Itaque in eadem ista Appia via cum

ornatissimum equitem Romanum P. Clodius M. Papirium occidisset, non fuit illud facinus puniendum, homo enim nobilis in suis

monumentis equitem Romanum occiderat: nunc eiusdem Appiae nomen quantas tragoedias excitat! Quae cruentata antea caede honesti

atque innocentis viri silebatur, eadem nunc crebro usurpatur, postea quam latronis et parricidae sanguine imbuta est. Sed quid

ego illa commemoro? Comprehensus est in templo Castoris servus P. Clodi, quem ille ad Cn. Pompeium interficiendum collocarat:

extorta est ei confitenti sica de manibus: caruit foro postea Pompeius, caruit senatu, caruit publico: ianua se ac parietibus,

non iure legum iudiciorumque texit.

Traduzione

Forse per questo, quando Publio Clodio ha ucciso lungo la via

Appia un illustre cavaliere romano, Marco Papirio, si è pensato bene di non punirlo per il delitto commesso, perché lui, un

nobile aveva sì ucciso un cavaliere, ma lo aveva fatto sulla strada degli antenati! Ora, invece, basta pronunciare il nome

della via ed ecco che subito si scatena una tragedia degna del miglior teatro greco! Quante scene patetiche quando si parla di

questa via Appia – e non si fa altro, ultimamente -, bagnata del sangue di un assassino, sovvertitore dello stato! Niente,

invece, neanche una parola, quando era insanguinata per l’uccisione di un uomo onesto e innocente! Ma probabilmente non è il

caso che io torni tanto indietro con la memoria: poco tempo fa è stato catturato nel tempio di Castore un servo di Clodio,

inviato dal suo padrone per uccidere Pompeo; sorpreso con un pugnale in mano, ha confessato tutto. Ecco perché Pompeo, da quel

momento, ha preferito tenersi lontano dal foro, dal senato, dai luoghi pubblici. Barricato in casa sua, si è dovuto difendere

con le spranghe alle porte, non con l’autorità della legge e del tribunale.