Neet in calo del 2,7%: 313 mila giovani in meno fuori da lavoro e formazione

Neet in calo del 2,7%: 313 mila giovani in meno fuori da lavoro e formazione

Nel terzo trimestre 2025 il tasso di neet tra i 15 e i 34 anni scende al 15,1%, con 313 mila giovani in meno che non studiano né lavorano.
Neet in calo del 2,7%: 313 mila giovani in meno fuori da lavoro e formazione

Nel terzo trimestre 2025 il tasso di neet tra i 15 e i 34 anni scende al 15,1%, in netto calo rispetto al 17,8% dello stesso periodo del 2024. La riduzione si traduce in circa 313 mila giovani in meno che non studiano né lavorano, portando il totale a 1 milione e 820 mila persone.

Il miglioramento registrato è riconducibile all’impatto positivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sull’economia italiana e alla contrazione demografica delle nuove generazioni. I dati emergono dall’aggiornamento trimestrale curato da Dedalo, il laboratorio permanente sul fenomeno neet della Fondazione Gi Group, istituito per monitorare sistematicamente e contrastare l’esclusione di giovani da formazione e occupazione.

I progressi per età: migliorano i 15-24enni, calo più marcato tra i 20-24enni

Il calo dei neet interessa tutte le fasce d’età, ma con intensità differenti. Tra i 15 e i 19 anni il tasso scende al 5,2%, con una riduzione di 2,6 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2024.

Il miglioramento più significativo si registra però tra i 20 e i 24 anni: qui l’incidenza passa dal 18,4% al 13,8%, riflettendo un’accelerazione nella transizione tra percorsi formativi e ingresso nel mercato del lavoro. Nella fascia 25-29 anni il tasso si attesta al 18,9%, in calo di 2,6 punti.

Tra i 30 e i 34 anni il fenomeno rallenta: il tasso scende al 22%, con una flessione limitata a 0,8 punti percentuali, segnalando difficoltà più strutturali nelle età adulte.

Il divario di genere: tassi in diminuzione ma gap stabile

Nel terzo trimestre 2025 le giovani donne neet si attestano a 1,085 milioni, registrando una diminuzione di 152 mila unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Parallelamente, il numero di ragazzi neet scende a 735 mila, con un calo di 161 mila giovani.

In termini percentuali, il tasso femminile passa dal 21,2% al 18,7%, mentre quello maschile si riduce dal 14,5% all’11,8%. Nonostante la contrazione generalizzata del fenomeno, il divario di genere rimane invariato, confermando una maggiore esposizione delle donne alla condizione di inattività.

Le differenze si accentuano nelle fasce d’età adulte: tra i 30-34enni l’incidenza raggiunge il 30,7% per le donne, a fronte del 13,7% registrato tra gli uomini della stessa età.

Il ruolo del titolo di studio: rischio elevato con livelli bassi

Tra i giovani di 25-34 anni il tasso di neet scende dal 22,1% al 20,5% nel terzo trimestre 2025. Il miglioramento più evidente riguarda i diplomati, per i quali l’incidenza passa dal 22,2% al 18,8%, con una riduzione di 3,4 punti percentuali.

Il rischio rimane invece molto elevato per chi possiede un basso titolo di studio, con un tasso stabile al 38,6%, mentre tra i laureati l’incidenza è nettamente più contenuta, pari all’11,9%. Le differenze di genere si amplificano proprio tra i livelli di istruzione più bassi: tra i 25-34enni con al massimo la scuola secondaria inferiore il tasso di neet raggiunge il 59% tra le donne, più del doppio rispetto agli uomini (24,3%).

L’istruzione si conferma un fattore protettivo decisivo contro l’esclusione dal mercato del lavoro e dalla formazione, soprattutto per la componente femminile.

Il divario territoriale: Sud e Isole in recupero, Nord su livelli più bassi

Il calo dei neet interessa tutte le macroaree del paese, ma con velocità e intensità diverse. Nelle Isole il tasso passa dal 29,4% al 24,4%, mentre nel Sud scende dal 27,1% al 22,6%, mostrando recuperi consistenti rispetto al 2024.

Al Nord i livelli rimangono decisamente più contenuti: 9,1% nel Nord-Est e 10,4% nel Nord-Ovest. Nonostante i progressi del Mezzogiorno, la distanza tra le aree resta marcata e superiore ai dieci punti percentuali.

La composizione dei neet: più attese e disoccupazione di lungo periodo, meno scoraggiati

L’analisi della composizione interna del fenomeno neet rivela cambiamenti significativi nel terzo trimestre 2025. Cresce la quota di giovani in attesa di risposta dopo una candidatura, con un aumento di 3,5 punti percentuali, e quella dei disoccupati da oltre un anno (+2,8 punti percentuali).

In parallelo si riduce il numero degli scoraggiati, che passano dal 12% all’8,7%, e dei neet per motivi personali, che scendono dal 10,3% al 6,4%. Le condizioni più diffuse tra i neet restano le responsabilità familiari (16,3%), l’attesa di risposta (15,4%) e la disoccupazione di lungo periodo (13,3%).

Le responsabilità familiari: l’impatto sulle donne oltre i 30 anni

Il carico di cura rappresenta il principale motivo di inattività per una donna neet su quattro. Tra le giovani donne neet, infatti, il 25% indica responsabilità familiari come causa principale della propria condizione, a fronte di appena il 2% tra gli uomini.

Questa asimmetria spiega in larga misura il divario di genere osservato nelle età adulte, in particolare tra i 30 e i 34 anni, dove il tasso femminile raggiunge il 30,7% contro il 13,7% maschile.

La fonte dei dati: il laboratorio Dedalo e i partner dell’osservatorio

I dati provengono da Dedalo, laboratorio permanente sul fenomeno neet istituito da Fondazione Gi Group nel luglio 2025. Si tratta di un osservatorio continuativo, unico in Italia, dedicato al monitoraggio sistemico dei giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano percorsi formativi.

Il progetto nasce in partnership con l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, con il supporto di ZeroNeet, programma di Fondazione Cariplo, e Fondazione Compagnia di San Paolo, per garantire una base informativa solida orientata alla prevenzione e al contrasto del fenomeno.

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