Il ranking QS Europa 2026 conferma la leadership britannica nell’eccellenza accademica del continente. L’università di Oxford conquista il primo posto, scalzando l’ETH di Zurigo che scende al secondo. Sul gradino più basso del podio si posizionano a pari merito due atenei inglesi: l’Imperial College di Londra e l’UCL. Cambridge completa la top five, scivolando dal quarto al quinto posto rispetto all’edizione precedente.
Il Regno Unito domina nettamente la classifica europea, occupando quattro delle prime cinque posizioni. Le uniche presenze non britanniche nella top ten provengono da Svizzera e Francia, confermando la concentrazione del prestigio accademico europeo in poche realtà consolidate.
Le performance degli atenei italiani nel quadro europeo
L’Italia si conferma quarta per numero di presenze complessive nel ranking europeo, posizionandosi dietro Regno Unito, Turchia e Germania. Il censimento 2026 registra 65 atenei italiani, di cui 51 già presenti nell’edizione precedente.
L’analisi dei movimenti rivela tuttavia un quadro articolato: 14 università salgono in classifica, mentre 35 arretrano e sole due mantengono posizioni stabili.
Il dato più significativo emerge dal tasso netto di calo, che raggiunge il 41% e colloca l’Italia al quarto posto tra i Paesi europei con dieci o più istituzioni censite per deterioramento delle posizioni. Solo Slovacchia, Ucraina e Francia registrano performance peggiori.
Questo orientamento evidenzia il contrasto tra l’ampia rappresentanza numerica del sistema universitario italiano e la difficoltà di consolidare i posizionamenti acquisiti nel contesto competitivo europeo.
Le prime italiane in classifica: Politecnico di Milano e le altre
Il Politecnico di Milano si conferma primo ateneo italiano nella classifica europea QS 2026, posizionandosi al 45° posto. L’istituzione milanese registra però un arretramento di sette posizioni rispetto all’edizione precedente, segnando un calo che riflette le difficoltà del sistema universitario nazionale nel mantenere le posizioni conquistate.
Subito dietro si colloca l’Alma Mater di Bologna, che scivola dal 48° al 59° posto, perdendo undici posizioni. Seguono Roma Sapienza al 77° posto e l’università di Padova al 92°, entrambe mantenendosi comunque tra le prime cento istituzioni europee.
Una nota positiva arriva dall’università di Tor Vergata, che compie una scalata significativa di 17 posizioni e riesce a entrare tra le prime 150 del ranking. Questo progresso rappresenta un’eccezione nel panorama complessivo, caratterizzato da un saldo negativo per la maggioranza degli atenei italiani presenti in classifica.
Le migliori variazioni: Catania, Genova e i nuovi ingressi
L’università di Catania emerge come il caso più virtuoso del ranking QS Europa 2026, conquistando ben 56 posizioni e attestandosi al 301° posto. Questo balzo rappresenta il progresso più marcato tra tutti gli atenei italiani censiti, segnalando un miglioramento significativo nelle metriche valutate.
Genova registra anch’essa un avanzamento rilevante, salendo di 20 gradini fino al 204° posto. Questi risultati positivi offrono uno scorcio di discontinuità rispetto al tasso netto di calo del 41% che caratterizza il sistema universitario italiano nel suo complesso.
Tra i quattordici nuovi ingressi italiani, due atenei si collocano entro i primi 500: l’università di Cagliari debutta al 482° posto, seguita dall’università di Cassino e del Lazio Meridionale al 491°.
La lettura di QS: ricerca forte, mobilità internazionale selettiva
Sul fronte della ricerca scientifica l’Italia conferma una posizione solida: ben 11 atenei figurano tra i primi 50 europei per numero di articoli pubblicati per ricercatore. Spicca l’università Vita‑Salute San Raffaele, che si colloca al terzo posto continentale.
Il quadro dell’internazionalizzazione è invece più articolato: gli atenei italiani restano fuori dalla top 100 per presenza di docenti e studenti stranieri, ma eccellono nella mobilità studentesca. Quattro università si piazzano tra le prime 50 per scambi in entrata, posizionando l’Italia al terzo posto generale.
I risultati sugli scambi in uscita sono ancora più brillanti: sette atenei compaiono tra i primi 50 e due – Cattolica del Sacro Cuore e Venezia Ca’ Foscari – entrano nelle prime cinque posizioni.
Nunzio Quaquarelli, presidente di QS, sottolinea che questo squilibrio riflette un allarme demografico ed economico più ampio: l’Italia ha perso quasi 100.000 laureati tra i 25 e i 35 anni nell’ultimo decennio. La sfida consiste nel trasformare il successo accademico in posti di lavoro, innovazione e capacità di trattenere i talenti sul territorio nazionale.