Tesina di: Gaia De Sanctis
Scuola: Liceo Scientifico
Area della Tesina: Altro
Nota: tesina partecipante al concorso “Premio Maturità 2007″

Titolo: I due volti della Natura

Descrizione: In questa tesina ho cercato di evidenziare il duplice rapporto che si crea tra l’uomo e la Natura, la quale è nel contempo madre e matrigna per l’uomo.

Materie Trattate: Italiano, Latino, Filosofia, Inglese, Scienze e cenni di Fisica

Tesina Liceo Scientifico sulla Natura: introduzione

Fin dalle origini, l’uomo si è interrogato sulla Natura e sul rapporto che intercorre fra sé e quest’ultima. Le visioni e le concezioni di questo rapporto si sono dimostrate essere molteplici, alcune contraddittorie, altre incapaci di giungere ad una sintesi. Ciò che accomuna tutti gli uomini, comunque, è il desiderio di comprendere se la Natura possa essere considerata madre o matrigna. Essa è indispensabile per l’uomo, poiché è la sua generatrice e la sua nutrice ma, allo stesso tempo, spesso lo tradisce e lo fa soffrire. A mio parere, la Natura può essere raffigurata come una donna seducente ma infedele: l’innamorato non può farne a meno, nonostante i suoi continui tradimenti e le continue delusioni e sofferenze da ella generate. Particolarmente significative, a tal proposito, sono le concezioni del poeta latino Lucrezio (98 a.C.? – 55 a.C.?) e del poeta italiano Giacomo Leopardi (1798 – 1937).

Nel I secolo a.C. Lucrezio, scrivendo il De rerum natura ci fornisce una visione della natura propria dell’epicureismo, partendo dall’atomismo, per poi passare all’uomo, nella sua natura composita di corpo e spirito, ed infine al cosmo. Ma Lucrezio non si limita a una descrizione di fenomeni: ci lascia anche una sua opinione sul rapporto che la natura stessa ha con l’uomo. Nel II libro del De rerum natura Lucrezio ci mostra come essa renda possibile il piacere, la felicità; ciò può essere desunto dai versi 29-33 nei quali viene descritta una condizione di serenità, possibile solo nel locus amoenus: il restare adagiati su di un morbido prato la cui erba verde è coperta di fiori, presso un piccolo corso d’acqua, sotto un albero, con un tempo sereno:

“…cum tamen inter se prostrati in gramine molli/propter aquae rivum sub ramis arboris altae/non magnis opibus iucunde corpora curant,/praesertim cum tempestas adridet et anni/tempora conspergunt viridantis floribus herbas”,”…quando tuttavia, familiarmente distesi sull’erba morbida,/presso un ruscello, sotto i rami di un albero alto,/con tenui mezzi ristorano giocondamente i corpi;/soprattutto quando il tempo arride e la stagione/cosparge di fiori le erbe verdeggianti”.

Contrapposta alla visione positiva della natura che emerge dai versi sopra riportati, nel V libro del De rerum natura (vv. 195-227) si trova un estremo pessimismo che ci mostra la condizione umana come infelice e aspra; ci viene infatti proposta una descrizione delle fatiche e dei dolori a cui è sottoposto l’uomo a causa delle avversità della natura nei suoi confronti, essendo stata creata dal volere divino non certo per noi uomini (nequaquam nobis divinitus esse paratam naturam rerum). Lucrezio si sente vittima di una culpa, di una persecuzione:

“E quand’anche ignorassi quali siano i primi elementi delle cose, questo tuttavia oserei affermare in base agli stessi fenomeni del cielo e comprovare in forza di molte altre cose: che la natura del mondo non è stata per nulla disposta dal volere divino per noi: di così grande difetto essa è dotata. In primo luogo, di quanto copre l’ampia distesa del cielo, una grande parte è occupata da monti e selve dominio di belve, la posseggono rupi e deserte paludi e il mare che vastamente disgiunge le rive delle terre. Inoltre, quasi due terzi il bruciante calore e l’assiduo cadere del gelo li tolgono ai mortali. Ciò che resta di terra coltivabile, la natura con la propria forza lo coprirebbe tuttavia di rovi, se non le resistesse la forza dell’uomo, per i bisogni della vita avvezzo a gemere sul robusto bidente e a solcare la terra cacciandovi a fondo l’aratro. Se, rivoltando col vomere le glebe feconde e domando il suolo della terra, non le stimolassimo al nascere, spontaneamente le piante non potrebbero sorgere nell’aria pura; e nondimeno, talora, procurate con grande fatica, quando già per i campi frondeggiano e tutte fioriscono, o le brucia con eccessivi calori l’etereo sole o le distruggono improvvise piogge e gelide brine, e le devasta con violento turbine il soffiare dei venti. E poi, la razza orrenda delle fiere, nemica del genere umano, perché la natura in terra e in mare la alimenta e la accresce? Perché le stagioni apportano malattie? Perché la morte prematura s’aggira qua e là? E inoltre, il bimbo, come un navigante gettato sulla riva da onde furiose, giace a terra nudo, incapace di parlare, bisognoso d’ogni aiuto per vivere, appena la natura lo fa uscire con sforzi fuori dal ventre della madre alle rive della luce, e riempie il luogo di un lugubre vagito, come è giusto per uno che nella vita dovrà passare per tanti mali”.

La contraddizione che sembra emergere potrebbe essere risolta interpretando l’accento posto dal poeta sulla condizione infelice dell’uomo di fronte alla natura come una risposta a chi esalta la benevolenza di quest’ultima: è in un certo senso una obiezione realistica che ottiene però un effetto pessimistico dai toni cupi e drammatici con cui è colorata la descrizione. In questo modo l’immagine della natura serena che permette il riposo e una vita felice non è in netto contrasto con la precedente, dal momento che ci mostra una differente situazione che può essere parallela all’altra, non necessariamente opposta: sono i due volti della Natura che Lucrezio rappresenta. D’altra parte Epicuro insegnava agli uomini a conoscerla, ad accettarla e a sentirsene parte senza alcuna paura e senza alcuna ribellione; infatti, nella celebrazione che Lucrezio fa di quest’ultimo (I libro, vv. 62-79), egli ci viene presentato come colui che, mediante lo studio razionale della natura (naturae species ratioque), ha permesso di superare le superstizioni e i timori che prima preoccupavano le menti umane, per giungere a un rapporto sereno con essa.

Alcuni spunti per la mappa concettuale: Mappe concettuali Maturità

Tesina Maturità sulla Natura: collegamenti

La Natura è un argomento su cui ci si può davvero sbizzarrire, in quanto è adatto a qualsiasi tipo di scuola. Dunque, è possibile trovare collegamenti tra tutte le materia, vediamo qualche esempio, così da fare un figurone all’orale:

  • Latino: Lucrezio
  • Italiano: Giacomo Leopardi
  • Filosofia: Lorenz
  • Inglese: William Wordsworth
  • Fisica: i fulmini

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