La prima prova della maturità 2026 si svolgerà il 18 giugno, segnando il debutto della riforma voluta dal ministro Giuseppe Valditara. La novità principale riguarda l’eliminazione della cosiddetta “scena muta” all’orale: i candidati non potranno più presentarsi alla commissione senza rispondere alle domande, pena la bocciatura immediata. Questa modifica ridefinisce la prova finale, trasformandola in un passaggio obbligato senza possibilità di rinuncia parziale.
La riforma nasce in risposta alle proteste dello scorso anno, quando alcuni studenti scelsero di non sostenere il colloquio per contestare il sistema di valutazione. Il Ministero ha risposto con una stretta normativa che rende l’orale un momento non eludibile del percorso d’esame.
Il clima attorno alla maturità resta teso, diviso tra chi ne difende il valore formativo e chi ne chiede l’abolizione. Il 2026 rappresenta quindi un anno di verifica per comprendere se le modifiche introdotte risponderanno alle critiche o alimenteranno ulteriori tensioni nel sistema scolastico italiano.
Il Gaokao in Cina: scala, pressione e controlli anti-frodi
Ogni anno, all’inizio di giugno, la Cina si ferma per il Gaokao, il concorso nazionale di ammissione all’università che coinvolge quest’anno 12,9 milioni di studenti, una cifra equivalente alla popolazione di un Paese europeo di medie dimensioni. Erede degli antichi esami imperiali che per oltre un millennio hanno selezionato la classe dirigente dell’Impero, il Gaokao conserva nella tradizione confuciana il suo ruolo di strumento meritocratico per il miglioramento della condizione sociale.
La preparazione è estenuante: giornate scolastiche dall’alba a sera, corsi privati, tutor e simulazioni continue. Durante i giorni dell’esame, le autorità modificano la vita pubblica chiudendo strade, sospendendo lavori edili e invitando gli automobilisti a non usare il clacson vicino alle sedi.
Tuttavia, l’alta disoccupazione giovanile mette oggi in discussione il valore della laurea, intensificando la competizione spietata per gli atenei d’élite di Pechino e Shanghai.
A fianco della pressione psicologica cresce il fenomeno delle frodi tecnologiche. Quest’anno le autorità hanno lanciato un’allerta specifica contro gli occhiali intelligenti, dispositivi capaci di connettersi a internet e all’intelligenza artificiale, predisponendo controlli rafforzati all’ingresso di tutte le sedi d’esame.
Le posizioni a confronto: abolizione o rito di passaggio?
Il dibattito sulla maturità è stato al centro di una puntata di Scuola Talk de La Tecnica della Scuola, che ha messo a confronto prospettive divergenti sul valore dell’esame. Angela Verdecchia della Rete degli Studenti Medi ha ribadito la richiesta di abolizione, definendo la prova “un momento riduttivo” incapace di valutare anni di percorso formativo vissuti nella fase più complessa della crescita. La rappresentante ha condannato inoltre le bocciature inflitte a chi ha protestato rifiutando l’orale, interpretando la risposta ministeriale come punitiva e priva di ascolto del malessere giovanile.
Su posizioni opposte si colloca Vincenzo Schettini, docente e content creator, che difende l’esame come palestra esistenziale: “Il mondo è fatto di sfide. L’esame stressa positivamente e negativamente corpo e mente, proprio come nella vita adulta, nel lavoro, nella carriera.” Per Schettini la prova è indispensabile per preparare i ragazzi alle pressioni della realtà, e sottrarla significherebbe ostacolare il processo di crescita.
Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, riporta la discussione sul piano costituzionale e simbolico: l’esame si svolge per obbligo normativo ma rappresenta anche un passaggio all’età adulta, un momento destinato a restare nella memoria per tutta la vita.
Le ricadute per gli studenti: tra benessere, merito e accesso
In Italia, l’eliminazione della scena muta impone ai candidati una preparazione più accurata per l’orale, aumentando il carico di stress in un momento già delicato. Gli studenti italiani vivono l’esame come un passaggio formativo e simbolico verso l’età adulta, ma molti ne contestano la capacità di valutare realmente cinque anni di percorso scolastico.
In Cina, il Gaokao determina in modo diretto l’accesso agli atenei d’élite e rappresenta per milioni di famiglie l’unica via legittima di ascesa sociale. La preparazione estenuante e la competizione spietata pesano sul benessere psicologico dei giovani, mentre l’alta disoccupazione giovanile ridimensiona il valore pratico della laurea, rendendo ancora più cruciale il risultato ottenuto.
In entrambi i contesti, l’esame finale concentra aspettative familiari, pressioni istituzionali e speranze individuali, configurandosi come momento di verifica del merito ma anche come snodo critico per opportunità future e identità personale.