Mense scolastiche, il divario nord-sud: Valle d'Aosta al 71,9%, Sicilia al 14,4%

Mense scolastiche, il divario nord-sud: Valle d'Aosta al 71,9%, Sicilia al 14,4%

Solo il 36,5% degli edifici scolastici statali italiani dispone di una mensa. Ma il divario geografico è netto: nel nord-ovest raggiunge il 50,8%, in Sicilia crolla al 14,4%.
Mense scolastiche, il divario nord-sud: Valle d'Aosta al 71,9%, Sicilia al 14,4%

In Italia sono presenti 39.351 edifici scolastici statali. Di questi, 14.362 dispongono di uno spazio adibito a mensa, pari al 36,5% del totale. I dati emergono dall’analisi di Openpolis, elaborata a partire dalle informazioni del ministero dell’istruzione e del merito per l’anno scolastico 2024/2025.

La mensa rappresenta un’infrastruttura educativa che incide sull’organizzazione complessiva della scuola. Non si limita al momento del pasto, ma influenza la qualità dell’offerta formativa, la possibilità di svolgere attività nel pomeriggio e la gestione dei tempi delle famiglie.

La refezione consente pasti strutturati, con porzioni definite e un equilibrio tra nutrienti, creando uno spazio condiviso che va oltre la lezione in aula.

Il dato nazionale del 36,5%, preso da solo, dice poco. È nella distribuzione geografica che emergono le differenze più evidenti, con uno scarto netto tra le aree del centro-nord e quelle del mezzogiorno.

Il divario geografico tra aree

I dati elaborati da Openpolis su informazioni del ministero dell’istruzione e del merito per l’anno scolastico 2024/2025 mostrano differenze marcate tra le macro-aree del Paese. Nel nord-ovest la mensa è presente nel 50,8% degli edifici scolastici statali, un valore che scende al 41,6% nel centro e al 38,3% nel nord-est.

La situazione cambia nel sud, dove la percentuale si ferma al 24,1%, e nelle isole, con un dato ancora più basso pari al 22,3%. La Sicilia registra il 14,4%, il valore minimo a livello territoriale.

Lo scarto tra l’area con l’incidenza massima e quella con l’incidenza minima supera i 28 punti percentuali. Questo divario mette in evidenza una distribuzione disomogenea del servizio di refezione scolastica, con il centro-nord che si colloca stabilmente sopra la media nazionale del 36,5% e il mezzogiorno che resta sotto questa soglia, ad eccezione di alcune realtà isolate.

Le differenze regionali nel dettaglio

Dodici regioni superano la media nazionale del 36,5% di edifici dotati di mensa scolastica. Tra queste, solo la Sardegna appartiene al mezzogiorno, con una copertura del 37,3%. Tutte le altre regioni del sud, ad eccezione del Lazio, si collocano sotto la soglia italiana, evidenziando un divario strutturale che attraversa il Paese.

In testa alla classifica si posiziona la Valle d’Aosta, dove il 71,9% degli edifici dispone di uno spazio dedicato alla refezione. Seguono il Piemonte con il 62,6%, la Liguria con il 59,5% e la Toscana con il 59,1%. Questi territori hanno investito nella mensa come servizio educativo, favorendo modelli organizzativi che integrano il tempo pieno e le attività pomeridiane.

All’estremo opposto la situazione si presenta critica. La Sicilia registra il valore più basso in assoluto, con appena il 14,4% degli edifici dotati di mensa. La Campania si ferma al 18,1%, la Calabria al 22,5% e il Lazio al 25,3%. La distanza tra Valle d’Aosta e Sicilia supera i 57 punti percentuali, traducendosi in opportunità educative profondamente diseguali per studenti che vivono in aree geografiche diverse.

La funzione educativa e sociale della mensa

La mensa scolastica rappresenta una condizione necessaria per attivare il tempo pieno e garantire la continuità delle attività pomeridiane. Senza uno spazio dedicato al pasto, la giornata scolastica si interrompe, limitando l’offerta formativa e complicando l’organizzazione quotidiana delle famiglie.

Il pranzo a scuola non costituisce una semplice pausa. Consumare il pasto in un ambiente condiviso crea occasioni di relazione tra pari, al di fuori della scansione delle ore di lezione. Si tratta di un tempo diverso, ma parte integrante dell’esperienza scolastica.

La refezione consente inoltre pasti strutturati, con porzioni definite e un equilibrio tra nutrienti, funzionando come presidio concreto contro la povertà alimentare.

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