Un’insegnante transessuale è stata licenziata dalla scuola nella quale lavorava, ma secondo il diritto il licenziamento sarebbe illegittimo e la docente dovrebbe essere risarcita in quanto la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere è vietata dalla legge italiana e dalle norme europee. A dire la propria è anche la Corte di Giustizia Europea, che ha stabilito che il licenziamento effettuato sulla base della transessualità sia da considerarsi discriminatorio.

Insegnante licenziata perché transessuale

Tutte le istituzioni, comprese le scuole, dovrebbero garantire pari opportunità e rispettare la dignità di tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro identità di genere o orientamento sessuale. E per questo il licenziamento della docente è stato ritenuto illegittimo. In particolare, a seguito del ricorso presentato dalla stessa dopo essere stata allontanata dal posto di lavoro nel 2019 da un istituto paritario della Capitale, la docente ha fatto sapere tramite un post pubblicato sui social che:

“Il tribunale di Roma ha emesso una sentenza storica, con la quale ha condannato a risarcirmi un istituto scolastico, che mi aveva assunta e licenziata dopo tre settimane nel 2019, riconoscendo a tutti gli effetti la discriminazione di genere come causa scatenante il recesso del rapporto lavorativo stipulato.”

Il tribunale di Roma giudica illegittimo il licenziamento

La portata di una simile sentenza è evidente: in un tribunale è stato finalmente riconosciuto “il peso specifico della discriminazione di genere all’interno di un rapporto di lavoro“. Ciò non significa ancora che tale discriminazione sia stata definitivamente archiviata. In Italia, in particolare, è ancora purtroppo ampiamente diffusa. La stessa docente ha ricordato, non senza sofferenza:

In tutti i modi hanno provato a screditare la mia persona e la mia professionalità. La loro difesa sosteneva non fossi una buona insegnante, nonché persona sessualmente esplicita. Ci hanno provato ma non ci sono riusciti. Le loro testimonianze non sono state in grado di dimostrare il contrario, anzi si sono rivelate utili per rafforzare quanto non fosse la mia mancata professionalità il motivo del licenziamento.

Inutile sottolineare come la docente possa ritenersi finalmente soddisfatta. Il suo licenziamento andava contro i principi di uguaglianza e non discriminazione sanciti dalle leggi italiane ed europee. Senza considerare come l’identità di genere sia un aspetto fondamentale della personalità di un individuo e non possa essere considerata come un motivo legittimo per il licenziamento.

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