Insegnante sgrida la studentessa: la reazione del patrigno

Da tempo si ascoltano, purtroppo, fatti spiacevoli in merito a liti tra insegnanti e genitori degli studenti. Se un tempo quando il professore sgridava l’alunno, mamma e papà se la prendevano con il figlio per l’accaduto, ormai sembra diventata la prassi il fatto di andare a lamentarsi con il docente. Eppure non dovrebbe essere così. Questi episodi spiacevoli succedono ancora e così è accaduto qualche giorno prima delle vacanze di Natale in una scuola superiore del copparese, in provincia di Ferrara. Un docente di 40 anni è stato aggredito all’uscita di scuola dal patrigno della studentessa che ha sgridato.

Insegnante sgrida la studentessa: il patrigno picchia il docente

Insegnante sgrida la studentessa: cos’è accaduto

Il professore aveva ripreso la ragazza nel corso della lezione e immediatamente lei ha alzato la voce contro di lui. Una volta rientrata a casa ha riferito l’accaduto al patrigno che allora è andato fuori dall’istituto e ha dato un pugno in faccia al docente. Quest’ultimo è andato immediatamente al pronto soccorso dell’ospedale di Cona, per le cure del caso e dopo essersi preso qualche giorno di riflessione, ha preso la decisione di denunciare quando successo ai carabinieri. I militari hanno avviato le indagini del caso, fino ad arrivare a identificare il responsabile (residente in provincia) e denunciarlo per lesioni personali. “La problematica del comportamento violento, per fortuna di pochi genitori, nei confronti del corpo docente – fanno sapere dall’Arma – coinvolge anche la provincia estense. Pertanto giova evidenziare alle famiglie che le aggressioni, siano esse verbali o fisiche, costituiscono reato perseguibile penalmente, oltre a non costituire un modello educativo adeguato per i figli e gli altri studenti”.

Insegnanti e studenti: lo strano rapporto

Solo qualche giorno fa vi abbiamo parlato degli spari contro una professoressa avvenuti con una pistola ad aria compressa. L’insegnate in questione è stata colpita ad un occhio e alla testa da alcuni pallini in gomma proprio mentre era intenta a svolgere la sua lezione in classe. “Come in ogni ambiente di lavoro, c’è anche chi pensa che sia stata io a sbagliare, perché non so tenere a bada la classe. Come se fosse normale venire a scuola con la pistola ad aria compressa […] Ad eccezione di un ragazzo, nessuno è venuto a scusarsi: né tra gli studenti, né tra i genitori. Lo reputo un atteggiamento molto grave. Sono stata abbandonata, ed è una delle ragioni per cui ora mi sento additata. Quando entro a scuola non è più come prima, c’è sempre una certa angoscia“.

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