In questi giorni si stanno svolgendo i colloqui dell’Esame di Stato 2026, l’ultima prova che i maturandi devono affrontare dopo i due scritti. Quest’anno la riforma Valditara ha introdotto l’obbligo di sostenere tutte e tre le prove per accedere al diploma, ponendo fine alla possibilità della “scena muta” che ha caratterizzato l’esame dell’anno precedente.
Nonostante il ritorno alla struttura completa dell’esame, gli studenti hanno scelto di manifestare il proprio dissenso con un’iniziativa inedita. La Rete degli Studenti Medi sta promuovendo in tutta Italia la consegna alle commissioni d’esame di un documento collettivo, scritto a più mani dai maturandi, che contiene una riflessione critica sul sistema di valutazione e sul futuro della scuola italiana.
L’obiettivo dichiarato è aprire un confronto costruttivo proprio nel momento conclusivo del percorso scolastico, trasformando il colloquio in un’occasione di partecipazione attiva e discussione sul modello educativo vigente.
Il documento consegnato alle commissioni: contenuti principali
Il testo presentato ai commissari d’esame nasce dalla collaborazione di maturandi provenienti da diverse regioni italiane. L’obiettivo dichiarato è quello di avviare una riflessione critica sul sistema di valutazione attuale e sui criteri che orientano il giudizio finale durante l’Esame di Stato.
Il documento si articola su alcuni nodi tematici centrali, che toccano tanto gli aspetti formali della maturità quanto le sue ricadute sul benessere degli studenti. Tra le questioni sollevate figurano il peso dei percorsi di alternanza scuola-lavoro (PCTO) come requisito di ammissione, la percezione del colloquio orale come una sorta di maxi interrogazione centrata sulla memorizzazione piuttosto che sulla capacità di collegare e rielaborare criticamente i contenuti, e il ruolo attribuito al Curriculum dello Studente e al cosiddetto Capolavoro nella valutazione conclusiva.
Le pressioni psicologiche legate all’esame rappresentano un altro tema affrontato con chiarezza, evidenziando come l’ansia da prestazione possa condizionare negativamente l’esperienza conclusiva del percorso scolastico.
I punti critici indicati dagli studenti
I maturandi sottolineano come l’attuale impianto valutativo privilegi la performance rispetto al percorso di crescita complessivo. La Formazione Scuola Lavoro viene indicata come un requisito che non sempre rispecchia l’effettiva preparazione dello studente, mentre il colloquio rischia di trasformarsi in un’interrogazione nozionistica anziché favorire collegamenti interdisciplinari e capacità argomentative.
Il Curriculum dello Studente e il Capolavoro, pur introdotti per valorizzare competenze e progetti personali, sollevano dubbi sulla loro effettiva integrazione nei criteri di valutazione. Infine, viene messo in luce il carico emotivo che grava sui candidati, amplificato da un sistema percepito come eccessivamente incentrato sul voto finale.
I materiali diffusi dalla Rete includono un intervento specifico per il colloquio orale e un documento dal titolo “Generazione che costruisce”, entrambi disponibili per la consultazione.
La posizione della Rete degli Studenti Medi: le dichiarazioni
Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi, ha spiegato le ragioni dell’iniziativa durante i colloqui orali: “Abbiamo scelto di portare questa riflessione perché crediamo che la scuola debba essere anche uno spazio di partecipazione e confronto”. La Maturità, secondo Verdecchia, rappresenta “un’occasione per interrogarsi sul modello di scuola che vogliamo costruire”.
La coordinatrice ha criticato il sistema di valutazione vigente, definendolo “troppo legato alla performance e al voto”, sottolineando come dovrebbe invece “valorizzare maggiormente il percorso di crescita, il pensiero critico e le competenze sviluppate dagli studenti”. L’obiettivo dichiarato è “aprire una discussione sul futuro della maturità e sul modello di scuola di cui il Paese ha bisogno”.
I numeri su ammissioni, bocciature e fiducia nell’esame
Un sondaggio condotto da La Tecnica della Scuola su 407 docenti rivela che sette insegnanti su dieci non prevedono miglioramenti positivi dalla riforma Valditara dell’Esame di Stato. Numerosi partecipanti hanno sottolineato una perdita di fiducia nell’esame stesso, percepito ormai come una mera formalità priva di reale funzione selettiva.
I dati sugli esiti confermano questa percezione: nell’anno scolastico 2025-2026, circa il 99% dei candidati ammessi ha conseguito il diploma. Più precisamente, si è diplomato il 99,7% degli studenti ammessi all’esame, pari al 96,5% degli scrutinati complessivi.
Come riportato da Skuola.net, nell’ultimo triennio la percentuale di bocciature all’Esame di Stato non ha mai superato lo 0,2%, evidenziando una quasi totale assenza di selezione finale e alimentando il dibattito sulla reale efficacia valutativa della Maturità.
Le ricadute sul dibattito: valutazione, PCTO e sostegno psicologico
L’iniziativa degli studenti rilancia interrogativi su più fronti. I criteri di valutazione restano al centro: privilegiare competenze trasversali o confermare la memorizzazione? Il Curriculum dello Studente e il Capolavoro pesano sull’esito finale, ma il loro ruolo divide.
Il PCTO come requisito d’ammissione solleva dubbi sulla sua effettiva funzione formativa. Infine, la pressione psicologica legata all’esame emerge come tema urgente, spesso trascurato nei percorsi scolastici.
Questi nodi richiedono un confronto informato tra istituzioni, docenti e studenti.