Telefono Azzurro ha presentato i dati sull’uso dei chatbot tra gli adolescenti il 10 febbraio 2026 presso l’Università Bocconi di Milano, in occasione del Safer Internet Day. L’evento “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso” ha ricevuto il patrocinio di Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, AgID, Agcom, Garante della Privacy, Università Bocconi e Generazioni Connesse.
L’iniziativa ha affrontato l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla crescita e sulla salute mentale di bambini e adolescenti. Le rilevazioni internazionali di Ofcom, Common Sense Media ed Eurostat confermano la crescente diffusione dei chatbot IA tra i giovani a livello globale.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico, spesso non riconosciuto né trattato. Ansia, depressione, solitudine e isolamento sociale rappresentano le problematiche più diffuse, con un adolescente su cinque che dichiara di sentirsi solo.
L’uso dei chatbot tra gli adolescenti italiani
L’indagine condotta da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa su un campione di ragazzi tra i 12 e i 18 anni ha fornito un quadro dettagliato della diffusione dei chatbot basati su intelligenza artificiale in Italia. Nel 2025, il 35% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare strumenti come ChatGPT tra le attività online svolte con maggiore frequenza.
La conoscenza di questi sistemi risulta molto elevata: il 74% del campione afferma di conoscere i chatbot e, dopo una breve spiegazione sul loro funzionamento, la percentuale di utilizzo dichiarato sale al 75%.
L’impiego dei chatbot aumenta progressivamente con l’età e si registra una diffusione leggermente superiore tra i ragazzi rispetto alle ragazze. ChatGPT si conferma lo strumento più popolare, utilizzato dall’83% di chi interagisce con questi sistemi, seguito da Gemini con il 36%, Meta AI con il 27% e Microsoft Copilot con il 7%. L’ambito principale di utilizzo resta quello scolastico: studio, compiti e ricerca rappresentano le finalità prevalenti.
Il livello di fiducia attribuito ai chatbot dai giovani italiani raggiunge un valore medio di 6,6 su una scala da 1 a 10, con il 58% dei rispondenti che assegna un punteggio superiore a 7, indicando un grado di affidabilità percepita significativo.
Le interazioni personali e la dimensione emotiva
Gli adolescenti attribuiscono ai chatbot un livello medio di antropomorfismo pari a 3,2 su una scala da 1 a 5, riconoscendo loro tratti quasi umani. Tuttavia, il 38% dichiara di non aver mai instaurato interazioni di natura personale con questi strumenti.
Tra chi ha sviluppato un rapporto più personale, le motivazioni risultano variegate. Il 36% riferisce curiosità come spinta principale, mentre il 23% apprezza la qualità dei consigli ricevuti. Più significativo sul piano emotivo è il 15% che si rivolge ai chatbot per sentirsi non giudicato e il 10% per alleviare la solitudine. Una minoranza del 7% segnala di non avere altre persone di riferimento a cui rivolgersi.
Le emozioni suscitate dall’interazione riflettono questo duplice registro: se curiosità e divertimento rappresentano i vissuti prevalenti, il 23% degli adolescenti dichiara di essersi sentito accolto senza giudizio e il 16% meno solo, evidenziando come i chatbot possano rispondere, almeno parzialmente, a bisogni relazionali reali.
I rischi percepiti e l’appello sulla governance
I giovani intervistati riconoscono diversi pericoli legati all’impiego dei chatbot. Il 40% segnala una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle relazioni sociali reali, il 33% il rischio di confondere realtà e finzione, il 25% la possibilità di sviluppare dipendenza, il 20% la diffusione di informazioni errate e il 19% rischi per la privacy. Solo il 10% ritiene che non vi siano effetti negativi.
Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, ha dichiarato: “I dati ci dicono con chiarezza che i chatbot basati su Intelligenza Artificiale sono ormai entrati nella quotidianità degli adolescenti. Parliamo di strumenti che offrono potenzialità significative, ma che espongono anche a rischi concreti, in particolare sul piano della salute mentale, soprattutto per i bambini e i ragazzi più vulnerabili.
L’Intelligenza Artificiale non è né buona né cattiva in sé, ma indubbiamente è uno strumento potente. Senza regole, competenze e responsabilità condivise può diventare dannosa. Con una governance capace di mettere al centro il benessere di bambini e adolescenti e uno sviluppo guidato dall’etica, può invece rappresentare un fattore di inclusione, benessere e opportunità”.