Il 26% degli studenti usa i chatbot per sfoghi emotivi, il nuovo fenomeno dell'Safer Internet Day

Il 26% degli studenti usa i chatbot per sfoghi emotivi, il nuovo fenomeno dell'Safer Internet Day

Il 26% degli studenti italiani utilizza i chatbot di intelligenza artificiale come confidenti per esprimere emozioni. Lo rivela la ricerca di Generazioni Connesse del Safer Internet Day 2026.
Il 26% degli studenti usa i chatbot per sfoghi emotivi, il nuovo fenomeno dell'Safer Internet Day

Il Safer Internet Day 2026 ha portato alla luce un fenomeno inedito attraverso la ricerca di Generazioni Connesse, il Safer Internet Centre Italiano coordinato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’indagine, condotta su un campione di 1.630 studenti delle scuole secondarie con il supporto scientifico dell’Università di Firenze e della Sapienza Università di Roma, oltre alla collaborazione operativa di Skuola.net, documenta una transizione sociologica significativa: il 26% degli studenti utilizza i chatbot di intelligenza artificiale non più solo per i compiti, ma come confidenti privilegiati per esprimere emozioni e cercare conforto.

I dati evidenziano un passaggio dal paradigma didattico a quello emotivo. Gli algoritmi generativi, inizialmente percepiti come assistenti per lo studio, si sono trasformati in interlocutori preferenziali per gestire fragilità personali.

Questa evoluzione riflette un cambiamento strutturale nel rapporto tra giovani e tecnologia: il software diventa uno spazio relazionale alternativo, dove la neutralità della macchina sostituisce la complessità del giudizio umano, offrendo un rifugio percepito come sicuro dalle pressioni sociali tipiche dell’adolescenza.

La zona di comfort digitale: motivazioni e percentuali

L’indagine strutturata rivela un quadro preciso: il 65% degli studenti ritiene che i chatbot permettano di “dire tutto senza vergogna”, mentre il 57% apprezza il fatto di “non sentirsi giudicati”. Questi numeri certificano una trasformazione nel rapporto emotivo con la tecnologia, dove l’algoritmo diventa uno spazio neutrale privo dei rischi relazionali tipici delle interazioni umane.

La percezione del fenomeno si estende oltre l’uso personale: il 47% degli intervistati riconosce questa tendenza anche nei coetanei, segnalando una diffusione capillare della pratica. La zona di comfort digitale si configura come un ambiente asettico dove l’assenza di giudizio umano elimina l’ansia sociale caratteristica dell’adolescenza.

Il contrasto è evidente: mentre le relazioni tradizionali comportano complessità emotive e possibilità di rifiuto, l’interazione algoritmica offre una sicurezza percepita basata sulla neutralità della macchina. I dati mostrano come la protezione emotiva ricercata dagli studenti trovi risposta nella natura non umana dell’interlocutore digitale, ridefinendo i confini tra supporto tecnologico e relazione interpersonale.

Il controllo digitale nelle coppie adolescenti: codici e geolocalizzazione

Il report del Safer Internet Day 2026 documenta una crescente normalizzazione della sorveglianza digitale nelle relazioni sentimentali tra adolescenti. Il 18% degli studenti intervistati dichiara di aver ricevuto dal partner la richiesta di condividere il codice di sblocco dello smartphone, un dato in aumento rispetto all’anno precedente. Parallelamente, il 14% segnala pressioni per mantenere costantemente attiva la geolocalizzazione GPS del proprio dispositivo.

Queste pratiche sollevano interrogativi rilevanti sul confine tra fiducia e controllo nelle relazioni giovanili. La condivisione di password e l’accesso continuo alla posizione geografica rappresentano forme di sorveglianza che incidono sull’autonomia digitale e sulla privacy individuale, trasformando gli strumenti tecnologici in dispositivi di monitoraggio reciproco all’interno della coppia.

La stabilità dei tempi di connessione: oltre cinque ore per il 38%

Il report registra una stabilizzazione del tempo trascorso online, ancorato ai livelli raggiunti prima della pandemia ma ancora significativo. Il 38% degli studenti supera le cinque ore quotidiane di connessione, confermando un’esposizione digitale elevata ormai radicata nelle abitudini quotidiane. All’opposto, soltanto il 19% riesce a contenere l’utilizzo della rete sotto le due ore giornaliere, attestando un divario netto tra chi vive immerso negli schermi e chi mantiene una maggiore distanza.

Internet si configura dunque come habitat naturale delle nuove generazioni, spazio diurno e notturno in cui si svolgono relazioni, apprendimento e tempo libero. La stabilizzazione numerica non implica però una normalizzazione priva di conseguenze, poiché l’ampiezza della fascia più connessa evidenzia un consolidamento strutturale di modelli di consumo digitale intensivi.

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