Maturità, il Garante Privacy blocca i risultati Invalsi: la commissione non potrà vederli

Maturità 2026, il Garante Privacy blocca i risultati Invalsi: la commissione non potrà vederli

Il Garante per la protezione dei dati personali vieta l'accesso ai risultati Invalsi ai commissari d'esame fino alla conclusione della maturità, garantendo l'autonomia valutativa.
Maturità 2026, il Garante Privacy blocca i risultati Invalsi: la commissione non potrà vederli

Il Garante per la protezione dei dati personali ha emesso un parere vincolante che ridefinisce l’accesso alle informazioni nel percorso verso l’Esame di Stato. La decisione stabilisce che i risultati delle prove Invalsi non potranno essere consultati dai commissari d’esame fino alla conclusione della maturità, introducendo una forma di “cecità” selettiva destinata a preservare l’autonomia del giudizio valutativo.

L’intervento dell’Autorità modifica lo schema di decreto che avrebbe integrato gli esiti delle prove standardizzate nel Curriculum dello studente accessibile alla commissione prima del colloquio. Questa scelta normativa risponde all’esigenza di evitare condizionamenti sul voto finale, garantendo che la valutazione si basi esclusivamente sul percorso scolastico interno e sulle prestazioni durante l’esame stesso, senza interferenze derivanti da misurazioni standardizzate nazionali che rispondono a logiche valutative diverse.

Il quadro normativo: curriculum dello studente e accessi consentiti

Il Curriculum dello studente, introdotto con la legge 107/2015, costituisce oggi uno strumento centrale per la valutazione finale alla maturità. Il documento si articola in quattro sezioni distinte:

  • la Parte I raccoglie il percorso di istruzione e formazione tratto dall’E-Portfolio
  • la Parte II registra le certificazioni linguistiche, informatiche e di altro genere
  • la Parte III documenta le attività extrascolastiche come volontariato, sport ed esperienze culturali
  • la Parte IV contiene i livelli di apprendimento certificati dalle prove standardizzate Invalsi

La decisione del Garante stabilisce che solo le prime tre sezioni risulteranno consultabili dalla commissione d’esame. La Parte IV resta invece inaccessibile fino alla conclusione dell’Esame di Stato, garantendo così una netta separazione tra la valutazione scolastica interna e le misurazioni standardizzate nazionali.

Questo intervento tutela l’autonomia valutativa del consiglio di classe e impedisce che i risultati Invalsi condizionino il giudizio finale.

Il contesto normativo attende ancora il decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito, previsto entro fine gennaio secondo il D.L. 9 settembre 2025, n. 127, che definirà le materie della seconda prova e l’organizzazione del colloquio.

Le ricadute operative per scuole e segreterie

L’intervento del Garante impone alle istituzioni scolastiche e alle segreterie didattiche un adeguamento immediato delle procedure di gestione documentale. La Parte IV del Curriculum dello studente, contenente i livelli di apprendimento certificati dall’INVALSI, dovrà rimanere inaccessibile alla Commissione d’esame durante l’intero svolgimento delle prove.

Le scuole devono predisporre sistemi di accesso selettivo che garantiscano la consultazione delle sole sezioni I, II e III del Curriculum, mantenendo “congelati” i risultati delle prove nazionali fino alla conclusione formale dell’Esame di Stato. Una sfida operativa che richiede attenzione nella configurazione delle piattaforme digitali e nella formazione del personale amministrativo.

È fondamentale ricordare che il Curriculum non costituisce parte integrante del titolo di studio legale: il diploma mantiene la propria validità indipendentemente dal contenuto del documento allegato, ma la corretta applicazione delle direttive del Garante diventa elemento essenziale per tutelare la riservatezza degli studenti.

Le conseguenze per gli studenti tra E-Portfolio e scelte post-diploma

Lo svolgimento delle prove Invalsi rimane requisito necessario per l’ammissione all’Esame di Stato, ma i risultati non influenzano il voto finale né sono visibili ai commissari durante le prove. La vera novità riguarda l’accesso al documento completo: solo dopo aver conseguito il diploma, gli studenti potranno visualizzare il Curriculum nella sua interezza, inclusa la Parte IV con gli esiti Invalsi, attraverso il servizio digitale E-Portfolio della Piattaforma Unica.

Poiché il Curriculum non costituisce parte integrante del titolo di studio legale, spetta esclusivamente allo studente decidere se allegare la versione completa nelle future candidature universitarie o lavorative, oppure se condividere soltanto le sezioni relative al percorso scolastico, alle certificazioni e alle attività extrascolastiche. Questa libertà di scelta rappresenta un importante passo verso la consapevolezza digitale: i giovani diventano titolari e gestori autonomi dei propri dati accademici, al riparo da automatismi che potrebbero penalizzarli nel passaggio dalla scuola al mondo del lavoro o dell’università.

Le scadenze e i prossimi passaggi istituzionali

Entro la fine di gennaio 2026, il Ministero dell’Istruzione e del Merito deve emanare il decreto che definirà le materie della seconda prova scritta e l’organizzazione del colloquio orale, come previsto dal D.L. 9 settembre 2025, n. 127. Questa scadenza rappresenta un momento chiave per studenti e docenti, che potranno così avviare la preparazione mirata sugli argomenti oggetto d’esame.

In parallelo, gli studenti devono assicurarsi che il proprio E-Portfolio sulla Piattaforma Unica sia aggiornato con tutte le attività extrascolastiche, le certificazioni linguistiche e informatiche acquisite durante il percorso scolastico. Queste informazioni, contenute nelle Parti II e III del Curriculum dello studente, saranno infatti consultabili dalla Commissione d’esame e potranno costituire spunto per il colloquio orale, valorizzando le competenze maturate al di fuori dell’aula.

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti