Il tutor aziendale ha un compito ben preciso: è quello di affiancare il o la tirocinante sul luogo di lavoro, garantendo la supervisione continuativa di tutte le attività previste nel progetto formativo. Deve costantemente accompagnarlo e guidarlo in modo da fare in modo che, al termine dello stage, abbia appreso le competenze professionali adeguate e coerenti con il progetto formativo di tirocinio. Ma, ancora di più, ha l’obbligo di garantirne la sicurezza. E’ probabilmente questo aspetto che spaventa maggiormente gli insegnanti, che in numero sempre maggiore stanno rinunciando a ricoprire tale incarico. Ciò alla luce delle ultime e numerose morti degli studenti durante gli stage.

Gli insegnanti si rifiutano di fare da tutor

Così come segnala Il Gazzettino, il numero degli insegnanti che iniziano a chiamarsi fuori dall’alternanza scuola-lavoro è in aumento. Le motivazioni? Troppa responsabilità e pressione in assenza di sufficienti mezzi di controllo. Senza dimenticare il compenso. Secondo Mariagrazia Morgan, preside dell’istituto enologico Cerletti di Conegliano, “Gli insegnanti non sono degli ispettori. Già prima si faceva fatica, ora ancora di più”. E per questo ritiene che la situazione debba essere necessariamente affrontata e risolta.

Allo stesso modo la pensa Renata Moretti, preside del Besta di Treviso, che aggiunge come la questione riguardi anche i dirigenti e le convenzioni firmate tra scuola e azienda. In alcuni istituti si è verificata la necessità di richiamare delle imprese che mandavano i ragazzi in trasferta nei cantieri, cosa che non è prevista. Nonostante questo e le morti sul luogo dello stage, l’alternanza scuola lavoro resta un percorso fondamentale. Ma fatto con i dovuti accorgimenti e nel pieno rispetto delle regole di sicurezza e delle convenzioni. Solo così si può garantire l’incolumità dei ragazzi.

La posizione della FIM CISL

La questione è emersa durante il convegno di Unioncamere Veneto. Come sottolineato da Carmela Palumbo, direttore generale dell’ufficio scolastico del Veneto «La frequentazione del mondo del lavoro è un percorso imprescindibile all’interno di un sistema che va strutturato, è necessario lavorare sulla formazione per la sicurezza, di cui lo Stato deve farsi carico».

Concorde la FIM CISL, che ha dichiaro in merito tramite le parole del suo segretario Alessio Lovisotto:

«Siamo indignati per la strage continua sul lavoro: chiediamo uno sforzo ulteriore per diffondere la cultura della sicurezza e per aumentare i controlli sul territorio. Con pene certe per i colpevoli. La tragedia di Noventa non deve però farci arretrare nelle conquiste come l’alternanza scuola-lavoro, che ha consentito di aprire il mondo del lavoro alla scuola attraverso stage che devono rimanere formativi e non lavoro mascherato a zero costi».

Leggi anche: