Social media, il Parlamento europeo propone limite a 16 anni: le nuove regole sulla verifica dell'età

Social media, il Parlamento europeo propone limite a 16 anni: le nuove regole sulla verifica dell'età

Il Parlamento europeo adotta una risoluzione che propone una soglia minima di sedici anni per l'iscrizione ai social media e chiede di vietare le pratiche che alimentano la dipendenza.
Social media, il Parlamento europeo propone limite a 16 anni: le nuove regole sulla verifica dell'età

Il dibattito sull’età minima per l’accesso ai social media si intensifica in tutta Europa. Dati recenti mostrano che il 97% dei giovani europei utilizza Internet quotidianamente, mentre il 78% degli adolescenti tra 13 e 17 anni controlla i propri dispositivi almeno una volta ogni ora.

Un dato particolarmente significativo riguarda la dipendenza: un minore su quattro presenta un uso problematico o disfunzionale dello smartphone, con dinamiche comportamentali simili a quelle della dipendenza.

L’Eurobarometro 2025 evidenzia la pressione pubblica per interventi concreti: oltre il 90% degli europei ritiene urgente proteggere i minori online. Le preoccupazioni principali riguardano:

  • L’impatto negativo dei social sulla salute mentale (93%)
  • Il contrasto al bullismo online (92%)
  • La necessità di strumenti efficaci per limitare contenuti inadatti all’età dei ragazzi (92%)

Questi numeri fotografano una richiesta chiara di regole più stringenti e tutele adeguate.

Le linee guida della Commissione nel Digital Services Act

La Commissione europea ha pubblicato gli orientamenti previsti dall’articolo 28, paragrafo 4 del Digital Services Act per tutelare i minori online. Il documento riconosce che le piattaforme offrono vantaggi significativi: accesso a risorse educative, opportunità di esprimere opinioni, connessione con persone con interessi simili e sviluppo di abilità sociali e autostima.

Tuttavia, la Commissione evidenzia come privacy, sicurezza e benessere dei minori risultino oggi inadeguati. L’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle piattaforme amplifica i rischi esistenti e ne genera di nuovi.

Per questo gli orientamenti propongono misure concrete:

  • Account con impostazioni più private per impostazione predefinita
  • Sistemi di verifica dell’età
  • Progettazione dei servizi digitali orientata alla sicurezza “by design”

La Commissione stabilisce che la protezione non può gravare esclusivamente sulle famiglie o sugli utenti. Deve essere integrata fin dalla progettazione dei servizi, fondata su standard elevati e verificabili e basata sui diritti dei minori sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

Il limite a 16 anni: la posizione del parlamento europeo

A fine novembre il parlamento europeo ha adottato una risoluzione non vincolante che propone una soglia minima di sedici anni per l’iscrizione ai social media e chiede di vietare le pratiche più dannose che alimentano la dipendenza. I deputati hanno accolto con favore l’app UE per la verifica dell’età e il portafoglio europeo di identità digitale (eID), sottolineando però che i sistemi devono garantire accuratezza e rispettare la privacy di ragazzi e ragazze, senza sollevare le piattaforme dalla responsabilità di offrire prodotti sicuri e appropriati.

Per incentivare una migliore conformità con il regolamento sui servizi digitali e con altre norme, la risoluzione propone che l’alta dirigenza possa essere chiamata a rispondere personalmente in caso di grave e persistente inosservanza delle disposizioni, soprattutto quelle legate alla protezione dei minori e alla verifica dell’età.

Il parlamento chiede inoltre alla Commissione di intervenire su più fronti:

  • Vietare le pratiche di dipendenza più dannose e disattivare per impostazione predefinita altre caratteristiche che creano dipendenza per i minori, tra cui scorrimento infinito, riproduzione automatica, aggiornamento tramite trascinamento verso il basso, cicli di ricompensa e pratiche dannose di gamification
  • Bloccare i siti web che non rispettano le norme dell’UE
  • Contrastare le tecnologie persuasive come annunci mirati, pubblicità degli influencer, progettazione che crea dipendenza e dark patterns, nell’ambito dell’imminente legge sull’equità digitale

Altre richieste riguardano:

  • Il divieto di sistemi di raccomandazione basati sul coinvolgimento per i minori
  • L’applicazione delle norme del DSA alle piattaforme di videogiochi online e il divieto di loot box e altri contenuti randomizzati
  • La tutela dallo sfruttamento commerciale, incluso il divieto di incentivi finanziari per i bambini influencer
  • L’urgenza di affrontare le sfide etiche e giuridiche dell’intelligenza artificiale generativa, come deepfake, chatbot da compagnia, agenti di IA e app per denudare basate sull’IA

La verifica dell’età: criteri, limiti e privacy

La Commissione europea distingue nettamente tra limiti di età per l’accesso e metodi di accertamento dell’età stessa. Questi ultimi comprendono autodichiarazione, stima e verifica vera e propria, ma nessuno rappresenta una soluzione universale: la verifica è uno strumento, non un fine.

I principi fondamentali richiamati sono proporzionalità e tutela della privacy. L’accertamento dell’età non può sostituire educazione digitale, progettazione responsabile dei servizi e governance efficace.

La discussione resta aperta su quali strumenti adottare, evitando l’obbligo di presentare documenti d’identità e salvaguardando i dati personali dei minori. Al momento non esistono scelte definitive condivise.

L’educazione civica digitale e il ruolo della scuola

Le linee guida europee rafforzano l’impegno della scuola nell’educazione alla cittadinanza digitale. L’obiettivo è educare alla consapevolezza dei rischi senza alimentare paura, promuovendo la partecipazione attiva e informata degli studenti.

Le competenze da sviluppare includono:

  • La tutela della privacy
  • La costruzione dell’identità digitale
  • Il benessere online
  • L’uso critico delle piattaforme

Particolare attenzione va dedicata all’intelligenza artificiale e ai contenuti sintetici, che pongono nuove sfide etiche e di discernimento. Gli studenti non sono semplici destinatari di regole e divieti, ma soggetti attivi chiamati a costruire consapevolezza e responsabilità personale nel proprio percorso digitale.

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