Tre bambini, tra cui uno con disabilità, sono stati esclusi dal laboratorio PON “Creare con la ceramica: inclusione e creatività” presso l’Istituto Comprensivo di Teano, in provincia di Caserta. La vicenda, emersa il 20 aprile 2026, è stata innescata dallo sfogo pubblico di una madre e ha rapidamente acquisito risonanza mediatica.
Il progetto, finanziato con fondi PON e dichiaratamente orientato all’inclusione, avrebbe dovuto coinvolgere gli alunni in attività laboratoriali con la ceramica. L’esclusione di tre bambini, motivata dalla scuola su base comportamentale, ha però sollevato interrogativi sulla coerenza tra le finalità dichiarate e i criteri di selezione adottati.
La protesta della famiglia ha portato il caso all’attenzione delle istituzioni regionali, trasformando un episodio locale in un tema di dibattito più ampio sui principi dell’inclusione scolastica e sull’accesso ai progetti educativi finanziati. L’episodio ha evidenziato il contrasto tra l’obiettivo di inclusività del laboratorio e le modalità concrete di partecipazione previste dalla scuola.
La nota della dirigente: “irrequieti” e “oppositivi”
Dopo lo sfogo pubblico della madre, riportato da Paesenews, la dirigente scolastica ha pubblicato su Facebook una replica difensiva che, secondo alcuni addetti ai lavori, ha ulteriormente complicato la situazione. Nella nota i tre bambini esclusi vengono descritti come “irrequieti” e “oppositivi”, ritenuti di conseguenza “non adatti” a partecipare al laboratorio di ceramica. La dirigente ha inoltre affermato che l’esclusione potrebbe essere considerata persino “educativa”.
L’aspetto più controverso del comunicato riguarda però l’uso dell’espressione “valutazione del comportamento inferiore”, riferita agli alunni esclusi rispetto ai compagni ammessi. In ambito scolastico, il termine “inferiore” applicato agli alunni introduce una gerarchia tra persone che ha suscitato reazioni critiche sia tra esperti del settore sia tra le famiglie.
Emerge così un contrasto evidente tra l’obiettivo dichiarato di inclusione del progetto PON e il linguaggio adottato nella replica, che ha alimentato ulteriormente le polemiche anziché chiarire la posizione dell’istituto.
L’intervento di Luca Trapanese: richiesta di verifica e stop all’avvio
Luca Trapanese, vicepresidente del Consiglio regionale della Campania e figura di riferimento sulle tematiche legate alla disabilità, ha preso posizione con fermezza sulla vicenda. Nel suo intervento pubblico, Trapanese ha definito il comunicato della dirigente “ancora più grave” dei fatti denunciati.
Con una dichiarazione netta ha affermato: “Il PON non può iniziare senza i bambini che sono stati esclusi”, ponendo di fatto un freno all’avvio del progetto fino a chiarimenti.
Il vicepresidente ha formalizzato una richiesta ufficiale all’assessore regionale competente, chiedendo un intervento diretto per verificare quanto accaduto nell’Istituto Comprensivo di Teano e per garantire il rispetto dei principi di inclusione stabiliti dalla normativa vigente. Secondo Trapanese, i criteri di selezione utilizzati – basati prevalentemente sul comportamento – risultano in aperto contrasto con le finalità stesse del progetto PON, che si propone di promuovere inclusione e creatività.
L’intervento istituzionale di Trapanese non si limita alla sola richiesta di verifica, ma mette in evidenza la contraddizione tra un progetto che dovrebbe accogliere tutti e l’adozione di parametri escludenti. La sua posizione ha portato il caso all’attenzione delle autorità regionali, trasformando l’episodio di Teano in una questione di principio sulla quale si attende ora un riscontro ufficiale.
I principi di legge sull’inclusione: diritto e non premio
Al centro del dibattito si pone un principio cardine della scuola pubblica italiana: l’inclusione è un diritto garantito dalla legge, non una concessione subordinata alla “gestibilità” degli alunni o a valutazioni comportamentali. Come ricordano gli esperti, nella scuola non esistono bambini “inferiori”, ma studenti con bisogni, tempi e percorsi differenti.
Un progetto finanziato con fondi PON e dichiaratamente orientato all’inclusione non può, secondo questa lettura normativa, selezionare i partecipanti escludendo proprio i soggetti più fragili o con maggiori necessità di supporto. La vicenda è quindi valutata anche alla luce delle norme vigenti sull’inclusione scolastica, che tutelano il diritto alla partecipazione educativa senza discriminazioni.
Le verifiche istituzionali e gli sviluppi attesi
Le autorità competenti stanno esaminando la vicenda per valutare l’eventuale violazione delle norme sull’inclusione scolastica. L’avvio del progetto resta sospeso in attesa di riscontri ufficiali sulle richieste di intervento avanzate dal vicepresidente Trapanese.