Freelance: cosa vuol dire e origini del termine

Per freelance si intende quel soggetto che opera come libero professionista per diverse società o organizzazioni senza avere nessun rapporto di dipendenza con esse. Nello specifico il sostantivo è un termine della lingua inglese, ormai adottato a pieno titolo nel vocabolario italiano, che indica letteralmente il ‘mercenario‘ ovvero quel soldato professionista che non serviva un comandante specifico ma si metteva agli ordini di chiunque lo pagasse. Ad oggi il termine freelance ha assunto un significato figurato e inerente al mondo del lavoro. Tale figura può essere associata a quella del libero professionista ma esistono delle restrizioni a riguardo: in generale il libero professionista è colui che lavora in proprio e ha dei suoi clienti diretti, mentre il freelance presta il proprio servizio a diverse organizzazioni che gli forniscono i clienti.

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Freelance: settori di impiego in Italia

In Italia il freelance ha l’obbligo di aprire una partita IVA per potersi inserire nel mondo del lavoro. I settori di impiego in cui è maggiormente richiesta una figura del genere sono molto diversificati:

  • istruzione: i docenti non dipendenti che svolgono l’attività per un numero ristretto di alunni;
  • sanità: gran parte del personale di ospedali, cliniche, ambulatori, centri di riabilitazione e degenza;
  • giornalismo: i collaboratori esterni di testate o agenzie di stampa come i fotografi o i copywriter;
  • economia: consulenti, promotori finanziari e agenti assicurativi che prestano servizi alle aziende;
  • informatica: molti professionisti che operano soprattutto nell’ambito del Terziario Avanzato.

Freelance: l’apertura della partita IVA

Per lavorare da freelance in Italia è necessaria l’apertura della partita IVA. La procedura è semplice e completamente gratuita: attraverso un’apposita dichiarazione redatta su modello AA9/7 bisogna comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio della propria attività entro 30 giorni dal primo giorno di lavoro. È bene ricordare, inoltre, che con l’apertura della partita IVA bisognerà scegliere il proprio codice ATECO, ovvero il codice inerente alla specifica attività svolta presente all’interno della classificazione generale delle attività economiche adottata dall’ISTAT.

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