Il Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) ha accolto all’unanimità il reclamo presentato da Anief nel 2021, riconoscendo che l’Italia viola la Carta sociale europea sul diritto allo studio degli alunni con disabilità. La decisione riguarda l’impiego sistematico di contratti a tempo determinato per coprire cattedre di sostegno necessarie al funzionamento ordinario delle scuole.
Il Ceds ha individuato tre profili di violazione. In base all’articolo 1, paragrafo 2 della Carta, ha rilevato che una percentuale elevata di insegnanti di sostegno opera in condizioni di precarietà e che molti docenti sono privi della specializzazione richiesta per l’educazione inclusiva.
Secondo l’articolo 15, paragrafo 1, l’insicurezza occupazionale persistente e la mancanza di formazione adeguata ostacolano concretamente l’accesso degli studenti con disabilità a un’istruzione realmente inclusiva.
Entro il 2028 potrebbe arrivare una raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio europeo, con possibili conseguenze per le politiche nazionali. L’attuazione della decisione potrebbe comportare la trasformazione dei posti in deroga in organico di diritto, rendendo tali cattedre disponibili per immissioni in ruolo e trasferimenti di personale specializzato, superando l’attuale sistema basato esclusivamente su supplenze annuali.
I numeri del sostegno: precariato strutturale e carenza di specializzazione
Attualmente, metà dei docenti di sostegno è precaria e due su tre non possiedono la specializzazione in educazione inclusiva. Questo significa che oltre 100.000 cattedre, pur necessarie al funzionamento ordinario delle scuole, rimangono senza titolare e vengono coperte ogni anno con supplenze fino al 30 giugno, i cosiddetti posti in deroga.
L’aumento degli alunni con disabilità certificata è costante: si è passati da circa 316.000 studenti nel 2021 a 359.000 nel 2024, con un incremento di circa 20.000 unità ogni anno. Di conseguenza, anche le supplenze annuali sono cresciute in modo parallelo: dalle 95.755 del 2021/22 alle 111.341 del 2023/24, con ulteriori aumenti stimati negli anni successivi.
Nell’ultimo anno scolastico, inoltre, circa 50.000 supplenze sono state confermate dalle famiglie, ma questo meccanismo non risolve il nodo della stabilità.
Il divario tra organico di diritto e organico di fatto resta marcato: le risorse stabili non coprono la domanda reale, con ripercussioni sull’assegnazione completa delle ore previste dal PEI. I percorsi di specializzazione come TFA e INDIRE stanno aumentando il numero di docenti formati, ma la programmazione degli atenei non tiene ancora il passo con il fabbisogno effettivo.
Le richieste di Anief: stabilizzazione e formazione docenti
Anief sollecita il Parlamento ad autorizzare immissioni in ruolo sui posti in deroga assegnati da anni alle scuole, superando la logica della sola conferma annuale delle cattedre da parte delle famiglie. Nell’ultimo anno sono stati autorizzati poco meno di 2 mila posti in più in organico di diritto, la metà dei posti effettivamente utilizzati, mentre per la prima volta 50 mila supplenti sono stati confermati dalle famiglie.
Il sindacato propone la trasformazione delle cattedre in deroga in organico stabile, consentendo così assunzioni definitive e mobilità del personale specializzato. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, questa decisione rappresenta “una risposta fondamentale per vincere la nostra battaglia contro l’abuso dei contratti a termine sui posti in deroga”.
Le azioni sindacali condotte negli anni hanno già ottenuto risultati su più fronti: aumento dei posti in organico per le stabilizzazioni e incremento delle specializzazioni attraverso corsi TFA e INDIRE. Pacifico sottolinea l’obiettivo di “assegnare tutte le ore di sostegno riconosciute dal PEI”, garantendo continuità e qualità educativa attraverso la stabilizzazione e la formazione adeguata dei docenti.
Le possibili ricadute per studenti e famiglie: continuità e qualità dell’inclusione
La precarietà dei docenti di sostegno compromette la continuità didattica e l’efficacia del percorso educativo individualizzato (PEI). Il cambio frequente di insegnante ostacola la costruzione di una relazione educativa stabile, fondamentale per l’autonomia e il benessere degli alunni con disabilità.
La stabilizzazione dei posti in deroga e l’aumento della specializzazione potrebbero garantire coerenza negli interventi, maggiore personalizzazione e l’assegnazione completa delle ore previste. Fino al 2028, anno in cui potrebbe giungere una raccomandazione del Comitato dei ministri UE, famiglie e studenti devono attendere risposte strutturali che trasformino finalmente i numeri in diritti concreti.