Le scuole milanesi si confrontano oggi con un quadro profondamente mutato rispetto al periodo pre-pandemico. «Dopo il Covid nelle scuole sono aumentate le situazioni di disagio, c’è più difficoltà nelle relazioni tra studenti e con i docenti, dal punto di vista emotivo gli adolescenti sono più fragili», spiega Raffaella d’Amore, dirigente scolastica dell’istituto superiore Curie-Sraffa.
L’impatto della pandemia ha lasciato segni evidenti sul tessuto relazionale delle comunità scolastiche. Gli studenti mostrano una maggiore vulnerabilità nel gestire le interazioni quotidiane, mentre i rapporti con il corpo docente risentono di una comunicazione più complessa e talvolta conflittuale.
La fragilità emotiva degli adolescenti emerge come elemento centrale nel nuovo assetto post-Covid, richiedendo alle istituzioni scolastiche risposte concrete e strategie d’intervento mirate.
Le ipotesi di intervento: metal detector come strumento, non soluzione unica
Raffaella d’Amore non chiude le porte a nessuna proposta: «Per queste ragioni, ogni idea, come quella sui metal detector, può essere utile», spiega la dirigente dell’istituto Curie-Sraffa. L’apertura verso misure anche discusse riflette l’urgenza di trovare strumenti concreti per contenere il disagio crescente. Tuttavia, la posizione della scuola milanese resta cauta e realistica.
La dirigente avverte subito sui limiti: «Certo, da soli i metal detector non bastano». L’installazione di dispositivi di controllo può funzionare come deterrente o come segnale di attenzione istituzionale, ma non risolve le fragilità emotive né ripara le relazioni compromesse.
Senza interventi educativi, psicologici e di sostegno continuativo, ogni misura tecnologica rischia di rimanere un gesto simbolico. L’approccio suggerito è quello di strumenti complementari, dove la sicurezza fisica si intreccia con il lavoro sul clima scolastico e sul benessere degli studenti.
La voce delle scuole: il profilo dell’istituto Curie-Sraffa in zona San Siro
A fornire la testimonianza sul disagio scolastico post-pandemico è Raffaella d’Amore, dirigente scolastica dell’istituto superiore Curie-Sraffa di Milano. La scuola si trova in zona San Siro e accoglie circa 1.500 alunni distribuiti tra sei indirizzi tecnici e un indirizzo liceale.
Il contesto operativo dell’istituto offre un osservatorio significativo sulle dinamiche educative nella città, rappresentando una realtà scolastica ampia e articolata. La posizione della dirigente permette di valutare le trasformazioni del clima scolastico dopo il Covid e di riflettere sulle misure necessarie per affrontare le nuove criticità emerse tra gli studenti e il personale docente.
Le ricadute in classe: le relazioni tra studenti e docenti sotto pressione
La crescente fragilità emotiva degli adolescenti si riflette direttamente nelle dinamiche quotidiane dell’istituto. La dirigente Raffaella d’Amore osserva come le relazioni tra studenti abbiano perso spontaneità, con maggiore difficoltà nel gestire i conflitti e nel mantenere un clima collaborativo.
Anche il rapporto con i docenti risulta più complesso: l’instabilità emotiva post-pandemia rende più difficile l’interazione educativa e richiede competenze relazionali più raffinate da parte degli insegnanti. Il quadro che emerge è quello di un ambiente scolastico dove tensioni e incomprensioni si manifestano con maggiore frequenza, richiedendo interventi più strutturati per garantire il benessere collettivo e la continuità didattica.