Una scuola senza voti è il sogno di molti studenti influenzati – per forza di cose – da questi numeri che alle volte sono fonte di gioia, ma altrettante di delusione o frustrazione. Numeri che dovrebbero determinarne il rendimento scolastico ma che può accadere non lo facciano alla perfezione. A questo proposito è interessante l'”esperimento” avviato oramai sette anni fa presso il liceo scientifico Morgagni di Roma. Qui i voti espressi in numeri sono stati sostituiti da “valutazioni formative o orientanti”.

Scuola senza voti al liceo Morgagni di Roma

L’ideatore del progetto è il professor Enzo Arte, che a tal proposito ha dichiarato che tale progetto prevede che i voti vengano assegnati alla fine dell’anno. Durante l’anno scolastico, invece, vengono espressi dei giudizi che hanno lo scopo di orientare gli studenti sul loro percorso. Fanno parte di tale particolare metodo anche le autovalutazioni descrittive attraverso le quali i ragazzi diventano consapevoli di quanto hanno appreso o meno.

Il professore ritiene che tale metodo di giudizio assicuri ai ragazzi un clima disteso e sicuramente più sereno. Si tratta di un metodo di studio inclusivo che prevede, inoltre, una maggiore interazione tra studenti e tra studenti e professori. Tutti diventano protagonisti, anche gli alunni che hanno qualche difficoltà. Questo non significa che i più meritevoli non vengano stimolati: “vengono spronati a migliorare le proprie capacità facendo dei tutoraggi mirati a chi ha più difficoltà” ci tiene a precisare il professore. Il progetto è a base sperimentale. Non solo: sono gli stessi studenti a decidere se sottoporsi o meno a questa tipologia di giudizio.  Ma cosa ne pensano i ragazzi che lo hanno scelto?

Cosa ne pensano gli studenti

Qualcuno ha dichiarato di avere inizialmente trovato delle difficoltà. Ma non tanto per questioni personali, più che altro per ciò che riguarda i professori, non tutti d’accordo e non tutti pronti ad uniformarsi. A distanza di diversi anni, invece, molti ritengono di averne trovato giovamento, specie all’università. Il metodo seguito al liceo è diventato di supporto per i grandi carichi di studio universitari.

Nonostante gli aspetti positivi venuti fuori, ad oggi c’è ancora parecchia titubanza a riguardo. E’ lo stesso professore che lo sottolinea. Come ha dichiarato a CorriereUniv,

“Il sistema italiano prevede ancora un’estrema rigidità riguardo il modello di valutazione scolastica, che spesso gli insegnanti, soprattutto quelli giovani che alle scuole medie e superiori non hanno studiato per fare questo specifico lavoro, subiscono già nei primi anni senza possibili alternative”.

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