Violenza a scuola, 87 mila studenti con coltello: calano gli attacchi ai docenti (-80%)

Violenza a scuola, nel 2025 87mila studenti in classe con il coltello

Nel 2025, il 3,5% degli studenti delle superiori ha usato un coltello a scuola per intimidire o ferire. Aggressioni ai docenti in calo dell'80%.
Violenza a scuola, nel 2025 87mila studenti in classe con il coltello

Nel 2025, una ricerca dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr ha rilevato un fenomeno allarmante: circa 87 mila studenti tra i 15 e i 19 anni, pari al 3,5% degli iscritti alle scuole superiori, hanno utilizzato un coltello in ambito scolastico per intimidire o ferire qualcuno. Il confronto con il 2018, quando la percentuale si attestava all’1,4%, evidenzia un incremento di 2,5 volte in soli sette anni.

L’indagine documenta anche altre forme di violenza: il 3,6% degli studenti dichiara di aver colpito un insegnante, mentre il 5% ammette di aver fatto seriamente male a qualcuno. Questi numeri quantificano la portata di un fenomeno che non riguarda solo episodi isolati ma rappresenta una tendenza in crescita.

L’aumento rispetto al 2018 segnala come la presenza di armi nelle scuole sia passata da situazione marginale a problema strutturale, con ripercussioni dirette sulla sicurezza degli istituti e sul clima scolastico complessivo.

Il trend 2025/2026: meno attacchi ai docenti, tensioni tra pari

Gli episodi di aggressione contro docenti e personale scolastico sono diminuiti sensibilmente nell’anno scolastico 2025/2026: da settembre a dicembre sono stati segnalati solo 4 episodi contro i 21 dello stesso periodo dell’anno precedente, con un calo dell’80%. Le nuove norme di tutela e l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza scolastica vengono indicate come fattori che stanno migliorando il clima nelle scuole.

Questi dati, però, non raccontano il fenomeno nella sua interezza. Dietro alla diminuzione delle aggressioni formali verso i docenti resta un vissuto quotidiano di conflitti e tensioni tra gli studenti stessi. La riduzione degli attacchi ai docenti non coincide con un calo della violenza giovanile complessiva, che si manifesta in forme diverse: scontri tra pari, uso di armi e minacce che sfuggono alle segnalazioni ufficiali ma permeano la vita scolastica quotidiana.

Le cronache recenti: Roma, Friuli, Senigallia e il web

Gli ultimi episodi documentati testimoniano la varietà delle manifestazioni violente in ambito giovanile e scolastico, estendendosi oltre le aggressioni fisiche dirette.

L’aggressione all’uscita dalla scuola Winckelmann

A Roma, nei pressi della scuola media Winckelmann vicino a piazza Bologna, un tredicenne è stato colpito con pugni da un coetaneo appena usciti dall’istituto. I due ragazzi non si conoscevano e l’aggressore praticava pugilato. La preside ha convocato un consiglio straordinario, coinvolgendo famiglie e Ufficio scolastico regionale.

Il sequestro del coltello in Friuli Venezia Giulia

In un istituto della Bassa Friulana, pochi giorni dopo il caso di La Spezia, un minorenne è entrato in classe con un coltello da 15 centimetri. L’arma è stata sequestrata dai carabinieri dopo la segnalazione dei compagni di classe, confermando la presenza reale di armi negli istituti.

Il disagio intercettato a Senigallia

A Senigallia, un agente della Polizia locale ha notato durante una lezione il cambio di espressione di un ragazzo mentre si parlava di bullismo. L’intuizione ha permesso alla famiglia di riconoscere un disagio profondo prima dell’escalation, dimostrando che non tutte le forme di violenza sono evidenti.

La dimensione digitale oltre confine

Negli Stati Uniti, un tredicenne ha chiesto a ChatGPT come uccidere un amico durante una lezione, sollevando interrogativi sulla sorveglianza digitale e sui comportamenti violenti veicolati dal web.

Le implicazioni: dinamiche sociali e prevenzione precoce

Gli episodi raccolti dimostrano che la violenza scolastica non è un fenomeno isolato, ma riflette dinamiche sociali più ampie che investono il rapporto tra studenti, l’uso di armi e le tensioni di gruppo. Il caso di Senigallia evidenzia come l’attenzione tempestiva degli adulti possa intercettare segnali di disagio prima che degenerino in comportamenti violenti, sottolineando l’importanza di protocolli di osservazione e intervento in classe per contenere l’escalation.

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