Torino, aule a 12 gradi e scontro sulla chiusura: il dilemma tra sicurezza e servizio pubblico

Torino, aule a 12 gradi e scontro sulla chiusura: il dilemma tra sicurezza e servizio pubblico

Un guasto al riscaldamento porta le aule a 12 gradi. La scuola resta aperta, i sindacati protestano: è un problema di sicurezza.
Torino, aule a 12 gradi e scontro sulla chiusura: il dilemma tra sicurezza e servizio pubblico

La mattina del 12 gennaio, mentre l’ondata di freddo colpiva buona parte dell’Italia, le aule di un istituto torinese hanno registrato temperature intorno ai 12 gradi. Un guasto all’impianto di riscaldamento ha costretto la dirigente scolastica a intervenire tramite altoparlanti, invitando studenti e personale a coprirsi adeguatamente.

La ditta incaricata da Città metropolitana è intervenuta prontamente, ripristinando la caldaia nel giro di poche ore. Nel frattempo, la vicepresidenza ha diffuso una circolare che confermava l’invito a indossare abiti pesanti in attesa della risoluzione tecnica del problema e della notifica formale agli enti competenti.

La scuola non è stata chiusa. Hanno potuto lasciare l’istituto soltanto gli studenti con autorizzazione dei genitori e i docenti le cui classi si erano progressivamente svuotate. La decisione operativa è stata quella di mantenere il servizio, nonostante le condizioni termiche difficili, come riportato dal Corriere della Sera.

Le contestazioni sindacali: sicurezza e chiusura dell’istituto

Cobas Scuola e Flc Cgil hanno espresso “riso amaro” di fronte alla gestione dell’emergenza, richiamando il dirigente al proprio ruolo di primo garante della sicurezza dell’ambiente scolastico. Nella nota congiunta i sindacati sottolineano che “doversi trovare per ore a fare lezione, vigilanza o a svolgere qualsiasi altra mansione a temperature bassissime è un problema di sicurezza” e si interrogano su cosa abbia impedito una decisione volta a tutelare il benessere psico-fisico dell’intera comunità scolastica.

Al centro della contestazione vi è l’assenza di sospensione delle lezioni per causa di forza maggiore, misura che avrebbe evitato le disparità di trattamento emerse. Un docente evidenzia come si sia creata discriminazione: “Alcune famiglie non rispondevano e non tutti i ragazzi sono riusciti ad uscire. Anche tra i colleghi, c’è chi se ne è potuto andare e chi invece aveva ancora qualche studente e si è dovuto fermare”.

Il personale Ata è rimasto in servizio per l’intera giornata, confermando criticità operative nella gestione dell’emergenza termica.

Le ragioni del dirigente: servizio pubblico e gestione dell’emergenza

Il dirigente scolastico ha difeso la scelta di non disporre la chiusura dell’istituto, sostenendo che non sussistessero le condizioni per interrompere il servizio. Rimandare a casa circa un migliaio di studenti, in maggioranza minorenni, senza alcun preavviso e con temperatura esterna di -1 °C non sarebbe stata una soluzione efficace né più sicura.

Secondo il preside, la scuola rappresenta un servizio pubblico la cui interruzione non può essere decisa con leggerezza. Tutti gli occupanti si trovavano in un ambiente chiuso e protetto, con la possibilità di coprirsi adeguatamente. Chi desiderava lasciare l’edificio poteva farlo, previa autorizzazione formale dei genitori.

La decisione è stata inoltre sostenuta dalla rapidità dell’intervento tecnico: la ditta incaricata da Città metropolitana ha ripristinato il riscaldamento nel giro di poche ore, riportando gradualmente le condizioni ambientali alla normalità e permettendo il regolare svolgimento delle attività didattiche per il resto della giornata.

I numeri su impianti e bollette

L’episodio torinese si inserisce in un fenomeno documentato su scala nazionale. Un’indagine di Skuola.net condotta su 1.200 studenti rivela che 8 ragazzi su 10 hanno sofferto il freddo al rientro in classe: il 60% ha avvertito temperature inferiori al solito, mentre il 17% ha registrato il disagio consueto.

L’edilizia scolastica rimane ferma nel tempo: oltre la metà degli edifici risale a prima degli anni Settanta e i fondi PNRR si sono concentrati sulla fascia 0-6 anziché sull’ammodernamento di medie e superiori. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, circa l’1,5% delle scuole è privo di impianto di riscaldamento, mentre oltre tre impianti su quattro utilizzano metano, risorsa diventata onerosa da mantenere.

Per il 34% degli studenti il problema principale è stato il mancato pre-accendimento nei giorni precedenti al rientro, misura dettata da esigenze di risparmio degli enti locali che pagano le bollette. A complicare il quadro intervengono la dispersione termica di infissi e muri obsoleti, segnalata da un quinto degli alunni, e la necessità di tenere le finestre aperte per il ricambio d’aria contro i virus stagionali.

Le strategie di sopravvivenza quotidiana vedono il 36% degli studenti seguire lezioni indossando il cappotto al banco, il 3% ricorrere a coperte o stufette. Nel 12% dei casi gli impianti risultano fuori uso o funzionanti al minimo per non affaticare strutture obsolete; situazioni limite hanno portato nell’1% dei casi alla riduzione dell’orario scolastico, evidenziando l’impatto diretto sul diritto allo studio.

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