UCBM introduce LockBox: l'app per la disconnessione consapevole tra gli studenti

UCBM introduce LockBox: l'app per la disconnessione consapevole tra gli studenti

L'Università Campus Bio-Medico di Roma lancia LockBox, un'applicazione che promuove la disconnessione attiva dagli smartphone per migliorare concentrazione e benessere.
UCBM introduce LockBox: l'app per la disconnessione consapevole tra gli studenti

Nell’economia dell’attenzione che caratterizza la contemporaneità, il tempo degli studenti è una risorsa scarsa e contesa. I dati descrivono con chiarezza il fenomeno: ogni giorno trascorriamo in media circa tre ore sullo smartphone, con oltre cento accessi quotidiani al dispositivo.

Parallelamente, tra i giovani cresce la consapevolezza dei rischi. Il 77% degli studenti italiani dichiara una forma di dipendenza dai propri device, mentre oltre il 90% riconosce un impatto diretto sul proprio benessere psicofisico. A livello internazionale, studi condotti dal Digital Wellness Lab del Boston Children’s Hospital e dalla Harvard Medical School evidenziano come più della metà degli adolescenti percepisca lo smartphone come una distrazione significativa nel contesto educativo, con effetti negativi su concentrazione e qualità dell’apprendimento.

La soluzione LockBox di UCBM: disconnessione attiva e autodeterminazione

L’Università Campus Bio-Medico di Roma introduce LockBox, un’applicazione che promuove la “disconnessione attiva” fondata sulla Self-Determination Theory. Il modello privilegia tre dimensioni: autonomia nella scelta, responsabilità individuale e relazionalità con i pari. Lo studente decide volontariamente di sospendere le notifiche, monitora i propri progressi attraverso l’interfaccia e partecipa a dinamiche collaborative con altri utenti.

Il modello proattivo: responsabilizzare senza limitare

Il tema non è demonizzare la tecnologia, ma riprogettarne l’uso in funzione degli obiettivi educativi e del benessere” sottolinea Simone D’Amico, cofondatore e CEO. “LockBox introduce un modello proattivo: non limita, ma responsabilizza”.

Gli impatti attesi includono maggiore concentrazione nello studio, incremento della motivazione intrinseca e miglioramento della qualità delle relazioni interpersonali. Giulia Violati, cofondatrice e CMO, precisa: “Abbiamo progettato un’esperienza semplice e accessibile, che trasforma la disconnessione in una scelta positiva e condivisa, capace di restituire valore al tempo, allo studio e alle relazioni quotidiane”. L’approccio differisce dagli strumenti di blocco tradizionali perché innesca processi decisionali consapevoli anziché imporre restrizioni esterne.

L’implementazione fisica e la gamification nel campus

L’infrastruttura di LockBox si articola attraverso oltre 120 postazioni fisiche distribuite strategicamente negli edifici dell’Ateneo. Queste stazioni consentono agli studenti di attivare e disattivare il servizio in modo autonomo, trasformando la disconnessione in un gesto consapevole e contestualizzato all’interno della routine accademica quotidiana.

Il sistema integra meccaniche di gamification progettate per rafforzare l’engagement e sostenere la motivazione nel tempo. Premi, incentivi personalizzati e classifiche collaborative creano dinamiche di competizione positiva tra pari, orientando l’esperienza verso il benessere collettivo piuttosto che verso la semplice limitazione dell’uso tecnologico. Questo approccio ludico-motivazionale favorisce l’adesione volontaria e trasforma la gestione del tempo digitale in un’attività condivisa e gratificante.

L’integrazione con didattica esperienziale e servizi di supporto

L’iniziativa si inserisce nel modello educativo distintivo di UCBM, caratterizzato da un rapporto docente-studente di uno a diciassette e da ambienti immersivi come il Simulation Center. La qualità della formazione coincide con la qualità dell’attenzione dedicata allo studio e alle relazioni interpersonali.

Il magnifico rettore Rocco Papalia sottolinea: “Crediamo che un rapporto più sano con i propri device sia alla base di un più ampio concetto di benessere. Da sempre nel nostro Ateneo investiamo sul tutorato e sulla centralità delle relazioni interpersonali”. L’università integra LockBox con strutture consolidate di supporto: il progetto Proben offre counseling psicologico nei momenti critici del percorso accademico, mentre le attività di Campus Life, sport, volontariato e cooperazione internazionale costruiscono un ecosistema attento alla persona, formando professionisti consapevoli e responsabili.

Le evidenze medico-scientifiche e la ricerca alla base del progetto

La letteratura medico-scientifica conferma l’impatto dell’iperconnessione su parametri critici: alterazione dei ritmi sonno-veglia, aumento dello stress e compromissione di memoria e capacità di apprendimento. In questo contesto, l’iniziativa UCBM si configura come azione concreta di prevenzione e promozione della salute.

LockBox nasce dall’idea di Giulia Violati e Simone D’Amico, ricercatore presso il Digital Wellness Lab del Boston Children’s Hospital e Harvard Medical School, coniugando evidenze scientifiche e soluzioni tecnologiche scalabili. Il tema non è demonizzare la tecnologia, ma riprogettarne l’uso in funzione degli obiettivi educativi e del benessere, sottolinea D’Amico.

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