Il 19 dicembre 2025 le lezioni della scuola primaria nel quartiere di Napoli Est si sono interrotte a causa dell’inagibilità dei servizi igienici. La dirigenza scolastica aveva inviato le prime segnalazioni agli enti competenti già a novembre, ma il problema non è stato risolto.
Di fronte al prolungarsi della sospensione, un gruppo di madri ha deciso di occupare l’istituto, trascorrendo la notte all’interno dei locali per rivendicare il diritto allo studio dei figli.
I genitori sottolineano che la scuola rappresenta “la base di tutto” in un contesto territoriale privo di alternative sociali. L’occupazione nasce dalla volontà di tutelare i bambini e richiamare l’attenzione delle istituzioni su una situazione che mette a rischio il percorso educativo.
In un’area fragile, la scuola costituisce un presidio fondamentale dello Stato, e la sua chiusura genera preoccupazione per le conseguenze sulla comunità.
Il plesso riqualificato con fondi Pnrr e gli ostacoli tecnici
A pochi metri dall’edificio storico in stato di degrado sorge una struttura gemella completamente ristrutturata grazie ai fondi Pnrr, pronta all’uso da oltre dodici mesi ma mai consegnata ufficialmente alla comunità scolastica.
Il paradosso amministrativo aggrava ulteriormente la percezione di inefficienza gestionale: mentre gli studenti restano a casa, spazi moderni e sicuri rimangono inaccessibili.
L’assessora all’Istruzione del Comune di Napoli, Maura Striano, ha confermato che un primo intervento tecnico sui servizi igienici del vecchio plesso è stato completato, ma sono emerse nuove criticità idrauliche che prolungano l’inagibilità. L’amministrazione comunale sta valutando l’apertura temporanea del plesso ristrutturato come soluzione-ponte per garantire la continuità didattica.
Si tratta di un’ipotesi concreta, sebbene non ancora formalizzata, che potrebbe consentire il rientro immediato degli alunni.
La contraddizione tra retorica degli investimenti e realtà operativa alimenta la frustrazione di famiglie e docenti, che vedono nel mancato utilizzo della struttura rinnovata un’occasione sprecata per salvaguardare il diritto allo studio in un territorio già fragile.
L’appello dei docenti al ministro Valditara e i risultati ottenuti
Il corpo docente ha formalizzato la propria posizione in una lettera indirizzata al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che definiscono esplicitamente un “appello pubblico” e non una semplice segnalazione amministrativa. Nel testo gli insegnanti richiamano la funzione della scuola come presenza stabile dello Stato nei quartieri a rischio di marginalità sociale, sottolineando come l’istituto rappresenti un presidio educativo insostituibile.
Nel triennio precedente, la comunità educante ha conseguito risultati quantificabili di rilievo: azzeramento completo della dispersione scolastica, costruzione di un modello didattico inclusivo e piena integrazione degli alunni con disabilità. Questi indicatori rappresentano la risposta concreta a un contesto territoriale difficile e dimostrano l’efficacia dell’intervento pedagogico nel tempo.
Il rischio, avvertono i docenti, è che la chiusura prolungata vanifichi questi esiti e comprometta la fiducia delle famiglie proprio dove il presidio scolastico svolge una missione di coesione sociale.
Le ricadute su studenti e territorio e le prossime mosse del Comune
L’interruzione prolungata rischia di compromettere i progressi educativi conquistati e di indebolire il presidio sociale garantito dalla scuola in un’area a forte fragilità. I docenti sottolineano come il protrarsi della chiusura possa alimentare fenomeni di abbandono e vanificare il modello inclusivo costruito negli ultimi tre anni.
L’amministrazione comunale sta valutando l’apertura temporanea del plesso ristrutturato come soluzione-ponte per ripristinare le lezioni, mentre proseguono i lavori nella sede storica. La priorità resta assicurare continuità didattica e tutelare il diritto allo studio degli alunni.