Lavorare come coltivatore diretto: cosa sapere

Se avete passione e dedizione per la terra e pensate che sia un importante patrimonio in nostro possesso, dovete necessariamente conoscere tutto quello che c’è da sapere per diventare dei coltivatori diretti. La prima cosa da chiarire, però, è che esiste una grande differenza tra il coltivatore diretto e l’imprenditore agricolo, sono due figure completamente diverse con obiettivi, requisiti e responsabilità diverse. Spesso, erroneamente, si tende a far coincidere queste due professioni, probabilmente perché entrambi sono coinvolti nel lavoro della terra, ma ripetiamo che si tratta di due lavori diversi. Noi, oggi, vogliamo soffermarci sul coltivatore diretto e dirvi tutto quello che dovete sapere.

Coltivatore diretto: quali sono i requisiti

A stabilire quali siano i requisiti per diventare dei coltivatori diretti è il D.lgs 228/2001 secondo cui tale figura risulta essere titolare di una piccola azienda agricola, che (anche con la propria famiglia) prestano almeno 104 giornate di lavoro agricolo all’anno, ossia un terzo del fabbisogno della loro azienda. Devono dunque essere proprietari o affittuari del terreno agricolo che mettono a produzione. Il coltivatore deve affiancare all’attività agricola altre mansioni che riguardano il settore manageriale di gestione dell’impresa, come gestire il personale, controllare gli acquisti e le vendite dell’azienda. Quindi, per poter diventare dei bravi coltivatori diretti, oltre alla passione per la terra e all’esperienza sul campo, è necessario avere almeno un’istruzione secondaria.

Lavorare come coltivatore diretto: in cosa consistono le sue mansioni

Il coltivatore diretto è un lavoratore autonomo impegnato nella coltivazione diretta di un terreno agricolo; il fondo non deve necessariamente essere di proprietà, può anche essere affittato e, secondo la normativa, possono essere comprese anche attività di allevamento. Per poter essere riconosciuti come tali ed essere iscritti nell’apposita sezione dell’INPS, il coltivatore deve dimostrare di dedicare un minimo di 104 giorni lavorativi all’attività e deve svolgerla con una certa regolarità. Fondamentalmente il coltivatore diretto è una sottocategoria dell’imprenditore agricolo.

Coltivatore diretto: quanto si guadagna con questo lavoro

Per essere dei coltivatori diretti a tutti gli effetti è necessario iscriversi negli elenchi dei coltivatori diretti presentando all’INPS  un apposito modello denominato CD1 (dichiarazione aziendale relativa alla conduzione d’impresa diretto coltivatrice (art. 14 della Legge 233/90) entro 90 giorni dalla data d’inizio attività. La questione relativa al guadagno non è mai universale, in quanto dipende molto dall’attività, se è ben avviata, se ha raggiunto un certo numero di clienti e se le entrate sono superiori alle uscite.

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