Il Regno Unito sta valutando il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni, segnando un’inversione di rotta rispetto alla posizione iniziale. Il primo ministro Keir Starmer aveva infatti escluso questa ipotesi in una prima fase, ma ora la ministra della Cultura e dei Media Lisa Nandy ha disposto un esame approfondito del modello australiano.
Al centro delle preoccupazioni restano la dipendenza dei giovanissimi dal mondo digitale e i cosiddetti “algoritmi predatori”, che alimentano contenuti potenzialmente dannosi.
La decisione di riaprire il dossier riflette la crescente attenzione delle istituzioni britanniche verso i rischi connessi all’uso precoce delle piattaforme social. Come riportato dall’Ansa, lo staff del premier ha deciso di monitorare da vicino i risultati che emergeranno dall’esperienza australiana prima di procedere con eventuali misure legislative.
Questo approccio prudente mira a valutare l’efficacia concreta dei divieti prima di introdurli nel sistema normativo nazionale.
La linea australiana: il riferimento che guida la valutazione britannica
L’Australia ha introdotto il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni, una decisione promossa dal premier Anthony Albanese che ha attirato l’attenzione di numerosi governi internazionali. Il modello australiano è diventato un punto di riferimento per le politiche di tutela digitale dei minori, spingendo altri Stati a considerare misure analoghe.
Il Regno Unito ha scelto di monitorare attentamente l’implementazione e i risultati della legge australiana prima di prendere decisioni definitive. Lo staff del primo ministro britannico seguirà da vicino gli esiti della misura, valutando l’efficacia delle procedure di verifica dell’età e l’impatto reale sulla protezione dei giovani utenti.
Questa scelta segnala una tendenza internazionale verso il rafforzamento delle misure di protezione online, con l’Australia che assume il ruolo di laboratorio normativo per l’intero dibattito globale sulla regolamentazione dei social network.
Le mosse italiane: proposta under 14 e gestione degli smartphone a scuola
In Italia è allo studio una proposta di legge bipartisan che prevedrebbe il divieto di accesso ai social media fino ai 14 anni. A ricordarlo durante la trasmissione “Cinque Minuti” su Rai Uno è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha sottolineato l’ampio sostegno parlamentare all’iniziativa.
Valditara ha inoltre richiamato la misura, operativa dallo scorso settembre, che vieta l’utilizzo del cellulare in classe. Il ministro ha riferito testimonianze raccolte durante le visite nelle scuole: molti studenti, inizialmente contrari, avrebbero accolto positivamente il cambiamento.
“All’inizio eravamo contrari, adesso finalmente ci sentiamo liberi” è il commento riportato dai ragazzi coinvolti.
La scelta italiana si inserisce nel dibattito internazionale sulla regolamentazione dell’accesso ai social per i minori, con un’età limite inferiore rispetto al modello australiano e britannico. L’attenzione si concentra sia sugli aspetti normativi sia sull’impatto concreto delle restrizioni nelle abitudini quotidiane degli studenti.
Le cautele istituzionali: l’intergruppo parlamentare e le osservazioni di Floridia
L’11 dicembre è stato costituito al Senato un Intergruppo Parlamentare su social network, dipendenze digitali e uso consapevole degli smartphone. L’iniziativa è stata promossa dalla senatrice M5S Barbara Floridia, ex docente e attuale presidente della Commissione Vigilanza Rai.
Floridia ha richiamato il caso australiano, osservando che sul tema dei divieti “non c’è ancora una risposta” e che “non esiste una soluzione certa, univoca e definitiva ai problemi legati all’abuso di smartphone, ai social, alle dipendenze digitali che generano”. La senatrice ha posto l’accento sulla necessità di valutare l’efficacia delle misure prima di adottare decisioni analoghe in Italia, dichiarando che “lo scopriremo” se il divieto ai minori di sedici anni sia giusto o sbagliato.
Per approfondire la scelta australiana, Floridia ha annunciato l’intenzione di invitare il primo ministro australiano in Italia “proprio per raccontarci questa scelta”, segnalando un approccio orientato all’ascolto e al confronto internazionale prima di eventuali interventi normativi.