Nel 2024 i servizi italiani di salute mentale hanno assistito 845.516 persone, con una netta prevalenza femminile pari al 55,9% e una concentrazione del 66,3% di utenti over 45. Secondo il Rapporto del Ministero della Salute, i servizi territoriali hanno erogato oltre 10.061.000 prestazioni, raggiungendo una media di 13,6 interventi per singolo assistito.
Nello stesso anno 272.497 pazienti hanno avuto un primo contatto con i Dipartimenti, e nel 95% dei casi si è trattato della prima volta nella vita.
In Italia, secondo State of Mind, oltre 16 milioni di persone hanno dichiarato disturbi psicologici di media o grave entità nel 2025, registrando un incremento del 6% rispetto al 2022. Le stime indicano che una persona su sei sperimenta un disturbo mentale nel corso della vita, mentre circa il 20% della popolazione ne presenta almeno uno.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta che a livello globale oltre 1 miliardo di persone convive con un disturbo mentale.
La depressione colpisce circa il 6% della popolazione adulta italiana, con un’incidenza quasi doppia nelle donne: secondo UIL–Terzo Millennio si registrano 46,5 casi ogni 10.000 abitanti contro 27 negli uomini. L’ampiezza del fenomeno supera la capacità attuale dei servizi, rendendo necessaria una risposta strutturata e tempestiva.
Le tendenze tra gli under 20 e l’impatto scolastico
Tra il 2018 e il 2022, la prevalenza di ansia e depressione tra gli under 20 è cresciuta del 20% in Europa, secondo i dati di MSD Salute. In Italia, l’Associazione Di.Te. stima che circa 700.000 giovani soffrano di disturbi psicologici, mentre quasi 2 milioni di minori presentano problematiche neuropsichiatriche.
Le conseguenze si riflettono direttamente sul percorso formativo: gli studenti con disagio mentale hanno il 25% di probabilità in più di ripetere l’anno. Questa percentuale evidenzia come il malessere psicologico incida non solo sul benessere individuale, ma anche sulla continuità didattica e sugli apprendimenti.
Il 75% dei disturbi mentali insorge prima dei 24 anni, rendendo la scuola un nodo cruciale per la prevenzione. L’ambiente scolastico rappresenta il principale spazio di socializzazione e sviluppo per bambini e adolescenti: intercettare i segnali precoci in questa fase può modificare la traiettoria del disagio e ridurre l’impatto a lungo termine.
La necessità di psicologi stabili nelle scuole
Secondo il Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, il sistema sanitario intercetta il disagio spesso in fase acuta. Nel 2023 si sono registrati oltre 573.000 accessi al pronto soccorso per disturbi psichiatrici, con il 13% concluso con ricovero.
Parallelamente cresce la spesa per antidepressivi, indicatore indiretto di un bisogno non ancora intercettato tempestivamente. L’OCSE stima che il disagio mentale costi all’Italia circa il 3,5% del PIL.
La psicologia di assistenza primaria è attiva o prevista in 14 regioni, ma serve un salto qualitativo. La presenza stabile di psicologi nelle scuole consente di intercettare precocemente segnali di disagio, prevenire dispersione scolastica e isolamento. Strumenti come il bonus psicologo, pur utili, raggiungono solo una quota limitata della popolazione e non sostituiscono un presidio strutturato e continuativo negli istituti.