Cosa significa vomere? Avete mai sentito pronunciare questa parola? Ecco i diversi ambiti nei quali il termine viene utilizzato e gli usi che lo contraddistinguono.

Etimologia e significato di vomere

In agricoltura, si definisce vomere (dal latinovōmer’ = ‘aratro’) la lama d’acciaio, di forma trapezoidale, appuntita anteriormente, collocata sulla parte anteriore degli organi lavoranti dell’aratro antico. La sua funzione è quella di effettuare un taglio orizzontale nel terreno, permettendo il sollevamento e il ribaltamento delle zolle da parte del versoio. Si tratta quindi una delle componenti fondamentali dell’aratro, adibita, insieme al versoio (che invece la ribalta), a incidere e smuovere la terra ammorbidendola e permettendo così una migliore e più rigogliosa crescita delle piante che verranno seminate in campo. In passato il vomere consisteva in un cuneo in legno, successivamente sostituito da una lama dapprima realizzata in ferro, quindi in acciaio.

Vomere come verbo

Oltre che sostantivo, vomere è anche un verbo intransitivo. Il suo significato, in questo caso, equivale a vomitare.

C’è da sottolineare, tuttavia, come si tratta di un uso piuttosto obsoleto e come, quindi, vomere non venga particolarmente utilizzato in tale accezione.

Vomere, significato in anatomia

In anatomia, con il termine vomere si indica invece un osso impari e mediano della faccia, a forma di sottile lamina quadrangolare, situato verticalmente sul naso, in sostanza fra le cavità nasali. Nell’uomo il vomere costituisce la parte postero-inferiore del setto nasale; nei pesci ossei i vomeri formano invece la parte anteriore del tetto della cavità orale, mentre negli uccelli la parte postero-superiore del becco.

Nei pezzi d’artiglieria, infine, il vomere è infine un robusto dente d’acciaio, che al momento dello sparo si oppone al rinculo piantandosi nel terreno (in modo simile allo strumento agricolo), impedendo così l’arretramento del pezzo.

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