Sul fronte del rischio idrogeologico, l’Italia si presenta come un gigante con i piedi d’argilla. La fragilità del territorio coinvolge direttamente anche il sistema scolastico: numerosi edifici sorgono in aree critiche, esponendo studenti e personale a conseguenze gravi sul piano della sicurezza.
La situazione è complessa ma non priva di soluzioni, come ha spiegato Enrico Foti, ingegnere idraulico e rettore dell’Università di Catania, intervenuto nella trasmissione “Logos. Storie e parole della scuola”. Secondo Foti, il problema richiede un approccio tecnico-scientifico strutturato: nonostante la vulnerabilità diffusa, esistono modelli di intervento efficaci in grado di ridurre i danni e proteggere le comunità educative, a condizione di investire in opere ben progettate e gestite con competenza.
La lezione del ciclone Harry e il ruolo del moto ondoso
Il ciclone Harry ha colpito duramente la Sicilia, offrendo una prova concreta della vulnerabilità del territorio italiano. L’evento meteorologico ha evidenziato come il rischio idrogeologico non si limiti alle frane: secondo Enrico Foti, il moto ondoso rappresenta un pericolo altrettanto grave, specialmente per le aree costiere dove sorgono numerose scuole.
La lezione principale emersa è che la difesa del territorio è possibile. Dove erano state realizzate opere ben progettate, i danni sono risultati significativamente inferiori. Questo dato conferma che investire in infrastrutture di qualità produce effetti concreti sulla sicurezza, proteggendo edifici e comunità dalle conseguenze di eventi climatici estremi sempre più frequenti.
Le buone pratiche: Sant’Alessio e l’importanza dell’ingegneria
L’esempio concreto di Sant’Alessio, comune della provincia di Messina, dimostra come la prevenzione possa fare la differenza. Durante il passaggio del ciclone Harry, l’area non ha registrato danni rilevanti, proprio grazie alla presenza di opere di difesa importanti e ben progettate. “Non è un caso, si chiama buona ingegneria”, ha sottolineato Foti, evidenziando il legame diretto tra qualità delle infrastrutture e riduzione degli impatti.
Secondo il rettore, esistono modelli efficaci che salvano vite e città, e il caso di Sant’Alessio ne è la prova tangibile. La differenza tra territori protetti e aree vulnerabili risiede proprio nella capacità di realizzare interventi strutturali adeguati, progettati con rigore tecnico e attenzione alle specificità del territorio.
La scienza e l’ingegneria offrono strumenti concreti per affrontare il rischio idrogeologico, a patto di investire nella qualità della progettazione e nella realizzazione tempestiva delle opere necessarie.
Le risorse e la capacità amministrativa: il nodo degli investimenti
La competenza tecnica da sola non basta a mettere in sicurezza il territorio: servono risorse economiche adeguate e una capacità amministrativa capace di tradurre i progetti in cantieri reali. Foti lo sottolinea con chiarezza: difendere coste, fiumi e versanti ha un costo economico che non può essere ignorato, soprattutto quando si tratta di proteggere edifici pubblici come le scuole, spesso situate in aree vulnerabili.
Il rettore individua nella Sicilia un caso emblematico: “Ci vorrebbe un investimento assolutamente straordinario, per non parlare del resto d’Italia”. La dimensione degli interventi necessari supera le risorse ordinarie e richiede una programmazione di lungo periodo, capace di coordinare competenze tecniche, finanziamenti pubblici e procedure amministrative.
Il ritardo negli investimenti si traduce in rischi concreti per la sicurezza di studenti e personale scolastico, rendendo prioritario un cambio di passo nella gestione delle politiche territoriali.
L’esperienza di Foti tra accademia e grandi opere
Enrico Foti ricorda di essere particolarmente sensibile al tema dell’acqua non solo come rettore dell’Università di Catania, ma soprattutto come ingegnere idraulico. “Il problema mi trova particolarmente interessato sul piano professionale”, ribadisce, “non tanto come Rettore, quanto come docente e professionista”.
Tra le opere più significative che lo vede protagonista spicca la nuova diga foranea del porto di Genova, un cantiere dal valore di centinaia di milioni di euro di cui Foti è collaudatore. L’importanza di questa infrastruttura va oltre l’aspetto tecnico: ogni mese il rettore accompagna gli studenti in visita al cantiere, trasformando un’opera ingegneristica in un’occasione formativa concreta.
Si tratta di un esempio di eccellenza italiana realizzata “in una dimensione internazionale”, che dimostra come “non ci sia bisogno di andare a cercare altrove quello che c’è qui da noi”. Un messaggio che l’Università di Catania veicola quotidianamente anche attraverso le attività di orientamento rivolte ai futuri studenti.
Le ricadute per studenti e orientamento
L’Università di Catania veicola quotidianamente un messaggio chiaro agli studenti: le competenze necessarie per affrontare le grandi sfide del territorio sono disponibili in Italia. Foti sottolinea che non serve cercare altrove ciò che già esiste nel Paese, un principio che l’ateneo applica anche attraverso le attività di orientamento, guidando i giovani verso percorsi formativi in ingegneria idraulica e discipline affini alla sicurezza territoriale.