Oggi ricorre la Giornata europea delle lingue: ti va di scoprire quali sono quelle più difficili da imparare per un italiano (e non solo)? Prima di passare alle 10 lingue più difficili al mondo vogliamo dirti che, se l’inglese è ancora un tuo cruccio, sappi che non è niente in confronto con l’dioma di Paesi ben più lontani dal nostro.

Quando si viaggia, o quando ci si trasferisce in un nuovo paese, uno degli ostacoli più difficili da sormontare è sicuramente quello della lingua. Ci sono, però, lingue e lingue, alcune – per nostra fortuna – molto simili all’italiano (lo spagnolo, ad esempio), altre più ardue se non impossibili da apprendere (una a caso, il giapponese).

Certo, tutto sta nella propria capacità di apprendimento e nel paese di provenienza, ma esistono diverse teorie – addirittura formule matematiche – che stabiliscono il grado di difficoltà di un’idioma (te la sveliamo in fondo a questo articolo).

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Le 10 lingue più difficili al mondo

Le 10 lingue più difficili al mondo

Ciò che accomuna tutte queste lingue è la loro relativa mancanza di connessione con la lingua italiana. Ecco le dieci lingue più difficili (ma più gratificanti) da imparare.

  1. Mandarino. All’interno del gruppo linguistico cinese, è la lingua più parlata al mondo. E’ una lingua tonale: ogni suono nel sistema di trascrizione fonetica del mandarino pinyin ha quattro pronunce distinte. Se aggiungiamo che è piena di idiomi e aforismi (raccolti in millenni di storia) è una delle più difficili da imparare.
  2. Arabo. In arabo, la maggior parte delle lettere sono scritte in 4 forme diverse a seconda di dove sono posizionate in una parola e, per complicare le cose, le vocali non sono incluse durante la scrittura. Ti basta?
  3. Giapponese. Con il giapponese sfondiamo una porta aperta: ciò che lo rende più difficile è il suo sistema di scrittura, basato su migliaia di caratteri che devono essere necessariamente imparati prima di poter essere scritti.
  4. Russo. Ci sono alcuni ostacoli che rendono difficile parlare un russo fluente. Tra questi, il fatto che l’ortografia non è sempre semplice, è piena di suoni vocalici non familiari all’italiano e richiede l’apprendimento di un alfabeto completamente nuovo per padroneggiarlo.
  5. Turco. Il turco è una lingua estremamente popolare con una ricca storia e cultura alle spalle. Richiede tempo a causa della sua pronuncia, grammatica e aspetto dell’ascolto. Utilizza alfabeti latini, ma è una lingua agglutinativa (qui può stare la difficoltà per noi italiani). In turco, espressioni sempre più complesse vengono costruite aggiungendo suffissi a una parola base (cosa che ha in comune con giapponese, coreano ed estone).
  6. Ungherese. L’ungherese vanta alcune delle regole grammaticali più difficili. I suffissi, ad esempio, dettano il tempo e il possesso invece dell’ordine delle parole. Ci sono, inoltre, sottili elementi culturali che lo rendono particolarmente difficoltoso da imparare.
  7. Coreano. La difficoltà del coreano sta soprattutto nel fatto di essere una lingua isolata, ovvero senza alcuna relazione genealogica dimostrabile con altre lingue.
  8. Basco. Come il coreano, anche il basco è una lingua isolata. Sebbene abbia preso in prestito il vocabolario delle lingue romanze, il modo in cui è scritto e parlato è distinto da qualsiasi altra lingua. Nonostante sia parlato da meno di 700.000 persone, ci sono almeno cinque dialetti baschi distinti.
  9. Islandese. Il fatto che sia parlato da meno di 400.000 persone su un’isola, è sicuramente una delle cause delle sue stranezze per chi, in Islanda, non vive. La lingua è pressoché invariata da quando l’Islanda è stata colonizzata nel IX e X secolo. L’Islanda non ha ceduto all’adozione di parole straniere per nuovi concetti, ma ha avuto la tendenza a coniarne di nuove.
  10. Mongolo. La parte più difficile del mongolo è la sua pronuncia. Una volta che l’hai imparata, la grammatica non è così difficile. A patto che… conosci il finlandese. E l’alfabeto è un gioco da ragazzi, ammesso che tu sappia leggere il russo. Insomma, avrai capito che siamo sarcastici.

Le 10 lingue più difficili al mondo

La formula che misura la difficoltà di una lingua

La formula matematica che ci aiuterà a classificare una lingua in base alla sua difficoltà è la seguente:
                                 Lingua= O*(G+V+(w*.1)+(A*2.0)+S+V(1.5)),
dove O sta per apertura della società a comunicare nella sua lingua madre con uno straniero, è la grammatica, V è la difficoltà delle  coniugazioni verbali, P indica la pronuncia e fonetica, rappresenta la complessità della scrittura, A è il numero medio di sillabe per ogni parola (a quanto pare caratteristica importante per la memorizzazione) S è la velocità del parlato e V la sua musicalità.

Partendo da questa formula, le lingue si possono distinguere in:

  •  Estremamente difficili: rientra in questa categoria il polacco, che ha sette casi, sette generi e una pronuncia davvero difficile.
  • Molto difficili: è il caso del finlandese, ungherese e estone, idiomi difficili (l’ungherese presenta infiniti suffissi che aggiunti alle parole ne cambiano la funzione logica).
  • Semplicemente ardue: come ucraino e russo, con il loro alfabeto differente e una grammatica complessa.
  • Abbastanza difficile: troviamo in questa categoria l’arabo. Strano ma vero, sembrerebbe una lingua impossibile, invece è più facile del polacco! Unico problema sta nella pronuncia e negli infiniti dialetti.
  • Difficili: cinese e giapponese  risultano difficili principalmente per la scrittura e la pronuncia, perchè per quanto riguarda la grammatica sono lingue abbordabili (nessun caso, non ci sono generi, i tempi verbali non cambiano, le parole sono corte).
  • Nella media: francese, inglese e tedesco. Il francese presenta molte forme verbali ma una grammatica abbastanza semplice, mentre il tedesco e l’inglese hanno pochi casi (l’inglese non ne ha affatto) e forme verbali semplici.
  • Facili: tra le lingue facili da apprendere troviamo l’italiano e lo spagnolo, il portoghese e il rumeno. Per apprendere queste lingue in maniera decente e riuscire a farsi comprendere dagli autoctoni ci vogliono una media di 23 settimane.

Ovviamente l’entusiasmo, l’apertura verso la nuova lingua – e quindi la nuova cultura – e le motivazioni per cui si imparano (un conto è una vacanza, un altro è un trasferimento per un nuovo lavoro) e il tempo che si impiega per studiarla faranno la differenza. Buon lavoro!

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