Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessio Butti ha dichiarato che il Governo Meloni ha conseguito risultati concreti nella digitalizzazione del Paese, sfruttando le risorse del PNRR. Il Dipartimento per la Trasformazione Digitale ha raggiunto il 76% degli obiettivi previsti entro il 2026, gestendo 11,4 miliardi di euro tra digitalizzazione della PA e connettività.
La piattaforma PA Digitale 2026 ha coinvolto oltre 17.000 amministrazioni in circa 71.000 progetti, registrando un’adesione quasi totale dei Comuni e una forte partecipazione delle scuole. Sul fronte dell’identità digitale, l’Italia ha anticipato di due anni i target PNRR grazie alla diffusione di CIE e SPID.
Per quanto riguarda la banda ultra larga, Butti ha evidenziato progressi significativi, pur riconoscendo alcune criticità legate al Piano Italia a 1 Giga. L’Italia è leader nella copertura 5G, ma deve accelerare sullo sviluppo della fibra ottica.
Tra le priorità strategiche figura anche il “quantum”, lo sviluppo delle tecnologie quantistiche per competitività e sicurezza nazionale, con investimenti in nuove infrastrutture e coordinamento tra ricerca, industria ed Europa.
Le criticità infrastrutturali nelle scuole
Nonostante gli investimenti del PNRR, molti istituti continuano a convivere con collegamenti wi-fi e fibra ottica lenti e spesso non funzionanti. Le connessioni risultano instabili e i collegamenti tutt’altro che sicuri, con una copertura disomogenea che lascia scoperte intere porzioni degli edifici scolastici.
In istituti particolarmente grandi la rete internet funziona solo in alcune aule o laboratori, creando una situazione a macchia di leopardo che penalizza la didattica. Questi disservizi incidono direttamente sullo svolgimento delle lezioni ordinarie e delle esercitazioni laboratoriali, rendendole più difficoltose e allungando oltremodo i tempi necessari per completare le attività.
La distanza tra gli obiettivi di copertura 5G rivendicati dal Governo e la realtà quotidiana vissuta nelle classi evidenzia un collo di bottiglia critico: l’accesso effettivo alla rete all’interno degli edifici scolastici resta il punto debole della trasformazione digitale.
Le ricadute didattiche e amministrative delle connessioni instabili
Le difficoltà di connessione ostacolano quotidianamente l’aggiornamento del registro elettronico, strumento essenziale per rilevare presenze di docenti e alunni, registrare lezioni svolte, assegnare compiti e comunicare con le famiglie. La rete instabile compromette anche l’utilizzo delle LIM e l’accesso a contenuti online quali video, simulazioni ed esercitazioni interattive, allungando i tempi delle attività didattiche.
Nelle segreterie la dematerializzazione procede a rilento: il personale ATA gestisce tramite web le assenze, le relazioni con uffici scolastici e famiglie, la compilazione di progetti e le rendicontazioni. I rallentamenti nella connessione moltiplicano i tempi operativi e creano colli di bottiglia amministrativi, rendendo meno efficiente l’intero sistema gestionale scolastico ormai strutturalmente dipendente dall’accesso costante alla rete.
Le responsabilità operative e le pratiche emergenziali
L’installazione delle reti nelle scuole ricade sugli enti locali: i Comuni gestiscono gli istituti fino alla secondaria di primo grado, mentre le ex Province si occupano delle scuole superiori. La manutenzione ordinaria viene affidata dalle singole scuole ad aziende informatiche e telematiche esterne, creando un sistema articolato di competenze che non sempre garantisce interventi tempestivi.
Nonostante gli investimenti del PNRR, molti docenti sono costretti a utilizzare l’hotspot dei propri dispositivi personali – smartphone, tablet o telefonini – per svolgere le attività quotidiane. Questa pratica, che nell’era della transizione digitale e della copertura 5G dovrebbe rappresentare un’eccezione, è diventata in numerosi istituti una soluzione quasi quotidiana per garantire la continuità del servizio didattico e amministrativo.