Social e minori, il ddl 1136 fermo in Senato da sei mesi: l'Italia rimane indietro

Social e minori, il ddl 1136 fermo in Senato da sei mesi: l'Italia rimane indietro

Il disegno di legge n. 1136 su social network e minori è bloccato dal 21 ottobre 2025 presso l'ottava Commissione del Senato, mentre altri Paesi hanno già adottato misure concrete.
Social e minori, il ddl 1136 fermo in Senato da sei mesi: l'Italia rimane indietro

L’Italia non ha ancora adottato misure efficaci per regolare l’utilizzo dei social network da parte dei minori, nonostante il tema sia riconosciuto come prioritario dall’intero arco politico. Al 13 aprile 2026, il quadro normativo rimane incompleto e l’assenza di un intervento concreto contrasta con l’urgenza dichiarata dalle forze parlamentari.

La necessità di agire è rafforzata dal fatto che numerosi Paesi si sono mossi con anticipo, introducendo da mesi limiti e controlli più stringenti sull’accesso ai servizi digitali per le fasce più giovani. Questo ritardo italiano assume una dimensione critica proprio alla luce del confronto internazionale, che evidenzia come la tutela dei minori online sia ormai un tema centrale nelle agende legislative di altri Stati, mentre in Italia il processo resta sostanzialmente fermo.

Il ddl 1136 in Commissione al Senato

Il disegno di legge n. 1136 è bloccato dal 21 ottobre 2025 presso l’ottava Commissione di Palazzo Madama. Il testo, fermo da quasi sei mesi, affronta l’utilizzo dei social network da parte dei minori e rappresenta uno dei tentativi più recenti di intervento normativo su un tema ormai riconosciuto come prioritario.

Le firme apposte al ddl segnalano la trasversalità politica della questione: Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia e Simona Malpezzi del Partito Democratico hanno sottoscritto insieme il documento, testimoniando una convergenza che supera le tradizionali linee di divisione parlamentare. Questa collaborazione bipartisan evidenzia come la necessità di regolare l’accesso dei minori alle piattaforme digitali sia percepita come urgenza condivisa, al di là degli schieramenti.

Lo stallo prolungato dell’iter parlamentare, tuttavia, contrasta con l’allarme sociale e le sollecitazioni che arrivano da più parti. L’immobilità in Commissione impedisce l’avanzamento verso l’aula e rinvia ulteriormente l’adozione di misure concrete, mentre il dibattito pubblico sul rapporto tra minori e social network si fa sempre più pressante.

Le previsioni del testo: l’articolo 3 e i contratti con i fornitori

Il disegno di legge numero 1136 interviene sul piano normativo attraverso l’articolo 3, che disciplina i «contratti con i fornitori di servizi della società dell’informazione». La formulazione, riportata in forma parziale dalla fonte disponibile, indica l’intenzione del legislatore di incidere direttamente sui rapporti contrattuali tra piattaforme e utenti minorenni, ponendo obblighi e vincoli specifici ai gestori dei social network.

Il testo non è integralmente pubblicato, ma il passaggio citato lascia intendere che la misura punta a regolare le modalità con cui i fornitori di servizi digitali stipulano accordi con gli utenti sotto i 18 anni, eventualmente introducendo clausole di tutela, requisiti di verifica dell’età o modalità di consenso rafforzato.

L’impatto potenziale di tale intervento riguarderebbe l’intero ecosistema digitale, imponendo alle piattaforme social adeguamenti tecnici e organizzativi per garantire la conformità alle nuove disposizioni contrattuali.

Le prospettive e il confronto internazionale

La situazione descritta dal Sole 24 Ore il 13 aprile 2026 delinea un quadro di stallo: da una parte un testo già approvato ma fermo in Senato, dall’altra l’ipotesi che debba nascere un nuovo intervento legislativo. La dicotomia evidenzia l’incapacità italiana di portare a compimento un iter normativo su un tema considerato prioritario da tutte le forze politiche.

L’urgenza di un’azione complessiva risulta amplificata dal fatto che altri Paesi si sono mossi da mesi, dotandosi di strumenti normativi per regolare l’accesso dei minori ai social network. Il confronto internazionale rende ancora più evidente il ritardo accumulato dall’Italia, che continua a non disporre di una normativa operativa.

Nei prossimi mesi sarà necessario monitorare due direttrici: l’eventuale avanzamento del ddl 1136 dall’ottava Commissione verso l’aula, e la possibile nascita di un nuovo testo legislativo che raccolga le istanze bipartisan emerse.

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