Periodo unico di valutazione, Emilia Romagna sfida il Governo: scrutini a giugno tra norme incerte

Periodo unico di valutazione, Emilia Romagna sfida il Governo: scrutini a giugno tra norme incerte

La Regione Emilia Romagna spinge per adottare il periodo unico di valutazione con scrutini collegiali a giugno, ma l'Ufficio scolastico regionale frena per dubbi normativi.
Periodo unico di valutazione, Emilia Romagna sfida il Governo: scrutini a giugno tra norme incerte

Il periodo unico di valutazione prevede che gli scrutini collegiali degli studenti avvengano esclusivamente al termine dell’anno scolastico, a giugno, eliminando le suddivisioni tradizionali in trimestri o quadrimestri. L’obiettivo dichiarato è ridurre gli adempimenti burocratici a carico dei docenti, consentendo loro di concentrarsi maggiormente sulla didattica e sulla preparazione delle lezioni.

L’iniziativa ha trovato sponda nella Regione Emilia Romagna, che intende portare la questione all’attenzione del Governo e del ministero dell’Istruzione per ottenere un chiarimento sulla legittimità di tale modello valutativo. L’assessora regionale alla Scuola, Isabella Conti, ha sottolineato la necessità di “sgravare i docenti della burocrazia perché si dedichino il più possibile alle studentesse e agli studenti”, evidenziando anche l’esigenza di affrontare “il tema dell’ansia dei giovani, che a scuola è sempre più grave”.

A sostegno di questa visione, la Regione ha stanziato due milioni di euro per aprire uno sportello d’ascolto psicologico in ogni scuola del territorio, confermando un approccio integrato tra innovazione organizzativa e supporto al benessere degli studenti.

Le posizioni istituzionali: la circolare dell’USR e il nodo della legittimità

Il 23 dicembre scorso, l’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna ha pubblicato una circolare che di fatto boccia il periodo unico, affermando che “eventuali mancate suddivisioni dell’anno scolastico in periodi non sarebbero conformi al quadro normativo vigente”. Il pronunciamento ha segnato una battuta d’arresto per gli istituti che avevano già pianificato l’adozione della valutazione annuale, introducendo incertezza nelle scelte organizzative.

La situazione appare complicata dalla presenza di pareri contraddittori espressi da diversi Uffici Scolastici Regionali a livello nazionale. Di fronte a questa frammentazione interpretativa, la Regione Emilia Romagna ha deciso di sollecitare un intervento chiarificatore, portando la questione della legittimità del periodo unico all’attenzione del Governo e del Ministero dell’Istruzione, nella speranza di ottenere un indirizzo univoco e vincolante per tutte le scuole del territorio.

Le scuole: scelte divergenti tra Faenza, Ravenna e Bologna

L’applicazione del periodo unico ha generato risposte differenziate negli istituti scolastici emiliano-romagnoli. Il liceo Torricelli-Ballardini di Faenza ha deciso di rinunciare a metà anno all’adozione del modello, riallineandosi alla scansione tradizionale.

Una scelta opposta è stata compiuta dal liceo Oriani di Ravenna, che ha confermato il piano valutativo unico definendolo “una valida scelta educativa centrale del nostro progetto formativo”, sottolineando la coerenza con la propria proposta didattica.

Al liceo Minghetti di Bologna, invece, il dirigente scolastico non ha autorizzato la votazione del collegio docenti su una delibera volta a introdurre il periodo unico. La decisione si è basata sul parere negativo dell’ANP, secondo cui il periodo unico non trova legittimazione nelle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, impedendo così al collegio di esprimersi formalmente sulla questione.

La cornice normativa: l’analisi del prof. Cristiano Corsini

Il professor Cristiano Corsini, docente di Pedagogia sperimentale all’Università di Roma Tre, ha fornito un’interpretazione chiara della normativa vigente. Secondo l’esperto, è assolutamente normale che l’amministrazione scolastica pretenda una restituzione finale basata sul voto al termine del percorso formativo. Tuttavia, Corsini sottolinea un aspetto cruciale: “in itinere il voto non è assolutamente obbligatorio”.

La valutazione, secondo il quadro normativo illustrato dal professore, deve rispondere a precisi requisiti: deve essere trasparente, descrittiva e finalizzata al miglioramento dell’apprendimento. Inoltre, deve sostenere processi autovalutativi degli studenti. Questa interpretazione offre una base argomentativa a favore del periodo unico, evidenziando come la normativa non imponga necessariamente valutazioni collegiali intermedie, purché sia garantita una valutazione formativa continua e trasparente durante l’anno scolastico.

Le ricadute su studenti e docenti: obiettivi dichiarati e questioni aperte

La Regione Emilia Romagna indica nella riduzione della burocrazia il principale vantaggio del periodo unico: consentire ai docenti di dedicarsi maggiormente alla didattica e agli studenti. L’assessora Isabella Conti ha sottolineato la necessità di affrontare l’ansia crescente tra i giovani, evidenziando lo stanziamento di due milioni di euro per aprire uno sportello d’ascolto in ogni scuola.

Tuttavia, l’assenza di un indirizzo univoco da parte del Ministero lascia aperti interrogativi sulla sostenibilità amministrativa e sull’effettiva conformità normativa del modello.

I prossimi passaggi: attesa di un chiarimento nazionale

La Regione Emilia Romagna porterà formalmente la questione della legittimità del periodo unico all’attenzione del Governo e del ministero dell’Istruzione. Il tema sta suscitando crescente interesse nel dibattito scolastico nazionale, proprio per la presenza di pareri contraddittori espressi dai diversi Uffici Scolastici Regionali. Le istituzioni sono ora chiamate a esprimersi per dirimere l’incertezza normativa e offrire alle scuole un indirizzo univoco sulla possibilità di adottare lo scrutinio collegiale unico a giugno.

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