Il prossimo cambio dall’ora solare all’ora legale scatterà nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026, con un giorno di anticipo rispetto al 2025. Alle 2:00 le lancette dovranno essere spostate avanti di un’ora, passando direttamente alle 3:00.
Il passaggio comporterà un’ora di sonno in meno nella notte del cambio, ma le giornate risulteranno più luminose: il tramonto arriverà infatti un’ora più tardi, regalando pomeriggi più lunghi e illuminati dal sole.
Questo si traduce anche in un minor consumo di energia elettrica per l’illuminazione artificiale.
L’ora legale resterà in vigore fino all’ultima domenica di ottobre 2026, quando il 25 le lancette torneranno indietro di un’ora ripristinando l’ora solare.
Il “jet lag sociale” e gli effetti sulla salute
Il passaggio all’ora legale comporta uno spostamento dei ritmi circadiani, il meccanismo biologico che regola il ciclo sonno-veglia in base alla luce naturale. Perdere un’ora di sonno in una notte genera un fenomeno chiamato “jet lag sociale”: l’organismo si trova improvvisamente sfasato, come dopo un viaggio intercontinentale.
I sintomi dell’adattamento — stanchezza, irritabilità e difficoltà di concentrazione — colpiscono soprattutto studenti e lavoratori sotto stress. La letteratura scientifica documenta effetti più severi nei giorni successivi al cambio: gli infarti miocardici aumentano del 3-4% e gli infortuni sul lavoro registrano un picco del 5-6% il lunedì immediatamente dopo.
I risparmi energetici e ambientali
L’ora legale produce benefici concreti sul fronte energetico ed economico. Dal 2004 al 2024 l’Italia ha risparmiato oltre 12 miliardi di kilowattora e circa 2,3 miliardi di euro grazie alla minore necessità di illuminazione artificiale nelle ore serali.
Rendere permanente questo regime potrebbe generare un risparmio annuo di 720 milioni di kilowattora e circa 180 milioni di euro, traducendosi in bollette più leggere per famiglie e imprese. Sul versante ambientale, la riduzione di emissioni di anidride carbonica raggiungerebbe le 200.000 tonnellate l’anno, equivalenti alla capacità di assorbimento di circa sei milioni di alberi.
La discussione parlamentare sull’ora legale permanente
L’11 marzo 2026 la X Commissione della Camera dei Deputati ha approvato un’indagine conoscitiva per valutare l’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale. L’iniziativa nasce dalla proposta di SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale), Consumerismo No profit e del deputato Barabotti della Lega, sostenuta da 352mila firme raccolte tra i cittadini.
I lavori parlamentari dovranno concludersi entro il 30 giugno 2026 e valuteranno gli effetti sui diversi settori, inclusa la possibilità di una fase sperimentale di proroga. Dal 2019 il Parlamento Europeo riconosce ai singoli Stati membri la libertà di scegliere autonomamente se mantenere o abolire il cambio stagionale dell’ora.
Le ricadute pratiche per studenti
Il cambio d’ora impone un adattamento immediato: domenica 29 marzo ci si sveglierà con sessanta minuti di riposo in meno. Per chi affronta verifiche, esami o sessioni di studio intenso nei giorni successivi, la riduzione del sonno può tradursi in cali di attenzione e difficoltà di concentrazione.
È quindi utile programmare gli impegni più impegnativi dal punto di vista cognitivo a partire da metà settimana, quando l’organismo avrà recuperato il ritmo abituale.