Pordenone, il liceo Leopardi-Majorana nel mirino: segnalazioni su 'docenti di sinistra' e allarme privacy

Pordenone, il liceo Leopardi-Majorana nel mirino: segnalazioni su 'docenti di sinistra' e allarme privacy

Al liceo Leopardi-Majorana di Pordenone, Azione Studentesca ha affisso un manifesto invitando a segnalare i docenti di sinistra. L'iniziativa ha scatenato proteste per violazione della privacy e libertà di insegnamento.
Pordenone, il liceo Leopardi-Majorana nel mirino: segnalazioni su 'docenti di sinistra' e allarme privacy

La mattina del 17 gennaio 2026, gli studenti del Liceo Leopardi-Majorana di Pordenone hanno trovato affisso un manifesto di Azione Studentesca, movimento giovanile storicamente legato alla destra politica. Il messaggio recitava: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?”. Accanto, un QR code rimandava a un form digitale per segnalare i casi ritenuti più gravi, con l’obiettivo dichiarato di redigere un report a livello nazionale.

L’iniziativa ha immediatamente allarmato il corpo docente. Paolo Venti, insegnante di latino e greco, ha segnalato il manifesto alla Prefettura e alla dirigenza scolastica, denunciando un tentativo di monitoraggio ideologico. Secondo Venti, la raccolta di dati sensibili e la creazione di elenchi basati sull’orientamento politico configurano una minaccia alle garanzie democratiche della scuola pubblica, trasformando il dissenso legittimo in “liste di proscrizione”.

Il manifesto è stato rimosso, ma ha lasciato un clima di tensione palpabile tra i corridoi dell’istituto friulano, sollevando interrogativi sulla tutela della privacy e sulla libertà di espressione in ambito scolastico.

Le reazioni istituzionali: il sindaco Basso tra dissenso e critica del metodo

La vicenda ha assunto rilevanza istituzionale con l’intervento pubblico di Alessandro Basso, sindaco di Pordenone ed esponente di Fratelli d’Italia, dirigente scolastico attualmente in aspettativa. Attraverso i social network, Basso ha espresso una posizione che ha alimentato il dibattito politico: ha definito “maldestra” e “disordinata” la raccolta dati, riconoscendo la violazione della privacy, ma ha aperto al tema del presunto disagio degli studenti di destra in ambienti scolastici percepiti come dominati dalla sinistra.

La risposta dell’opposizione è stata immediata. La senatrice del Partito Democratico Simona Malpezzi, insieme ai consiglieri regionali Diego Moretti e Laura Fasiolo, ha denunciato l’iniziativa come intimidazione inaccettabile, richiamando episodi analoghi avvenuti a Monfalcone. La critica centrale rivolta al sindaco riguarda la legittimazione, anche parziale, di una logica di controllo politico sui docenti, considerata incompatibile con i principi democratici della scuola pubblica.

La tutela della libertà di insegnamento: le interrogazioni a Valditara

La vicenda del Liceo Leopardi-Majorana ha rapidamente oltrepassato i confini regionali, approdando sui tavoli istituzionali romani. La senatrice di Italia Viva, Daniela Sbrollini, ha presentato un’interrogazione urgente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ponendo al centro della richiesta la tutela dell’autonomia scolastica e della dignità professionale dei docenti, elementi considerati minacciati da quella che viene definita una “schedatura ideologica”.

Ancora più netta è stata la posizione di Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha espresso piena solidarietà al corpo docente, ribadendo un principio fondamentale: l’insegnamento deve rimanere un atto libero, completamente svincolato da qualsiasi logica di sorveglianza politica.

Nel dibattito pubblico che ne è seguito, ha assunto particolare rilevanza la voce del professor Paolo Venti, protagonista della denuncia iniziale. In un lungo intervento pubblico, il docente ha voluto tracciare una distinzione netta tra propaganda e autentica educazione civica. “Non sono un juke box”, ha affermato, rivendicando il diritto-dovere di affrontare temi politici in classe non per indottrinare, ma per stimolare il pensiero critico degli studenti.

Secondo Venti, la trasparenza delle proprie idee rappresenta il migliore antidoto alla manipolazione, consentendo ai ragazzi di “fare la tara” e sviluppare opinioni autonome e consapevoli.

Le implicazioni per la comunità scolastica: tra privacy e clima in classe

L’episodio ha sollevato preoccupazioni concrete sulla raccolta di dati sensibili all’interno dell’ambiente scolastico. La creazione di elenchi basati sull’orientamento politico dei docenti richiama alla memoria meccanismi di controllo incompatibili con le garanzie democratiche che dovrebbero proteggere l’istituzione educativa. Il riferimento alle “liste di proscrizione” evocato dal professor Venti sottolinea il rischio di derive che vanno oltre la semplice contestazione studentesca.

All’interno del liceo friulano, il clima si è fatto teso. La vicenda ha portato alla superficie un malessere che interroga il delicato equilibrio tra neutralità istituzionale e impegno educativo. La scuola pubblica italiana si trova infatti chiamata a essere uno spazio neutrale ma non asettico, dove il confronto civile deve coesistere con la tutela della dignità professionale.

Il caso di Pordenone si configura dunque come cartina di tornasole di dinamiche più ampie, che attraversano il rapporto tra politica e libertà di espressione nel contesto formativo.

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