Dipendenza digitale, il 77,5% degli adolescenti italiani si dichiara dipendente: il modello Australia e il divieto under 16

Dipendenza digitale, il 77,5% degli adolescenti italiani si dichiara dipendente: il modello Australia e il divieto under 16

Il Safer Internet Day fotografa la situazione critica: il 77,5% degli adolescenti italiani si dichiara dipendente dai dispositivi digitali, con una crescita di 5 punti rispetto al 2024.
Dipendenza digitale, il 77,5% degli adolescenti italiani si dichiara dipendente: il modello Australia e il divieto under 16

Il 10 febbraio segna il Safer Internet Day, giornata mondiale promossa dalla Commissione Europea per sensibilizzare giovani e adulti su opportunità e rischi della Rete. L’evento nazionale si è tenuto all’Auditorium Parco della Musica di Roma con oltre 1.200 studenti in sala e circa 241.000 collegati in streaming da tutta Italia.

La conduzione ha visto il giornalista Luca Pagliari affiancato dai content creator Emily Shaqiri e Alessandro Tomatis, con la partecipazione di Pier Glionna, Anastasia di Lorenzo e Nate Iacono. Sono intervenuti Ivano Gabrielli, Direttore della Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, e Bruna Olivieri di Unieuro, ribadendo l’impegno congiunto nell’ascolto e nel dialogo intergenerazionale.

Il messaggio cardine di #cuoriconnessi ha attraversato l’intera giornata: la tecnologia funziona davvero solo quando resta connessa alle persone e al loro lato più umano. Per i dieci anni di attività, il progetto ha raddoppiato l’offerta con una sessione pomeridiana dedicata ai genitori, ospitando Gianluca Dradi, Dirigente Scolastico, Vincenzo Schettini e lo psichiatra Enrico Teta.

Il divieto ai social per gli under 16: il modello Australia e le mosse italiane

In Italia è in discussione una proposta di legge bipartisan che prevede il divieto di accesso ai social fino a 14 anni. L’11 dicembre scorso al Senato è nato l’Intergruppo parlamentare su social network, dipendenze digitali e uso consapevole degli smartphone, promosso dalla senatrice M5S Barbara Floridia, ex docente e oggi Presidente della Commissione Vigilanza Rai. Il dibattito italiano guarda al modello australiano come possibile riferimento operativo.

All’evento “Crescere con l’Intelligenza Artificiale” organizzato da Telefono Azzurro per il Safer Internet Day è intervenuta Julie Inman Grant, Commissaria eSafety del Governo australiano. Ha illustrato l’approccio adottato negli ultimi dieci anni, fondato su tre pilastri: prevenzione attraverso l’educazione digitale, protezione tramite sistemi di segnalazione e rimozione dei contenuti illegali, e intervento sistemico allineato al Digital Services Act europeo.

Il terzo pilastro ha portato al lancio dell’iniziativa Safety by Design nel 2018, che riporta la responsabilità sulle piattaforme stesse: valutare rischi e danni fin dall’inizio, integrando misure di sicurezza sin dalla fase di progettazione. Un report di trasparenza pubblicato la scorsa settimana ha evidenziato come otto delle più grandi aziende tecnologiche non stessero facendo abbastanza per prevenire gravi reati contro i minori, come adescamento, abuso sessuale ed estorsione sessuale.

Il ritardo nel consentire accesso ai social media agli under 16 ha un carattere protettivo e consente ai bambini e adolescenti di sviluppare capacità di resilienza digitale e di esercitare il proprio pensiero critico. Con questo provvedimento 10 grandi aziende hanno disattivato oltre 4,7 milioni di account appartenenti a utenti australiani sotto i 16 anni nel primo mese.

La fase più complessa è garantire che le aziende non consentano l’aggiramento sistemico delle regole. Le linee guida regolatorie chiariscono che le piattaforme sono responsabili di prevenire elusioni tramite VPN o falsificazione dell’identità, devono fornire strumenti di segnalazione facilmente individuabili per gli account under 16 non intercettati e devono dimostrare un miglioramento continuo nell’accuratezza delle tecnologie e dei processi adottati.

I sistemi di verifica dell’età rappresentano oggi un’infrastruttura fondamentale per il mondo digitale, che richiede tempo e responsabilità condivisa per diventare scalabile a livello globale.

I dati sulla dipendenza digitale: trend, consapevolezza e impatto sul benessere

Secondo i dati raccolti da Social Warning – Movimento etico digitale e riportati da Il Sole 24 Ore, il 77,5% degli adolescenti italiani dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali. La distribuzione mostra che il 41,8% indica una dipendenza moderata, il 33,3% lieve, mentre il 22,5% afferma di non sentirsi dipendente.

Questi numeri segnano una crescita di cinque punti percentuali rispetto al 72,6% registrato nel 2024 tra i ragazzi dagli 11 ai 18 anni.

La consapevolezza del problema non si traduce però in azioni efficaci: tra chi prova a limitare l’uso dei device, solo il 23,3% riesce nell’intento. Sul fronte del benessere percepito, il 57% dichiara di sentirsi “bene” nel mondo digitale, ma cresce il numero di quanti rispondono “né bene né male”, segnale interpretato dall’Osservatorio come assuefazione piuttosto che equilibrio.

Oltre il 91% degli intervistati riconosce l’impatto dell’abuso dei dispositivi sul proprio benessere: il 72,2% su entrambi gli aspetti fisico e mentale, il 15% esclusivamente psicologico, il 4,1% solo fisico, mentre l’8,7% non vede correlazione.

Nel 2024 era il 60% a segnalare conseguenze su attenzione, sonno, postura e salute psicologica.

Le ricadute educative: scuola, famiglie e strumenti di resilienza digitale

L’evento di Roma ha ribadito come il dialogo intergenerazionale rappresenti il pilastro di ogni strategia educativa efficace. La sessione pomeridiana dedicata ai genitori, con interventi di Gianluca Dradi, Vincenzo Schettini ed Enrico Teta, ha offerto strumenti concreti per comprendere le dinamiche digitali dei ragazzi e costruire spazi di ascolto condiviso.

Il principio guida di #cuoriconnessi — «la tecnologia funziona quando resta connessa alle persone» — si traduce in una responsabilità diffusa tra piattaforme, istituzioni, scuola e nuclei familiari. La testimonianza di Iris Di Domenico, che ha raccontato il proprio percorso dopo episodi di bullismo, dimostra l’importanza di modelli positivi capaci di trasformare esperienze difficili in leve di resilienza.

Sviluppare nei ragazzi competenze critiche e resilienza digitale prima dell’accesso autonomo ai social network rappresenta l’obiettivo condiviso, attraverso iniziative strutturate che intreccino prevenzione, educazione e accompagnamento attivo da parte degli adulti di riferimento.

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