediente semplice ma efficace: “I cellulari sono due: uno viene consegnato, spesso vecchio e senza sim; quello funzionante resta nascosto”, spiega la madre. Il dispositivo consegnato serve solo a soddisfare formalmente le richieste dei docenti, mentre il secondo smartphone, attivo e connesso, viene utilizzato per accedere all’intelligenza artificiale.
Il procedimento è diretto: “Si fotografa la verifica, si estrae il testo e lo si affida all’IA di turno; il gioco è fatto”, racconta la testimone. La fotografia del compito viene elaborata da strumenti di riconoscimento testo, il contenuto viene inoltrato a sistemi di intelligenza artificiale che forniscono la soluzione, permettendo agli studenti di trascrivere le risposte senza studiare.
Ciò che rende il fenomeno particolarmente significativo è la sua diffusione: secondo la segnalazione, non si tratterebbe di episodi isolati ma di una pratica adottata da “intere classi”, confermando quanto già emerso dalla prima testimonianza pubblicata.
L’impatto sugli studenti: competizione alterata e pressione all’adeguamento
La testimonianza evidenzia come l’uso dell’intelligenza artificiale crei uno squilibrio significativo tra chi ricorre a questi strumenti e chi sceglie di non farlo. “Chi non copia non riesce a tenere il passo e si ritrova con voti bassi”, afferma la madre, descrivendo una dinamica in cui gli studenti corretti risultano penalizzati rispetto ai compagni che utilizzano l’IA.
La percezione è quella di una competizione falsata: “Si gioca ad armi non pari e la partita è quasi sempre persa da chi prova ad essere onesto”. Secondo la segnalazione, questa situazione non si limita a danneggiare il rendimento immediato, ma rischia di minare anche la motivazione degli studenti che inizialmente tentano di mantenere un comportamento corretto.
“Anche i pochi volenterosi rischiano di adeguarsi”, osserva la madre, segnalando come la pressione del gruppo e dei risultati possa spingere anche chi parte con intenzioni oneste ad adottare le stesse pratiche pur di non restare indietro.
Le discipline coinvolte: versioni di latino, prove scientifiche e certificazioni linguistiche
La segnalazione documenta un fenomeno che supera i confini di una singola materia. “Lo scorso anno tutte le versioni di latino sono state fatte dalla gran parte della classe in questo modo”, afferma la madre nella sua lettera alla redazione.
L’uso dell’intelligenza artificiale durante le verifiche si estenderebbe anche alle materie scientifiche e linguistiche, fino a toccare le prove per gli esami di certificazione del livello di inglese. Una diffusione che, secondo la testimonianza, attraversa ambiti disciplinari molto diversi tra loro.
“Se copiano in latino, copiano anche nelle altre materie”, sintetizza la madre, suggerendo che la pratica non rappresenterebbe un episodio isolato ma un pattern consolidato che coinvolge l’intero percorso di valutazione scolastica.
Il nodo educativo e il ruolo degli adulti: centralità del voto e gestione del fenomeno
Alla base del fenomeno, secondo la testimonianza, si colloca un messaggio implicito che rischia di radicarsi negli studenti: “Quel che conta sono i 9 e i 10, non importa come sono ottenuti”. Una dinamica che sposta l’attenzione dal processo di apprendimento al risultato numerico, con conseguenze sulla percezione stessa del valore educativo.
La madre esprime inoltre un dubbio sul ruolo degli adulti: “Non riesco a pensare che i docenti non si accorgano”, lasciando intendere che in alcuni contesti potrebbe prevalere la scelta di evitare il conflitto. Emergono frasi minimizzanti come “tutti abbiamo copiato a scuola” o “sono cose che si fanno”, che normalizzano la pratica equiparandola a condotte passate.
La differenza, sottolinea la lettera, è sostanziale: “ai nostri tempi si copiava dai compagni e non dalle IA”, evidenziando il salto tecnologico e il diverso peso educativo del fenomeno attuale.