La commissione guidata dalla professoressa Loredana Perla ha completato il lavoro di revisione dei programmi per i licei. Lo ha confermato la coordinatrice stessa il 23 marzo all’agenzia Ansa, precisando che il materiale è stato consegnato al ministero dell’Istruzione e del Merito, cui spetta ora dare comunicazione ufficiale.
Il ministro Giuseppe Valditara, a margine della Fiera Didacta Italia 2026, ha dichiarato che le commissioni hanno trasmesso i lavori agli uffici e che l’iter sta procedendo. La revisione dei programmi di studio rientra tra le priorità dell’indirizzo politico del ministero per il 2026, dopo la conclusione delle indicazioni del primo ciclo. La proposta di riforma dovrebbe entrare in vigore da settembre 2027.
La revisione delle discipline: geografia autonoma e storia riequilibrata
Il ripristino della geografia come materia autonoma al posto della geostoria rappresenta una delle novità centrali della riforma. La nuova configurazione separa nettamente i due ambiti disciplinari, restituendo alla geografia uno spazio curriculare proprio dopo anni di integrazione forzata con la storia.
Nonostante il cambiamento, il monte orario complessivo rimane invariato: non si aggiungono ore settimanali, ma si redistribuiscono quelle esistenti. Questa scelta organizzativa comporta un adeguamento immediato dei manuali scolastici, che da un unico volume di geostoria dovranno diventare due testi distinti.
Per quanto riguarda la storia, l’impostazione programmatica sarà maggiormente centrata sull’eredità dell’Occidente, con un focus più marcato sulle radici giudaico-cristiane e greco-romane. L’Eurasia e l’Estremo Oriente troveranno invece collocazione nei programmi di lingue straniere, dove vengono introdotti sillabi specifici per russo e cinese, finora assenti.
L’impatto pratico per docenti e studenti riguarda soprattutto la programmazione didattica e la scelta dei materiali: la separazione disciplinare richiederà percorsi distinti e valutazioni autonome, modificando l’organizzazione delle lezioni e la preparazione degli esami.
Lo studio del greco: la drammatizzazione come strumento didattico
Una delle novità più significative riguarda l’insegnamento del greco antico, che integrerà la drammatizzazione come metodologia didattica. L’obiettivo è rendere più accessibile e vivace la comprensione dei testi classici, affiancare alla tradizionale analisi grammaticale e filologica un approccio pratico che coinvolga gli studenti nella messa in scena dei dialoghi e delle situazioni narrative.
La drammatizzazione non sostituisce le tecniche consolidate di traduzione e commento testuale, ma si propone come strumento complementare per facilitare l’immersione nel contesto culturale e linguistico dell’antichità. Secondo quanto emerso, questa innovazione mira a valorizzare la dimensione comunicativa e performativa del greco, permettendo agli studenti di sperimentare direttamente la forza espressiva dei testi teatrali e letterari attraverso la recitazione e l’interpretazione scenica.
La lingua italiana e l’intelligenza artificiale: principi trasversali
Le nuove indicazioni incorporano il principio del primato della lingua italiana richiamato dalla Corte costituzionale, attraverso un paragrafo specifico nelle ore di italiano. Obiettivo dichiarato è rafforzare le competenze linguistiche degli studenti in un contesto dove la padronanza dell’italiano rappresenta un prerequisito per l’accesso alle altre discipline.
Parallelo a questa centralità dell’italiano, le indicazioni prevedono l’integrazione trasversale dell’intelligenza artificiale nei curricula. L’IA non diventa materia autonoma ma strumento da utilizzare lungo tutto il percorso formativo, richiedendo ai docenti competenze specifiche per guidarne l’impiego didattico. La previsione evidenzia la necessità di formare i docenti all’uso dei chatbot e degli strumenti digitali evoluti, poiché in molti casi gli insegnanti ne sanno meno degli studenti stessi.
La filosofia e la letteratura: approccio interpretativo e nuovi testi
Per l’insegnamento della filosofia è stata costituita una commissione completamente rinnovata, che include tra gli esperti Massimo Mugnai, professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa. Dalle anticipazioni della coordinatrice Loredana Perla emerge un orientamento che punta ad accentuare “l’aspetto interpretativo senza svalorizzare quello storico”, configurando un equilibrio tra analisi testuale e contestualizzazione cronologica.
Nella letteratura, la commissione presieduta da Claudio Giunta — docente all’Università di Trento e saggista — introduce materiali fino a oggi non canonici nei programmi liceali. Tra le novità figurano le graphic novel e la lettura di copioni teatrali o cinematografici, forme espressive pensate per intercettare i linguaggi e gli interessi della Generazione Z e avvicinare gli studenti al testo letterario attraverso modalità narrative contemporanee.
Le aperture internazionali: clil e pcto all’estero
Le nuove indicazioni nazionali rendono curricolare la sperimentazione del CLIL (Content and Language Integrated Learning), ovvero l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera, finora attivato in forma facoltativa o limitata ad alcune classi. La curricolarizzazione significa che questa metodologia entrerà parte integrante e strutturale dei percorsi liceali, coinvolgendo più studenti in modo sistematico.
Accanto al CLIL, si introduce la possibilità di svolgere i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO) all’estero. Gli studenti potranno così maturare crediti formativi attraverso esperienze di mobilità internazionale, rafforzando competenze linguistiche, interculturali e professionali in contesti reali fuori dai confini nazionali.
Le reazioni del mondo della scuola: posizioni a confronto
Le indicazioni liceo hanno suscitato valutazioni contrastanti tra gli operatori del settore. Cristina Costarelli, presidente ANP Lazio, esprime apprezzamento: “L’impianto è positivo”, sottolineando le novità su intelligenza artificiale, geografia e mondo antico, definendo il lavoro necessario per avvicinare programmi e competenze alle esigenze degli studenti.
Di segno opposto la critica del docente Christian Raimo, secondo cui “la ratio di queste indicazioni racconta di una scuola che legge il mondo contemporaneo con gli occhi di chi non riconosce l’importanza delle rivoluzioni didattiche dal ’68”.