Hitler, biografia e punti salienti della carriera politica

Paura, terrore, sangue, timore, bombe, fucili, innocenti… Tanti termini per descrivere solo una cosa, il Nazismo, tutto sotto le mani consapevoli e avide di un uomo con il cuore di pietra, senza un minimo ventaglio di sentimento, nei confronti di chi, colpa in fondo non ne aveva, se non quella di essere nati e di essere cresciuti nel posto sbagliato nel periodo sbagliato, in un luogo in cui doveva essere “modificato, rinnovato” , luogo in cui doveva sorgere e svilupparsi la nuova “razza”, quella pura, ovvero quella Ariana. Tutto questo per una pura follia di uno degli uomini più violenti che il mondo avesse mai conosciuto, tutto questo per la ferocia del Signore del Male, Adolf Hitler.

Adolf Hitler: biografia

Conosciamo tutti Adolf Hitler, conosciamo fino a che punto la sua pazzia e la sua instabilità mentale si spinsero, la storia del nazismo fa parte di tantissimi popoli anche della nostra, visto la collaborazione di Mussolini, nel periodo della grande seconda guerra mondiale. Ma ancor prima di parlare di questo approfondiamo l’aspetto personale e privato dello “sterminatore”, trascorsi e infanzia, che da un certo punto potrebbero dare delle spiegazioni della sua crescita così avversa nei confronti della razza ebrea. Figlio di un padre autoritario e repressivo, Adolf Hitler nasce nella piccola cittadina austriaca di Braunau am Inn nel 1889. La precoce morte della madre (a cui era estremamente legato), inoltre, lascia profonde ferite nel suo animo. Il suo quadro psicologico pone delle problematiche già dai primi anni scolastici, turbato e frustrato da quella figura paterna che lo indusse ad avere seri problemi nelle relazioni interindividuali. Gli anni scolastici e della sua adolescenza, appunto, sono anni bui, segnati fra l’altro da episodi di vagabondaggio e di isolamento sociale. Si racconta che girasse, ironia della sorte, nei ghetti ebraici come un fantasma, vestito di un soprabito nero e sformato, donatogli da un occasionale amico ebreo, ed estremamente trascurato nell’aspetto. Negli anni di Vienna, comincia a sviluppare il suo odioso rancore e ossessivo antisemitismo. Per campare deve rassegnarsi a fare l’impiegato, mentre nel tempo libero discute di politica con amici e conoscenti, con una veemenza tale da lasciare spesso esterrefatti gli interlocutori. In particolare la sua rabbia veniva sfociata in un pensiero del tutto antimarxista. Nel 1913 decide di partire per Monaco e nel 1914, dinanzi al Consiglio di revisione a Salisburgo, viene riformato per cattive condizioni di salute. Quando, il 1° agosto 1914, c’è la dichiarazione di guerra, Hitler è addirittura felice e non vede l’ora di partecipare all’impresa, da lui ritenuta anche “eroica”. Successivamente, sempre a Monaco nel 1919,  inizia ufficialmente  la sua attività politica vera a propria costituendo l’anno seguente il Partito Nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi (NSDAP). Gli esordi sono burrascosi, tanto che in seguito alle sue attività di agitatore viene arrestato. Durante la prigionia scrive il “Mein Kampf” orrendo manifesto della sua ideologia, infarcita di nazionalismo, razzismo, convinzioni circa la superiorità di una presunta “razza ariana”, odio contro ebrei, marxisti e liberali. Scarcerato dopo soli 9 mesi, torna alla guida del NSDAP. Hitler tentò sempre di nascondere gli eventi dei propri ascendenti, omettendo o distorcendo la verità, raccontando di quell’epoca soltanto gli episodi che gli potevano tornare utili alla propaganda per la sua immagine; pertanto il suo albero genealogico rimase, per molto tempo, parzialmente avvolto nel mistero. Poi, comunque, con il tempo e con le ricerche postume si scoprì anche che le sue origini diciamo non sono del tutte “pure” (parlando con il linguaggio nazista), ma anche il Fuhrer derivava da antenati ebrei; con tutta la sua famiglia non ebbe mai un rapporto solidale, forse questa una delle motivazioni per il suo odio nei confronti del padre su tutta la razza ebrea.

Per approfondire: Perché Hitler odiava gli ebrei?

Hitler: carriera politica e dittatura

Hitler  è stato a capo della politica  tedesca , rivestendo il ruolo di Cancelliere del Reich dal 1933 e dittatore, col titolo di Führer, della Germania dal 1934 al 1945. Capo del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, nonché il principale ideatore del nazionalsocialismo, Hitler conquistò il potere cavalcando l’orgoglio ferito del popolo tedesco, dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale e la grave crisi economica che affliggeva la Repubblica di Weimar. Sfruttando la sua abilità oratoria e l’insoddisfazione delle classi medie, presentò un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e antisemitismo e dopo alterne vicende (fallito Putsch nel 1923 e conseguenti otto mesi di carcerazione, durante i quali iniziò la stesura del Mein Kampf), arrivò alla Cancelleria nel gennaio del 1933. Nel 1934, dopo la morte del presidente Paul von Hindenburg, si attribuì per legge il titolo di Führer e Cancelliere del Reich, accentrando nelle sue mani i poteri dello Stato e instaurando un regime dittatoriale. Grazie a un possente ed efficace programma di ristrutturazione economica e riarmo militare, Hitler perseguì una politica estera estremamente aggressiva, volta principalmente a espandere il Lebensraum (spazio vitale) tedesco a spese delle popolazioni dell’Europa orientale. In un susseguirsi di atti di sfida alla comunità internazionale, giunse a invadere la Polonia il 1º settembre del 1939, provocando lo scoppio della seconda guerra mondiale. Da quel momento in poi, Hitler ebbe completamente in mano il potere della Germania, trasformandolo così in una e vera e propria dittatura. Dittatura atroce, senza diritti, vincolati e “imbrogliati” da aspettative e realtà irrealizzabili. L’invasione dell’Unione Sovietica fu anche motivata dal proposito nazionalsocialista, già presente agli albori del movimento, di acquisire il Lebensraum “spazio vitale” per la Germania ad Est, a scapito delle popolazioni slave considerate Untermenschen “sub-umane”. Le registrazioni della conferenza forniscono le prove più evidenti della pianificazione centrale dell’Olocausto. Tra il 1942 e il 1944 le SS, assistite dai governi collaborazionisti e da personale reclutato nelle nazioni occupate, uccisero in maniera sistematica circa 3,5 milioni di ebrei in sei campi di sterminio localizzati in Polonia: Birkenau, Bełżec, Chełmno, Majdanek, Sobibór e Treblinka. Altri vennero uccisi meno sistematicamente in altri luoghi e in altri modi, o morirono di fame e malattie mentre lavoravano come schiavi. Ancora sotto sotto di lui la persecuzione più conosciuta al mondo, cioè la Shoah. Il suo potere man mano perse colpi e nel 1945 la Germania iniziò a perdere delle battaglie importanti. Nel 1945, Hitler rimasto bloccato con le truppe a lui fedeli in una Berlino ormai accerchiata dall’Armata Rossa, si suicidò nel suo bunker il 30 aprile 1945 insieme alla compagna Eva Braun, che aveva sposato il giorno prima.