La recente riforma degli istituti tecnici ha drasticamente ridotto lo spazio riservato alla geografia, riportando la disciplina a una marginalità che non si vedeva dai tempi della riforma Gelmini. Il cambiamento appare particolarmente stridente se confrontato con le dichiarazioni rilasciate dal ministro Valditara tra il 2023 e il 2025, nelle quali veniva sottolineata la centralità dello studio di storia e geografia per sviluppare il pensiero critico necessario ad affrontare la complessità del mondo contemporaneo.
Nell’ottobre 2023 il ministro aveva infatti affermato che la scuola deve fornire gli strumenti cognitivi “per capire da dove veniamo, chi siamo e dove vogliamo andare”, riconoscendo proprio a storia e geografia questo ruolo fondamentale.
Solo un anno dopo, nel gennaio 2025, aveva ribadito l’intenzione di “ridare dignità alla geografia che era praticamente scomparsa”, citando come esempio preoccupante le indagini che evidenziavano studenti incapaci di localizzare il fiume Po.
Il contrasto tra queste dichiarazioni programmatiche e l’esito effettivo della riforma è evidente: le poche ore mantenute nel curricolo vengono percepite come un mantenimento minimale, una semplice concessione formale che non garantisce un effettivo presidio della disciplina.
Il caso degli istituti turistici: dimezzamento nel biennio, cancellazione nel triennio
L’indirizzo turistico rappresenta il caso più emblematico della marginalizzazione della geografia nella riforma degli istituti tecnici. Si trattava dell’unico percorso della scuola secondaria di secondo grado in cui la disciplina manteneva una presenza costante per l’intero quinquennio, garantendo continuità formativa su competenze essenziali per il settore.
Con il nuovo ordinamento, il quadro orario subisce un drastico ridimensionamento: nel biennio le ore di geografia passano da sei a tre, un dimezzamento netto che riduce della metà il tempo dedicato all’acquisizione di conoscenze territoriali di base.
Nel triennio, dove fino a oggi si è insegnata la geografia turistica, la disciplina scompare completamente. Proprio così: sparisce dal curricolo, lasciando un vuoto formativo in un indirizzo che per sua natura richiede approfondite competenze geografiche.
La cancellazione della geografia turistica nel triennio rappresenta una contraddizione evidente: come si può formare un tecnico del turismo senza fornirgli gli strumenti per comprendere e analizzare i territori, le risorse ambientali e culturali, le dinamiche dei flussi turistici?
La geografia non è un sapere accessorio per chi opera nel turismo, ma una competenza professionalizzante che connette teoria e pratica, fornendo il quadro di riferimento per progettare itinerari, valorizzare destinazioni e gestire attività ricettive in contesti territoriali specifici.
Le alternative introdotte e le zone d’ombra applicative
La riforma prevede l’introduzione di “Territorio e turismo” e affida ampio spazio al “curriculo a disposizione della scuola”. Tuttavia, restano numerose incertezze operative. Non è chiaro chi insegnerà la nuova disciplina né quale classe di concorso sarà coinvolta.
Le ore di autonomia, pur rappresentando un margine di flessibilità, appaiono come una soluzione dai contorni indefiniti, difficile da declinare concretamente nelle scuole.
Il quadro normativo lascia aperte domande fondamentali sull’effettivo presidio geografico nel percorso formativo turistico. I docenti della classe A-21 si trovano già ora a gestire carichi di lavoro elevati, con numerose classi e un volume di verifiche che, come riportato nel testo, non si contano ma “si pesano”. Questa immagine esprime concretamente la pressione didattica esistente prima della riforma.
Le ricadute su apprendimento e pensiero critico
La drastica riduzione delle ore di geografia negli istituti tecnici entra in aperto contrasto con gli obiettivi formativi dichiarati dal ministero. Nell’ottobre 2023, il ministro Valditara aveva sottolineato come la scuola debba sviluppare negli studenti “quel pensiero critico con cui affrontare la complessità del nostro tempo”, indicando lo studio di storia e geografia come “centrale” per fornire gli strumenti necessari a comprendere origine, identità e prospettive future.
A distanza di pochi mesi, nel gennaio 2025, lo stesso ministro aveva ribadito l’intenzione di “ridare dignità alla geografia”, citando come preoccupanti le indagini che evidenziavano lacune gravi nelle conoscenze di base, come l’incapacità di localizzare il fiume Po.
Ora, con il nuovo assetto curricolare, viene meno proprio quella “opportunità di apprendimento” che, pur non garantendo miracoli, consentiva almeno di contrastare l’ignoranza geografica diffusa e di costruire competenze trasversali essenziali per orientarsi nel mondo contemporaneo.
Le reazioni dal mondo della scuola e gli sviluppi attesi
L’autore dell’articolo rivolge un invito diretto al ministro Valditara: venire di persona nelle classi per verificare il livello medio di preparazione geografica degli studenti che arrivano dalla scuola secondaria di primo grado. L’appello si fonda sull’esperienza quotidiana dei docenti A-21, che correggono «chilogrammi» di verifiche e constatano lacune profonde nelle conoscenze di base.
Nel frattempo, il mondo della scuola attende con preoccupazione di vedere cosa accadrà nei «nuovi» licei. L’ottimismo iniziale si è notevolmente ridotto e si auspica una smentita rispetto alla linea seguita nei tecnici, pur restando incerti sugli sviluppi futuri della riforma.