Suicidio tra preadolescenti, allarme 2025: oltre 3.000 richieste via chat e il 90% sono ragazze

Suicidio tra preadolescenti, allarme 2025: oltre 3.000 richieste via chat e il 90% sono ragazze

In Italia cresce l'ideazione suicidaria tra gli 11-14enni nel 2025. Telefono Amico registra oltre 3.000 richieste d'aiuto via chat, con prevalenza femminile al 90%.
Suicidio tra preadolescenti, allarme 2025: oltre 3.000 richieste via chat e il 90% sono ragazze

In Italia il tasso di mortalità per suicidio tra i giovani di 10-25 anni si attesta su 0,40 casi ogni 10.000 abitanti, confermandosi la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. Tuttavia, il dato aggregato nasconde un’anomalia emersa nel 2025: mentre per la popolazione generale i numeri rimangono stabili, nella fascia preadolescenzale 11-14 anni gli indicatori di ideazione suicidaria e tentativi mostrano una crescita costante.

Questo “disaccoppiamento” segnala una rottura di tendenza che concentra l’attenzione sulla vulnerabilità specifica dei più giovani.

Il passaggio dal telefono alla chat come osservatorio in tempo reale

I dati ISTAT sulla mortalità giovanile fotografano tendenze consolidate ma arrivano con ritardo fisiologico. Per comprendere l’evoluzione attuale serve guardare ai servizi di ascolto, che operano in diretta. Nel primo semestre del 2025, Telefono Amico Italia ha gestito oltre 3.000 richieste d’aiuto legate specificamente al suicidio. La proiezione di fine anno indica il superamento del record del 2024, quando le richieste totali avevano toccato quota 6.700.

Cambiano però il mezzo e l’utenza. Il canale telefonico tradizionale è ormai obsoleto per i più giovani: l’esplosione delle richieste avviene via WhatsApp e chat. Questo strumento intercetta un sommerso di minori, specialmente under 14, che sfruttano l’anonimato per comunicare un disagio invisibile ai genitori e spesso taciuto a scuola.

La sproporzione di genere e l’età dei casi

Il monitoraggio dei presidi sanitari rivela una disparità netta: il 90% degli accessi in pronto soccorso per ideazione suicidaria o tentato suicidio riguarda ragazze. L’età media si attesta sui 15 anni, ma la curva si sta spostando verso il basso: cresce la frequenza di episodi nella fascia 12-14 anni, dove l’impulsività è più marcata e il passaggio dal pensiero all’azione più immediato.

Negli ultimi dieci anni, le consulenze neuropsichiatriche urgenti sono aumentate del 500%, con quasi 400 accessi annui solo presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Questo sovraccarico riflette l’intensificarsi della domanda di cura psichiatrica acuta in età sempre più giovane, mettendo sotto pressione il sistema NPIA.

L’estensione territoriale tra Nord e Sud

Il fenomeno non rispetta confini geografici e colpisce con intensità comparabile l’intero territorio nazionale. All’Istituto Gaslini di Genova i ricoveri per disturbi psichiatrici acuti sono quadruplicati rispetto al periodo pre-COVID, generando una saturazione dei posti letto che ha costretto, in diversi casi a livello nazionale, al ricovero improprio di minori in reparti destinati agli adulti.

Al Sud la cronaca recente ha registrato l’episodio della dodicenne di Marcianise, in provincia di Caserta, precipitata dalla finestra della scuola nel novembre 2025. Il caso ha acceso i riflettori su un malessere che esplode proprio nei luoghi educativi, confermando come la crisi attraversi ogni contesto territoriale e sociale del Paese.

La correlazione con smartphone e cyberbullismo secondo SIP

Nel novembre 2025, la Società Italiana di Pediatria ha presentato al Senato dati che documentano una correlazione diretta tra uso non supervisionato di smartphone sotto i 13 anni e incremento dei disturbi dell’umore. Il quadro clinico è accompagnato da un fenomeno parallelo: nella fascia 10-13 anni il cyberbullismo è cresciuto del 26%, trasformandosi in un fattore di rischio significativo per la salute mentale dei preadolescenti.

Le evidenze raccolte dalla comunità scientifica mostrano che le vittime di bullismo online presentano un rischio triplo di sviluppare ideazione suicidaria rispetto ai coetanei non coinvolti. La natura pervasiva degli attacchi digitali, che seguono il minore anche negli spazi domestici, amplifica l’impatto psicologico e riduce le possibilità di elaborazione protetta del vissuto.

Le spiegazioni neurobiologiche di Vicari e SINPIA

Stefano Vicari, del Bambino Gesù, e la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) forniscono una chiave di lettura scientifica del fenomeno. A 12-13 anni il sistema limbico, che governa le emozioni, è già molto attivo, mentre i lobi frontali, responsabili del controllo razionale e della capacità di inibire gli impulsi, sono ancora in fase di sviluppo.

Questa maturazione asincrona crea una finestra di vulnerabilità: i ragazzi provano emozioni intense ma non dispongono ancora degli strumenti neurobiologici per gestirle. In questo contesto, i social media agiscono come acceleratore. L’esposizione continua a modelli estetici e di vita irraggiungibili, unita alla diffusione di contenuti violenti o disturbanti, colpisce un cervello privo di meccanismi inibitori maturi.

Il risultato è un’amplificazione del disagio emotivo che, nei casi più gravi, può sfociare in ideazione suicidaria.

Le misure del Piano Salute Mentale 2025-2030 e le raccomandazioni SIP

La Conferenza Stato-Regioni ha approvato il Piano Nazionale Salute Mentale 2025-2030, ponendo la fascia giovanile tra le priorità strategiche. L’obiettivo è potenziare la Neuropsichiatria infantile (NPIA) e attivare “cure intermedie” come centri diurni ed educativa domiciliare, per evitare che il ricovero ospedaliero resti l’unica risposta alla crisi.

Sul versante preventivo, la Società Italiana di Pediatria ha formalizzato raccomandazioni precise: vietare lo smartphone personale prima dei 13 anni e limitare l’accesso ai social network prima dei 16, misure volte a tutelare la maturazione neurobiologica e a ridurre l’esposizione ai rischi digitali durante la preadolescenza.

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