La ricerca è stata condotta dalla Fondazione Don Gnocchi in collaborazione con il Politecnico di Milano e ha coinvolto bambini in età prescolare con disturbo dello spettro autistico. I risultati sono stati pubblicati sull’Asian Journal of Psychiatry e diffusi in prossimità della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, celebrata il 2 aprile.
L’obiettivo principale dello studio è valutare il potenziale del robot sociale come supporto operativo nei percorsi clinici rivolti a questa popolazione. L’approccio non prevede la sostituzione del terapista, ma l’introduzione di uno strumento di mediazione che possa affiancare le attività riabilitative.
La cornice clinica resta centrata sul bambino e sulla relazione terapeutica, con il robot configurato come risorsa aggiuntiva per favorire l’engagement e l’acquisizione di competenze sociali e comunicative.
La preferenza attentiva verso il robot
Lo studio ha evidenziato un risultato centrale: i bambini con disturbo dello spettro autistico mostrano una maggiore preferenza attentiva verso un robot sociale rispetto a un agente umano, in particolare durante compiti di attenzione condivisa.
Secondo Silvia Annunziata, neuropsichiatra infantile della Fondazione Don Gnocchi e autrice della ricerca, “Le differenze osservate tra i due gruppi evidenziano una maggiore preferenza attentiva verso il robot nei bambini con Asd rispetto all’agente umano”.
Questo elemento assume rilievo clinico significativo: può facilitare l’attenzione, sostenere la partecipazione attiva dei bambini e supportare interventi terapeutici assistiti da robot finalizzati al potenziamento delle competenze sociali e comunicative.
Il contrasto tra le due condizioni sperimentali risulta marcato. Mentre l’interazione con l’agente umano presenta caratteristiche più variabili e complesse, il robot sociale offre stimoli più strutturati attraverso segnali sociali codificati come gesti, posture, movimenti e direzione dello sguardo.
Questa differenza si traduce in un maggiore engagement dei bambini con Asd nelle attività proposte dal robot, aprendo nuove prospettive per l’integrazione di questi strumenti nei percorsi terapeutici.
La prevedibilità degli stimoli e il ruolo terapeutico
Anna Cavallini, direttore del Dipartimento di neuropsichiatria e riabilitazione dell’età evolutiva della Fondazione Don Gnocchi, collega la preferenza attentiva osservata alla maggiore prevedibilità degli stimoli proposti dal robot sociale. Secondo la specialista, questi stimoli risultano meno complessi rispetto all’interazione con un agente umano, facilitando così l’engagement dei bambini con disturbo dello spettro autistico durante le sessioni.
L’obiettivo dichiarato dalla Fondazione non si limita al contesto terapeutico immediato: la finalità clinica è trasferire le competenze acquisite nella vita quotidiana, coinvolgendo attivamente le famiglie nel percorso riabilitativo. In questa prospettiva, il robot non sostituisce il terapista ma si configura come strumento di mediazione, utile a supportare interventi mirati al potenziamento delle abilità sociali e comunicative dei minori con autismo.
Il metodo osservativo e la collaborazione di ricerca
I ricercatori hanno confrontato il comportamento visivo di bambini con disturbo dello spettro autistico e di bambini a sviluppo tipico durante compiti di attenzione condivisa, analizzando l’interazione con un terapista umano e con un robot sociale. Il protocollo osservativo si è concentrato su segnali sociali strutturati che il robot propone all’interno dei contesti comunicativi: gesti, posture, movimenti e direzione dello sguardo.
La Fondazione Don Gnocchi e il Politecnico di Milano collaborano da tempo nell’ambito dell’analisi dei dati e delle tecnologie di osservazione applicate alla neuropsichiatria dell’età evolutiva. Questa sinergia consolidata ha permesso di sviluppare un approccio rigoroso nella valutazione dell’efficacia del robot come strumento di mediazione nelle attività riabilitative rivolte ai minori con autismo, senza sostituire il ruolo del terapista ma integrandolo con un supporto tecnologico mirato.