Nel 2019, all’interno di un istituto comprensivo di Firenze, un alunno ha subito la frattura degli incisivi superiori durante l’orario di lezione. Il minore, seduto al proprio posto, è stato colpito dal calcio di un compagno: l’urto contro lo spigolo del banco ha provocato la rottura dei denti.
La famiglia, in qualità di esercenti la responsabilità genitoriale, ha avviato un’azione legale dopo aver respinto l’offerta iniziale di 1.500 euro formulata dall’assicurazione della scuola. Il Tribunale di Firenze ha condannato l’istituto al risarcimento di 20.567,42 euro, riconoscendo la mancata vigilanza come causa diretta dell’infortunio.
La dinamica dell’incidente e il ricorso dei genitori
Nel 2019, durante l’orario di lezione, un alunno seduto al proprio banco è stato colpito da un calcio sferrato da un compagno. L’urto contro lo spigolo del banco ha provocato la frattura degli incisivi superiori.
I genitori, esercenti la responsabilità genitoriale, hanno intrapreso azione legale dopo che l’assicurazione della scuola aveva offerto solo 1.500 euro, somma ritenuta inadeguata dalla famiglia.
L’amministrazione scolastica si è difesa sostenendo che il gesto fosse stato improvviso e imprevedibile, dunque impossibile da evitare nonostante la presenza del docente in aula. Questa ricostruzione, tuttavia, non ha convinto il tribunale, che ha rilevato come l’insegnante, trovandosi vicino agli alunni, avrebbe potuto cogliere i segnali del comportamento che ha preceduto il calcio e intervenire tempestivamente per prevenire l’incidente.
L’obbligo di vigilanza e la responsabilità contrattuale
L’accoglimento di uno studente a scuola crea un vincolo giuridico dal quale nasce la responsabilità contrattuale dell’istituto. Questo legame obbliga il personale non solo a istruire, ma anche a garantire la sicurezza fisica degli allievi durante l’orario scolastico.
Secondo la sentenza del Tribunale di Firenze, per evitare la condanna la scuola avrebbe dovuto dimostrare il caso fortuito, cioè un evento talmente improvviso e rapido da risultare inevitabile anche con una sorveglianza costante e adeguata.
Nel caso esaminato, è emerso che l’insegnante era presente in aula e si trovava vicino agli alunni al momento dell’incidente. Questa circostanza ha avuto peso determinante: il giudice ha ritenuto che il docente avrebbe potuto notare i comportamenti che hanno preceduto il calcio e intervenire tempestivamente per prevenire l’urto contro il banco.
La quantificazione del risarcimento
Il Tribunale di Firenze ha fondato la propria decisione su una consulenza tecnica d’ufficio (CTU), ossia una perizia condotta da un esperto esterno incaricato dal giudice. L’analisi ha accertato un’invalidità permanente dell’1,5% a carico del minore.
Il risarcimento complessivo di 20.567,42 euro è stato suddiviso in tre voci distinte. Il danno non patrimoniale (1.410 euro) compensa la lesione alla salute in quanto tale. Il danno emergente (4.727,42 euro) copre le spese mediche già affrontate dalla famiglia, mentre il danno futuro (12.600 euro) è destinato ai trattamenti odontoiatrici e alle protesi che il ragazzo dovrà sostenere in età adulta.
Il giudice ha invece escluso il riconoscimento del danno morale, rilevando l’assenza di sofferenze psicologiche tali da incidere sulla vita sociale del minore. Oltre al risarcimento, l’istituto è stato condannato alle spese legali. L’assicurazione scolastica è tenuta a manlevare (rimborsare) l’istituto, coprendo le somme entro i limiti previsti dalla polizza.
Le ricadute per scuole e famiglie
La sentenza fiorentina richiama con forza la responsabilità degli istituti nella prevenzione degli infortuni in aula. Il principio cardine resta l’onere della prova: la scuola deve dimostrare di aver vigilato costantemente o che l’evento fosse inevitabile. La presenza fisica del docente non basta se non si accompagna all’attenzione operativa.
Per le famiglie emerge l’importanza di documentare puntualmente ogni spesa medica sostenuta: fatture, referti e preventivi futuri costituiscono la base del danno emergente e del danno futuro riconosciuti dal giudice. La valorizzazione della consulenza tecnica sottolinea come la valutazione dell’invalidità permanente sia determinante per quantificare il risarcimento complessivo.