Neet: perché continuano ad aumentare in Italia - Studentville

Neet: perché continuano ad aumentare in Italia

Il fenomeno dei Neet è in continua crescita nel nostro Paese: ecco i motivi e come risolvere il problema
Neet: perché continuano ad aumentare in Italia

L’Italia è attanagliata dalla crisi e la disoccupazione dilaga. Ma vi è un altro fenomeno sociale che prende sempre più piega: quello dei Neet, che in Italia vengono anche denominati “né-né”. Ma chi sono i Neet? E perché continuano ad aumentare in Italia?

Chi sono i Neet?

Neet è l’acronimo inglese di “Not (engaged) in Education, Employment or Training”; essi rappresentano coloro che non studiano, non hanno un lavoro e non lo cercano, inoltre  non sono impegnati in attività assimilabili all'impiego, per esempio stage, tirocini e lavori domestici. Questo fenomeno interessa la fascia d’età compresa fra i 16 e i 29 anni, con prevalenza al Sud. Ma quanti sono in Italia e perché continuano ad  aumentare? Secondo gli ultimi dati Eurostat, l'Istituto di statistica europeo, nel 2013 erano in tutto 2,4 milioni, il 26% dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Un numero in forte aumento rispetto ai livelli pre-crisi, visto che nel 2007 la percentuale era del 19%.

Perché i Neet sono in aumento in Italia?

Ma perché i Neet continuano ad aumentare in Italia? Sono tantissimi gli studenti che iniziano gli studi e non arrivano mai al diploma, rimanendo senza titolo di studi. Per molti di loro, un prolungato allontanamento dal mercato del lavoro o dal sistema formativo può comportare il rischio di una difficoltà di reinserimento o di marginalizzazione. La categoria dei né-né è piuttosto infelice e poco fiduciosa verso il prossimo. Risalta in queste circostanze, la difficoltà delle famiglie a svolgere un ruolo di ammortizzatore sociale per i giovani. Questo fenomeno prende piega in concomitanza con l’intensificarsi della crisi economica e mette in risalto qualcosa di nuovo rispetto al passato: il mancato riconoscimento del ruolo di soggetto attivo, l’esclusione dal mondo scolastico o lavorativo può colpire, proprio alla radice, il senso di «appartenenza» alla società in cui si vive.

Come risolvere il problema?

Per evitare che questo numero continui ad aumentare, si potrebbe semplificare l’Esame di Stato: ogni studente viene messo in prova ogni giorno per cinque anni e non è certo la prova finale a metterne in risalto la preparazione. Piuttosto, sarebbe più utile accompagnare i giovani nelle scelte per il futuro, in modo da rendere il percorso universitario meno intricato, evitando così di creare “fuori corso” e permettendo ai giovani di giungere prima nel mondo del lavoro. Probabilmente l’alto numero di questi giovani inoccupati è dovuto proprio alla difficoltà di trovare oggi un lavoro e i giovani, fortemente scoraggiati, preferiscono non illudersi.


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