Matteo Giunta contro i genitori che portano figli malati all'asilo: il nodo della salute nelle scuole

Matteo Giunta contro i genitori che portano figli malati all'asilo: il nodo della salute nelle scuole

Lo sfogo di Matteo Giunta sui social contro i genitori che portano bambini con febbre all'asilo ha riaperto il dibattito sulla salute negli spazi educativi.
Matteo Giunta contro i genitori che portano figli malati all'asilo: il nodo della salute nelle scuole

Matteo Giunta, allenatore di nuoto e marito di Federica Pellegrini, ha pubblicato su Instagram un messaggio duro contro i genitori che portano i figli all’asilo con la febbre, definendoli irresponsabili con termini offensivi. Il post ha generato reazioni immediate e diviso l’opinione pubblica.

In un’intervista al Corriere del Veneto, Giunta ha spiegato le ragioni dello sfogo: “Quando ho postato quella frase ero esasperato. Mia figlia è stata ricoverata due volte in una settimana. E non sono riuscito più a trattenermi.” La figlia Matilde, che ha appena compiuto due anni, ha affrontato convulsioni febbrili e influenza in pochi giorni.

Pellegrini ha dovuto cancellare tutti gli impegni professionali della settimana per assistere la bambina. L’episodio si è verificato a fine gennaio 2026, in piena stagione influenzale. La successione rapida dei ricoveri e la gravità dei sintomi hanno spinto Giunta a esprimere pubblicamente la sua frustrazione, pur riconoscendo successivamente che il tono avrebbe potuto essere più misurato.

Le reazioni di educatrici e docenti

Nonostante la durezza del tono utilizzato, Matteo Giunta ha raccontato di aver ricevuto numerosi messaggi di solidarietà da parte di educatrici e insegnanti. Non si è trattato di critiche al suo sfogo, ma di ringraziamenti espliciti.

Come ha spiegato lui stesso, si tratta di un problema che il personale educativo conosce da sempre e che non riesce ad arginare. Il riferimento è alla consuetudine, diffusa in molte strutture, di lasciare a scuola bambini con sintomi evidenti senza alcuna valutazione sanitaria preventiva.

Questa pratica produce conseguenze concrete: gli altri bambini vengono esposti a patogeni, le famiglie si trovano ad affrontare contagi a catena, il personale scolastico lavora in condizioni di rischio sanitario aumentato. La solidarietà espressa dalle educatrici conferma che il tema non riguarda solo una percezione isolata, ma riflette una criticità riconosciuta all’interno delle comunità educative, dove convivono responsabilità di cura e limiti organizzativi difficili da conciliare.

Il quadro epidemiologico 2025-2026 e le indicazioni Iss

La stagione influenzale 2025-2026 si è rivelata particolarmente intensa, con oltre 800.000 nuovi casi registrati ogni settimana e un totale stagionale che ha superato i 7,5 milioni di contagi. I bambini sotto i 9 anni rappresentano la fascia più colpita, anche a causa dell’elevata densità virale che caratterizza gli ambienti scolastici, dove il contatto ravvicinato e prolungato favorisce la trasmissione delle infezioni.

Di fronte a questa emergenza sanitaria, l’Istituto Superiore di Sanità ha emanato raccomandazioni esplicite: tenere a casa i minori con sintomi, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, per limitare la diffusione di infezioni e complicanze. Queste indicazioni, pur chiare sul piano sanitario, si scontrano con le difficoltà organizzative di molte famiglie e con la pressione che grava sul sistema scolastico.

Il caso sollevato da Giunta ha riportato l’attenzione su questo nodo critico, rendendo evidente come la tutela della salute collettiva dipenda dalla possibilità concreta di applicare le misure preventive raccomandate.

Le difficoltà organizzative delle famiglie e il ruolo della scuola

L’insegnante Andrea Maggi ha risposto allo sfogo richiamando un aspetto spesso trascurato: non tutte le famiglie dispongono di babysitter, nonni o altre figure di supporto. Molti genitori si trovano nella condizione di dover scegliere tra la continuità lavorativa e l’assistenza ai figli malati, un equilibrio precario che si spezza facilmente durante la stagione influenzale.

Questa pressione organizzativa finisce per scaricarsi sul sistema scolastico, che si trova a gestire presenze di bambini sintomatici senza avere gli strumenti per farlo in sicurezza. La questione, quindi, non si limita alla responsabilità individuale, ma investe i limiti strutturali di un’organizzazione familiare spesso priva di margini e di un sistema di welfare che non sempre garantisce soluzioni praticabili.

La richiesta di attenzione e le implicazioni per la salute collettiva

Nel chiarire la propria posizione, Giunta non ha ritrattato il contenuto del messaggio, pur ammettendo che il tono avrebbe potuto essere più misurato. L’episodio ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema della salute negli spazi educativi e delle condizioni concrete che permettono alle famiglie di rispettare le indicazioni sanitarie.

Si tratta di un nodo che riemerge ciclicamente, soprattutto durante i picchi epidemici stagionali, e che coinvolge direttamente chi si prende cura dei più piccoli: educatrici, insegnanti e personale scolastico. La questione non riguarda soltanto le scelte individuali, ma anche l’organizzazione complessiva che rende possibile o impedisce comportamenti rispettosi della salute collettiva.

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