Sulla scia della Francia, anche il M5S ha chiesto al Ministro dell’Istruzione di porre uno stop all’uso di Microsoft e Google nelle scuole. A farlo è stata la politica italiana, nonché attivista del Movimento 5 Stelle dal 2014, Maria Laura Mantovani che ha infatti avanzato la proposta di seguire l’esempio del ministero dell’Istruzione transalpino. Ma perché questa richiesta? E quali sono le motivazioni che dovrebbero portare all’esclusione di tali strumenti informatici, utili e gratuiti, nelle scuole?

Stop a Microsoft e Google nelle scuole in Francia

A seguito di un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato Philippe Latombe, sostenitore della sovranità digitale francese, il Ministero della Pubblica Istruzione si è espresso contro l’uso di Microsoft e Google nelle scuole ed in tutti gli istituti dedicati all’istruzione. Il motivo è semplice: la loro politica non sarebbe conforme a quella della Francia.

Ha proposto, di contro, l’utilizzo di suite equiparabili a queste e provenienti da fornitori di servizi soggetti esclusivamente al diritto europeo. Quello che viene rimproverato ai due colossi americani è il fatto che le loro normative non siano conformi agli attuali regolamenti vigenti nel Paese in materia di concorrenza e di trasferimento dei dati personali verso Paesi terzi.

Stop a Microsoft e Google nelle scuole: la proposta a Valditara

La stessa battaglia sta portando avanti il dipartimento innovazione del Movimento 5 Stelle nella persona della senatrice Maria Laura Mantovani. Quest’ultima ha avanzato al nuovo ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, la richiesta di monitorare l’utilizzo di Microsoft e Google nelle scuole e nelle università. Soprattutto per ciò che riguarda la questione della sovranità digitale all’interno della nostra Penisola. Approfittando di una situazione di difficoltà – ovvero la pandemia e la conseguente didattica online con tanto di lezioni virtuali – Google e Microsoft avrebbero imposto “le loro soluzioni gratuite” andando ad invadere di fatto tutti gli ambiti della didattica digitale. Fornendo un’offerta gratuita, si chiede la Mantovani, le due aziende non hanno messo in atto una sorta di concorrenza sleale?

Ma non solo: entrambe le società avrebbero indotto a pensare che “il ministero dell’Istruzione le avesse scelte e selezionate come strumenti didattici e formativi ufficiali”. La senatrice ha chiesto quindi a Valditara di individuare delle alternative a Microsoft e Google compatibili con i regolamenti europei; di ottenere solide garanzie da parte del fornitore per l’utilizzo dei dati personali. E di fare in modo che anche l’Italia possa giungere a mettere in atto la sovranità digitale di cui il Paese avrebbe bisogno per essere indipendente.

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