La revisione degli istituti tecnici ha attraversato un lungo percorso legislativo, avviato dal decreto legislativo n. 144 del 23 settembre 2022 e proseguito con il decreto legge n. 45 del 7 aprile 2025, fino all’adozione del decreto ministeriale n. 29 del 2026. Questo iter, durato quasi quattro anni, ha l’obiettivo dichiarato di rilanciare l’istruzione tecnica italiana rafforzando l’autonomia scolastica e creando percorsi formativi più aderenti ai territori.
Il decreto ministeriale 29/2026 sottolinea tra le finalità principali l’implementazione della connessione al tessuto socioeconomico e produttivo locale, permettendo alle istituzioni scolastiche di caratterizzare l’offerta formativa attraverso l’utilizzo delle quote di autonomia e flessibilità. La norma prevede inoltre il potenziamento dello studio delle lingue straniere e il riferimento al PECUP, il Profilo educativo culturale e professionale che definisce competenze e obiettivi formativi degli studenti al termine del percorso di studi, garantendo coerenza tra insegnamento e risultati attesi.
Le ragioni degli scioperi di maggio
Il personale scolastico ha proclamato uno stato di agitazione che sfocerà in scioperi a maggio, con la possibilità che ne vengano indetti più di uno nel corso del mese. Le organizzazioni sindacali hanno motivato questa azione come risposta diretta alla revisione degli istituti tecnici, sostenendo rivendicazioni legittime sul piano procedurale e occupazionale.
La riforma, pur avendo attraversato una gestazione di quasi quattro anni dal decreto legislativo n. 144 del 2022 fino al decreto ministeriale n. 29/2026, non ha subito modifiche sostanziali rispetto all’impianto iniziale. Nonostante le criticità evidenziate da più parti, compreso il parere del CSPI del 10 aprile 2026, il Ministero ha mantenuto le scelte originarie.
La mancanza di un adeguamento significativo ha accentuato il divario tra gli obiettivi dichiarati di autonomia scolastica e la percezione diffusa di una gestione centralizzata che limita le prerogative delle istituzioni scolastiche e dei loro organi collegiali.
Le ricadute operative per le scuole
La circolare n. 1397 del 19 marzo 2026 ha introdotto vincoli operativi stringenti che riducono drasticamente l’autonomia degli istituti. Il Ministero ha preassegnato le classi di concorso per il curricolo flessibile nel primo anno, con possibile estensione al secondo, imponendo alle scuole un adeguamento che bypassa le delibere degli organi collegiali previste dalle norme vigenti.
Tra le novità più problematiche figura l’affidamento dell’insegnamento di scienze sperimentali a più docenti di diverse classi di concorso nella stessa classe. Questa frammentazione solleva interrogativi concreti sulla valutazione unitaria della disciplina e sulla coerenza didattica dell’offerta formativa.
La circolare prevede inoltre la redistribuzione delle discipline tra primo e secondo anno e la ripartizione del monte ore d’ambito di 99 ore. Anche le 66 ore della quota del curricolo a disposizione delle scuole nel biennio devono essere impiegate tenendo conto di “elementi imprescindibili, al fine di garantire il mantenimento degli organici”. L’obiettivo dichiarato è evitare soprannumeri, subordinando le scelte pedagogiche alle esigenze organiche.
È inoltre in studio l’adeguamento dell’Allegato 2‑ter del decreto legge 144/2022. Le istituzioni scolastiche, ridotte a “destinatari” di indicazioni top‑down, “dovranno attenersi” alle disposizioni ministeriali, con scarso margine per declinare i percorsi in coerenza con il PECUP e con le specificità dei territori di riferimento.
Le posizioni a confronto e le ipotesi di soluzione
Il dibattito attuale vede le organizzazioni sindacali impegnate nella tutela degli interessi del personale scolastico, mentre le scuole rimangono ai margini, relegate al ruolo di semplici esecutrici delle indicazioni ministeriali. Le istituzioni scolastiche si trovano nella condizione di dover applicare disposizioni che arrivano dall’alto, senza avere voce nella definizione delle modalità operative.
Nei prossimi anni, prevedibilmente per l’intero quinquennio di attuazione della riforma, potrebbero arrivare ulteriori disposizioni ministeriali di compensazione, cui gli istituti tecnici dovranno necessariamente attenersi. Questo scenario genera preoccupazioni sia sul fronte della qualità dell’offerta formativa sia sulla gestione sostenibile degli organici.
La soluzione proposta per garantire entrambi gli obiettivi prevede di lasciare alle singole scuole l’organico attuale, consentendo loro di utilizzarlo in coerenza con il profilo educativo, culturale e professionale (PECUP) e con le specifiche esigenze formative del territorio. Tale approccio permetterebbe di tutelare contemporaneamente la qualità dell’istruzione tecnica e i risultati formativi degli studenti, evitando tagli e soprannumerarietà.