La notizia è preoccupante: non ci sono abbastanza presidenti di commissione per l’esame di Stato del 2022. Non solo. Un altro problema da non sottovalutare è il tempo che stringe. Mancano meno di 10 giorni all’esame della scuola secondaria e la situazione necessita di una soluzione urgente. Si rischia infatti di far slittare le date degli esami oltre la metà di luglio, comportando così una serie di disagi che andrebbe a colpire soprattutto gli studenti.

Come fa presente Il Fatto Quotidiano, è la Lombardia a lamentare la situazione più critica: fino a pochi giorni fa, mancavano all’appello 540 presidenti. Il che vuol dire che praticamente una commissione su quattro rimarrebbe sguarnita. Numeri preoccupanti, che fanno riflettere. Stando alle stime dell’ANP (Associazione Nazionale Presidi), a Milano, i professori che avrebbero presentato domanda sono circa il 30-40% in meno rispetto alle effettive richieste.

Queste le parole di Antonello Giannelli, presidente dell’ANP: “Non capisco perché il caos ci sia solo in una regione e non in tutte le altre. È evidente che non possiamo allungare gli esami più di tanto perché gli studenti avrebbero un notevole disagio oltre alle vacanze più corte”.

Conseguenze e complicazioni

All’esiguo numero di richieste, si aggiungono poi alcune restrizioni che rendono ancora più complicata la selezione. Non tutti gli insegnanti possono presentare la propria candidatura: per farlo, è infatti previsto che i docenti debbano essere di ruolo e aver maturato un’anzianità di almeno una decina di anni.

Per ora, data la carenza di candidature, molti presidenti si prenderanno carico di più commissioni. Ma comunque non si tratta di una soluzione soddisfacente. Se non si troveranno altri candidati entro il 20 giugno, come abbiamo detto, saranno gli studenti i primi a subire le conseguenze del ritardo. Basti pensare che, se gli esami di Stato dovessero slittare, gli studenti non solo dovranno aspettare per andare in vacanza, ma dovranno anche affrontare anche molti problemi – di natura soprattutto burocratica – per iscriversi ai test di ammissione delle università.

Una soluzione potrebbe essere, ad esempio, quella di aumentare i compensi per presiedere alle commissioni. Probabilmente non si eliminerebbe del tutto il problema, ma di sicuro si incentiverebbero i docenti a presentare la propria candidatura. Per il momento, i commissari interni percepiscono 399 euro; i presidenti 1.249 euro; il vice 399 euro più il 10% del compenso da commissario.

Antonello Giannelli riflette poi, con una nota di disappunto, sulla situazione in generale: “Mi vien da pensare che forse dopo anni con una maturità in stile Covid, ora che sono tornati i due scritti, i docenti possano aver perso l’entusiasmo per il tradizionale esame al punto da non rendersi più disponibili”.

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